
Un piccolo muso che spunta dal bianco candido della Valle Maira, in Piemonte. Potrebbe sembrare l’immagine bucolica della primavera che avanza, ma il video catturato il 4 marzo lungo un pendio innevato, dal guardiaparco dell’Ente Aree Protette Alpi Marittime (APAM) Giorgio Ficetto, è in realtà, un campanello d’allarme scientifico. Le marmotte hanno “sentito” la primavera in anticipo, risvegliandosi dalla stagione del letargo circa un mese prima del solito.
Risveglio anticipato: per le marmotte un’anomalia e un rischio
Normalmente, la marmotta (Marmota marmota), roditore iconico delle vette alpine, interrompe il suo letargo tra aprile e maggio, in concomitanza con il periodo delle fioriture in alta quota, conseguenti alla fusione delle nevi. Vedere un individuo attivo a inizio marzo, con un suolo ancora pesantemente innevato al termine dell’inverno 2025-2026, non è buon segno.
Questa la ragione per cui il video, realizzato a inizio marzo all’interno di un’area gestita dell’Ente Aree Protette Alpi Marittime (APAM), ha catturato l’attenzione del Servizio Conservazione: “La “comparsa” di una marmotta a inizio marzo, soprattutto a seguito di un inverno particolarmente nevoso e di una copertura al suolo ancora consistente, rappresenta un’anomalia e un rischio per la specie”.
Il ritmo “normale” del letargo
Per capire la gravità dell’evento, bisogna guardare alla complessa biologia di questo mammifero. La marmotta è un animale sociale il cui ritmo vitale è scandito da un rigoroso orologio circannuale. Durante l’estate, accumula riserve di grasso bruno che serviranno a superare i mesi di isolamento invernale.
Il letargo non è un semplice “sonno profondo”, ma una strategia fisiologica essenziale per superare al meglio la stagione invernale. I membri del gruppo familiare si ammassano nelle tane per ridurre la dispersione termica. In questa fase il battito cardiaco scende da 100 fino a soli 5-10 battiti al minuto, la temperatura corporea crolla da 37°C a circa 5°C e il metabolismo si riduce al minimo indispensabile.
Il risveglio precoce costringe l’animale a riattivare il metabolismo quando l’ambiente esterno è ancora ostile e privo di vegetazione fresca. Accanto al problema energetico vi è anche la difficoltà di mimetizzarsi nell’ambiente: “in questa fase la marmotta è una facile preda perché, soprattutto quando il suolo è ancora coperto di neve, è estremamente visibile mentre, col suo manto bruno, si staglia sul bianco candido alla ricerca di cibo”.
Perché le marmotte si svegliano prima
Ma perché le marmotte tendono a svegliarsi prima del tempo? Come evidenziato dall’Ente APAM, studi scientifici dimostrano che il fenomeno sia legato all’innalzamento delle temperature. “Un fenomeno rilevante in questo periodo di crisi climatica che sarebbe utile approfondire con ricerche scientifiche puntuali.”
Alcuni studi suggeriscono che l’aumento delle temperature incida anche sulle dimensioni delle cucciolate. Per monitorare questi cambiamenti, l’invito dell’Ente è quello di unirsi al progetto di iscriversi al gruppo “Citizen Science – Aree Protette Alpi Marittime”, per collaborare attivamente nel monitoraggio della specie, segnalando fortuiti avvistamenti.
Oltre al clima, la marmotta deve fare i conti con l’interazione umana. Un errore comune dei turisti è offrire loro cibo. L’Ente APAM ricorda ai visitatori che le marmotte sono animali erbivori. I possenti incisivi a crescita continua che le caratterizzano, nascono proprio allo scopo di sminuzzare l’erba. Porgendo pane e biscotti si determina un minore utilizzo degli incisivi, con conseguente crescita anomala dei denti che può impedire una corretta alimentazione, aumentando pertanto il rischio di mortalità.
Il ritmo circadiano della marmotta – attiva durante il giorno – la espone costantemente al disturbo antropico, che può causare stress e un dispendio energetico inutile in momenti critici come il post-letargo. Informazioni da tenere a mente laddove ci si imbatta nei classici fischi delle marmotte durante un’escursione in quota.
Segnalare un avvistamento, scattare una foto a distanza di sicurezza e non interferire con l’ecosistema sono azioni concrete per proteggere una specie che, oggi più che mai, vede il proprio orologio biologico correre troppo in fretta.