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Il risveglio dell’orsetta Nina, le prime orme nella neve

Nina sente la primavera: individuate nel PNALM le prime tracce dell'orsetta marsicana rilasciata in natura a dicembre.

Dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) è arrivata, come sorpresa di Pasqua, una buona notizia. Un aggiornamento che in tanti, tra coloro che nei mesi scorsi si sono appassionati alla storia di Nina – la cucciola di orso bruno marsicano salvata nel maggio 2025 – hanno sperato di ricevere dall’Ente una volta giunta la primavera. Nina ha affrontato con successo la stagione invernale e ha sfruttato i primi giorni miti primaverili per esplorare l’ambiente attorno alla sua tana.

Il piccolo esemplare di orso marsicano è stato rilasciato in natura a metà dicembre 2025, dopo un semestre di crescita affrontato all’interno di un’ampia area recintata, allestita dal Parco lontano da sguardi umani, per limitare il rischio dell’abituazione. Una scelta non casuale quella di trasferirla nel suo ambiente naturale nel cuore dell’inverno, finalizzata a sfruttare il rallentamento metabolico del riposo invernale per favorire un adattamento graduale alla “nuova vita” e l’acquisizione di autonomia.

I primi segni del risveglio di Nina

La primavera in montagna non segue in maniera certosina il calendario. Che l’equinozio cada il 19, il 20 o il 21 di marzo, nulla esclude che la neve faccia nuovamente la sua ricomparsa e la colonnina di mercurio torni a calare per qualche giorno. Nei giorni scorsi le regioni centrali dell’Appennino, in particolare Abruzzo e Molise, sono state interessate da precipitazioni nevose intense, e anche il PNALM è tornato in veste invernale. Ma nelle settimane precedenti, complice un prolungato rialzo termico, qualcuno ha deciso di interrompere il riposo invernale e uscire dalla tana per fare due passi nella neve. Quel qualcuno era Nina.

Nei primi giorni di marzo i Guardiaparco ne hanno scorto le prime tracce. Come spiegato dall’Ente: “Nina è uscita dalla tana per una breve perlustrazione dell’area circostante”. Dal momento del rilascio, l’orsetta è stata monitorata su base quotidiana in maniera congiunta dai Guardiaparco e dai Carabinieri Forestali. Un monitoraggio costante ma realizzato a distanza, per limitare le interazioni dirette, basato su una combinazione di segnale VHS – preso sul campo – e localizzazioni GPS trasmesse periodicamente dal radiocollare. È stato così possibile osservare che la cucciola si sia stabilizzata in un’area idonea, dove ha presumibilmente trovato una tana.

A inizio marzo, con il rialzo delle temperature, si è concessa un giro esplorativo per poi fare ritorno alla tana. Nei giorni scorsi sono state identificate nuove tracce del suo passaggio, “segnale che, con l’allungarsi delle giornate, il richiamo della primavera inizia a farsi sentire anche per lei”.

Presto, Nina lascerà definitivamente il suo rifugio invernale per affrontare quella che il Parco ricorda essere la fase più critica del suo ritorno in natura, “quella in cui dovrà costruire, giorno dopo giorno, la sua autonomia in natura”.

La storia di Nina… e l’esperienza di Morena

La strada che ha portato Nina a queste prime impronte primaverili è stata lunga e complessa. Tutto è iniziato lo scorso maggio, quando la cucciola è stata ritrovata da sola nella zona di Pizzone (IS). Della madre nessuna traccia. L’Ente si è trovato ad affrontare una situazione di estrema delicatezza: la priorità era svezzarla, passando dal latte materno ai cibi solidi, senza però che l’orsetta associasse il nutrimento alla figura umana.

In questo percorso, l’esperienza maturata con l’orsa Morena la piccola ritrovata orfana nel maggio 2015 a Villavallelonga (AQ) – è stata un riferimento fondamentale. La storia di Morena aveva dimostrato che un cucciolo allevato dall’uomo può affrontare con successo l’ibernazione e sopravvivere alcuni mesi in natura. La storia di Morena terminò tragicamente nell’estate del 2016, probabilmente per una patologia a carico dei denti che la rese più vulnerabile all’attacco di un grande predatore.

Nonostante il tragico finale, legato a cause naturali, il percorso seguito con Morena ha rappresentato per il Parco un mezzo per affinare ulteriormente i protocolli. Per Nina, ogni scelta è stata guidata dalla volontà di ridurre al minimo i contatti con l’uomo, applicando una cautela ancora maggiore per massimizzare le probabilità di successo del reinserimento in natura.

Il PNALM ha dovuto proteggere l’orsetta non solo dalle insidie naturali, ma anche dalla pressione mediatica. L’approccio è stato chiaro sin da subito: anteporre il benessere dell’animale alla comunicazione.

“Ci ha colpito molto la pressione ricevuta da alcuni Media che, in prima istanza, chiedevano video già fatti o da realizzare, anche da loro, in loco. – lamentava a pochi giorni dal ritrovamento di Nina il PNALM, evidenziando la volontà di “trasformare questi episodi in un’occasione utile per fare una riflessione fondamentale, affinché i mesi di lavoro intenso e delicato che ci attendano, proseguano nel migliore dei modi. Il nostro lavoro richiede grande attenzione e tanto equilibrio, il tutto dettato dalle precauzioni, elementi fondamentali per provare a navigare in sicurezza in un mare di complessità e incertezze. Vogliamo ripeterlo: l’operazione non è per nulla semplice, le variabili in gioco sono tante e il lieto fine una delle possibilità.”

Una speranza viva più che mai

Nei 6 mesi di crescita “controllata”, il Parco ha assicurato al pubblico di restare aggiornato sui progressi di Nina, nel rispetto del principio sopra definito. È stato così possibile osservala imparare a mangiare direttamente dalla ciotola: un passaggio cruciale per eliminare l’interazione diretta legata all’alimentazione artificiale. E poi imparare a giocare con un tubo forato, utile a farle sviluppare abilità di ricerca del cibo.

Il 20 dicembre 2025 è avvenuta la svolta: il ritorno in natura. Nina pesava 38 kg, una massa critica ritenuta adeguata per affrontare l’inverno. È stata rilasciata nel cuore del Parco, in una zona a bassa densità antropica, mentre il suo metabolismo iniziava a rallentare in vista dell’ibernazione.

Come dichiarato dal Direttore del Parco, Luciano Sammarone, al momento del rilascio: “Ora inizia la parte più delicata: monitorarla a distanza e sperare che Nina riesca a vivere libera e a contribuire alla sopravvivenza della sua specie”. Oggi, con quelle orme ritrovate tra la neve e il fango, quella speranza è più viva che mai.

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