
Per la prima volta, dopo oltre 50 anni, un equipaggio umano è tornato a orbitare intorno alla Luna. È successo con la missione Artemis II, che ha portato i quattro astronauti a compiere un’orbita attorno al nostro satellite, prima di ricominciare il viaggio versso la Terra. Sono atterrati questa notte nelle acque del Pacifico, al largo di San Diego, California. Prima di loro, nessun essere umano era mai andato così lontano.
Ma se dobbiamo parlare di numeri e di record non possiamo non focalizzare l’attenzione su Christina Koch, l’unica donna presente a bordo della missione Artemis II. La Kock, o Astro Christina come si fa chiamare sui social, è diventata la prima donna a lasciare l’orbita terrestre. Nessuna astronauta infatti era mai andata verso la Luna. Di conseguenza è anche la prima donna a partecipare a una missione lunare con equipaggio. Ma è anchea la donna più lontana dalla Terra nella storia. Senza dimenticare che detiene anche il record di permanenza più lunga nello spazio per una donna. Ben 328 giorni consecutivi sulla Stazione Spaziale Internazionale (2019-2020). E, nel 2019, è stata progagonista della prima spacewalk tutta al femminile, insieme a Jessica Meir.
Ma perché vi stiamo raccontando tutto questo? Perché Christina Koch non è solo un’astronauta, anzi. È una grandissima appassionata di montagna. Di arrampicata, in particolare. E forse, parlare solo di passione potrebbe sembrare quasi riduttivo. Perché lei non ha mai vissuto l’arrampicata solo come un hobby. È stata una scuola.
Aveva iniziato all’università, per curiosità: “Sembrava qualcosa di entusiasmante. Un modo per stare all’aperto e vivere un po’ di avventura”. Poi è arrivato tutto il resto: la tecnica, l’attenzione ai dettagli, la fiducia. Chi arrampica lo sa.
E, lo so, fa un po’ sorridere il paragone ma, “Molti aspetti dell’addestramento sono molto simili ai concetti dell’arrampicata”. Christina parla dell’addestramento aeronautico, ovviamente. Quello necessario per prepararsi ad andare nello spazio. E non è una metafora. È proprio lo stesso approccio: fidarsi dell’attrezzatura, ma verificarla sempre; saper lavorare in coppia o in team; pianificare ogni passaggio; gestire l’imprevisto senza perdere lucidità. In altre parole: ragionare come una cordata.
Lei stessa, parlando dell’arrampicata su ghiaccio, afferma che sia “uno degli allenamenti migliori per le attività extraveicolari: teamwork, attrezzatura, tecnica, pazienza, fiducia, pianificazione, divertimento, bellezza… e avambracci doloranti”.
Durante la selezione NASA, l’istruttrice Peggy Whitson le fece una domanda semplice: hai mai avuto paura arrampicando? La risposta fu logica, sì. “È lì che ho capito quanto sia importante trasformare quella paura in concentrazione”. È un meccanismo noto a chi arrampica. Non si elimina la paura, la si usa. A quanto pare, perché questo noi non possiamo saperlo, questa capacità di elaborazione è fondamentale anche nello spazio. Il meccanismo è lo stesso, solo che le conseguenze sono diverse.
Christina Koch è diventata la donna che si è spinta più lontano di tutte, e tutti. Ma non ci è arrivata per caso. Ci è arrivata passando da luoghi dove il margine di errore è minimo, dove ogni scelta pesa, dove si impara a stare nel vuoto. E forse è anche per questo che la donna che è andata più lontano dalla Terra è, prima di tutto, una climber.