
Il momento che il mondo intero attende da oltre mezzo secolo è finalmente arrivato. Il cronometro al Kennedy Space Center della NASA, in Florida, sta scandendo gli ultimi battiti di una lunga attesa: il conto alla rovescia per la missione Artemis II, con destinazione Luna, è ufficialmente iniziato. Si tratta del primo passo concreto che riporterà l’umanità verso il nostro satellite dopo oltre 50 anni dal luglio 1969, quando il primo allunaggio in assoluto segnò un’epoca. Un evento storico su cui ancora oggi c’è chi solleva dubbi.
Se tutto procederà come previsto, il razzo SLS (Space Launch System) si staccherà dalla storica rampa 39B quando in Italia saranno le 00:24 di giovedì 2 aprile (le 18:24 del 1° aprile sulla costa Est degli Stati Uniti). In cima a questo gigante di quasi 100 metri di altezza si trova la capsula Orion, il vero cuore pulsante della missione: la navicella che condurrà i quattro astronauti della crew oltre l’orbita terrestre.
L’obiettivo specifico di questa missione – che potremmo sintetizzare come “un giro intorno alla Luna” con raggiungimento di una distanza minima di circa 7.500 km dalla superficie del nostro satellite – si inserisce nel più ampio programma Artemis della NASA, una campagna ambiziosa che punta non solo a un allunaggio, dunque al mettere piede sul suolo lunare, ma anche ad andare oltre la Luna.
Come spiegato dall’agenzia,“sotto il programma Artemis, la NASA invierà astronauti in missioni sempre più difficili per esplorare meglio la Luna a fini scientifici ed economici, gettando le basi per le prime missioni con equipaggio su Marte“.
In questo contesto, Artemis II funge da verifica dei sistemi di supporto vitale e di navigazione con esseri umani a bordo messi a punto finora. Un collaudo necessario in vista della futura missione che avrà il compito storico di far scendere gli astronauti sul suolo lunare. Appuntamento che, secondo i piani attuali, dovrebbe essere in programma per il 2028.
Dalle rocce del Colorado a quelle della Luna
Per arrivare pronti al futuro allunaggio, la NASA ha avviato nel 2021 un programma di preparazione in quota, tra le montagne del Colorado settentrionale, capaci di offrire “illusioni ottiche e ambienti di volo simili a quelli lunari”.
Sviluppato in collaborazione con la Guardia Nazionale dell’Esercito del Colorado, il corso di addestramento prevede sessioni di volo e atterraggi rapidi tra le vette, in un ambiente che, a seconda della stagione e della presenza di neve o polvere in sospensione, offre la possibilità di testare condizioni di visibilità ostili.
“Proprio come faranno sulla Luna – spiega Paul Felker, vicedirettore ad interim delle operazioni di volo presso il Johnson Space Center della NASA a Houston – , i team di astronauti stanno imparando a lavorare insieme in modo efficiente in un ambiente stressante per identificare i pericoli, superare le condizioni di visibilità ridotte e valutare i rischi per un atterraggio di successo”.
Insomma, chi supera la prova Colorado può puntare alla Luna con maggiore fiducia.
Oltre all’addestramento in volo, la preparazione per le future discese lunari prevede anche addestramenti a terra in Ohio e Texas ma, come evidenziato dall’astronauta della NASA Doug Wheelock, che ha contribuito a sviluppare il corso, le montagne del Colorado sono il terreno perfetto in cui imparare ad affrontare il processo decisionale necessario per controllare e manovrare un modulo lunare nel dinamico paesaggio che caratterizza il satellite.
La conferma di tale utilità arriva dall’astronauta Mark Vande Hei, che ha partecipato all’addestramento la scorsa estate: “Qui in Colorado, abbiamo volato specificamente in zone polverose, quindi sappiamo e comprendiamo quanto la polvere diventi importante durante la fase finale di discesa. La polvere interagirà con i propulsori del modulo di atterraggio sulla Luna. Durante il nostro addestramento al volo, abbiamo dovuto ricorrere alla strumentazione, proprio come faremmo sulla Luna, perché gli astronauti potrebbero perdere tutti i riferimenti visivi quando si trovano vicino alla superficie.”
Ultime ore al lancio
Perché la teoria acquisita tra le vette del Colorado possa essere messa effettivamente in pratica, bisogna confidare nella buona riuscita della missione in partenza che, come premesso, ci riporterà vicino alla Luna.
A bordo della capsula Orion siederanno il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, e gli specialisti di missione Christina Koch (NASA) e Jeremy Hansen (Agenzia Spaziale Canadese). I quattro hanno trascorso l’ultima fase di preparazione al lancio in quarantena, sotto stretto monitoraggio sanitario, seguendo un programma di sonno e un piano nutrizionale controllati per mantenere l’energia necessaria a gestire le sollecitazioni del lancio e della missione.
Difficile immaginare l’atmosfera che si sta vivendo in queste ultime ore di countdown all’interno del Rocco Petrone Launch Control Center, intitolato al leggendario direttore delle operazioni di lancio, nonché direttore del programma Apollo, di origini lucane.
In queste ore cruciali, gli ingegneri stanno effettuando gli ultimi controlli, dall’hardware di volo ai sistemi di comunicazione, coordinando al contempo la delicata fase di caricamento del “carburante”: centinaia di migliaia di litri di idrogeno e ossigeno mantenuti allo stato liquido a temperature bassissime, che fungeranno da propellenti per alimentare la spinta del razzo verso lo spazio.
Non resta che dire “In bocca al lupo, Artemis II”!