
Il 26 marzo, alle 18:15, la guida alpina francese Mathéo Jacquemoud ha raggiunto la Promenade des Anglais di Nizza, chiudendo in 19 giorni una traversata integrale delle Alpi partita da Vienna. Un viaggio “by fair means”, cioè senza mezzi motorizzati, alternando sci e bicicletta lungo una linea personale attraverso l’arco alpino, per un totale di 2200 chilometri e 86mila metri di dislivello.
I numeri raccontano l’impresa: 715 chilometri con gli sci (60mila metri di dislivello) e 1474 chilometri in bici (25840 metri di dislivello), per circa 200 ore effettive di movimento. Una traversata che unisce velocità, resistenza e visione. Ripercorriamole, velocemente, per macro tappe.
Vienna – Grossglockner (7-11 marzo)
La partenza è in bici da Vienna, con le prime salite sugli sci tra Dachstein e Hohe Tauern. Jacquemoud entra subito nel ritmo della traversata concatenando le prime vette e raggiungendo il Grossglockner, dove incontra parte del team che lo accompagnerà a tratti lungo il viaggio. È una fase iniziale già intensa, tra cambi continui di assetto e lunghi trasferimenti.
Dolomiti – Bernina (11-14 marzo)
Nelle Dolomiti affronta linee tecniche come il canalino del Piz de Puez, poi prosegue verso la Val Gardena e la Val Martello. Qui tenta il Monte Cevedale, ma a pochi metri dalla vetta è costretto a rinunciare per il peggioramento del meteo. Segue una discesa notturna e una lunga pedalata fino a Livigno. Il giorno successivo rilancia sul Bernina, salendo e sciando le vette del Piz Palü prima di fermarsi per una breve pausa forzata dalla tempesta.
St. Moritz – Saas-Fee (15-18 marzo)
Dal Bernina si sposta verso il Lago di Como e le Alpi Ticinesi, affrontando condizioni difficili e grandi quantità di neve fresca. Il passaggio nel Vallese avviene attraverso il Passo della Nufenen, ma il meteo continua a complicare i piani. Dopo vari tentativi in quota, Jacquemoud modifica la strategia e raggiunge Zermatt in bicicletta, mantenendo la continuità della traversata nonostante le difficoltà.
Zermatt – Gran Paradiso (19-21 marzo)
È il cuore dell’impresa. Jacquemoud collega Zermatt a Chamonix in una giornata lunghissima, poi riparte quasi subito per la salita al Monte Bianco, affrontato in condizioni invernali, con vento e ghiaccio sulla cresta dei Bosses. Dopo la discesa, attraversa il massiccio fino in Italia e raggiunge il Gran Paradiso, salito e sceso nella stessa giornata. Tre giorni di sforzo continuo, con una media di circa 16 ore di attività al giorno.
Gran Paradiso – Briançon via Écrins (22-24 marzo)
Dopo un breve recupero riparte con meteo proibitivo, attraversando la Vanoise e la Maurienne fino al massiccio del Thabor. Il 24 marzo affronta una lunga traversata verso il Dôme des Écrins, quasi 40 chilometri sugli sci. È una delle sezioni più dure, tra vento, visibilità ridotta e fatica accumulata dagli ormai molti giorni di attività.
Queyras – Nizza (25-26 marzo)
Ultima parte verso sud, tra Queyras e Mercantour. Jacquemoud attraversa l’Ubaye e raggiunge Isola 2000 con gli sci e la frontale, prima dell’ultima salita alla Cima del Gélas. Poi l’ultimo cambio: in sella alla bici scende verso il Mediterraneo, raggiungendo Nizza in meno di due ore.