Lago Bianco, il comitato rilancia: “Così la giustizia si è fermata”
Dal cantiere allo stop, fino all’archiviazione dell’indagine. Il comitato torna a chiedere chiarimenti e lancia una nuova raccolta fondi.
Il caso del Lago Bianco, al Passo Gavia, è diventato negli ultimi mesi uno dei simboli più discussi del rapporto tra interventi infrastrutturali e tutela degli ambienti alpini. Un progetto legato all’innevamento artificiale, poi fermato nel 2024, ha lasciato dietro di sé non solo un’area segnata dai lavori, ma anche una lunga scia di interrogativi: sulla gestione del cantiere, sull’efficacia dei controlli e, soprattutto, sull’esito delle segnalazioni e degli esposti presentati da cittadini e associazioni.
A riportare oggi la vicenda al centro del dibattito è il “Comitato Salviamo il Labo Bianco”, che torna a chiedere chiarezza sul piano giudiziario. Al centro, in particolare, c’è l’archiviazione dell’indagine avvenuta nel 2025, comunicata – secondo quanto riferito dal comitato – solo successivamente, quando i termini per eventuali azioni erano ormai scaduti.
In questo contesto, il gruppo ha deciso di rilanciare con una nuova raccolta fondi e con l’obiettivo dichiarato di ottenere accesso agli atti e comprendere come si sia arrivati alla chiusura del procedimento. Ne abbiamo parlato con Matteo Lanciani, tra i promotori del comitato.
Matteo, quando nasce il Comitato perché?
Il comitato nasce nell’estate del 2023, quando i lavori sono arrivati al Passo Gavia e sono comparse le prime ruspe e le transenne. In quel momento abbiamo capito che il progetto stava diventando concreto. In realtà una prima segnalazione era stata fatta già nel 2021, con una lettera e una raccolta firme, ma non aveva avuto seguito per tante ragioni, tra cui anche il fatto che al tempo questo fosse solo un progetto e che quindi il cantiere non era ancora visibile.
Quando poi ho visto con i miei occhi le prime avvisaglie di un cantiere mi sono documentato su ciò che stava accadendo, in rete ho trovato le segnalazioni del 2021. Così ho contattato chi si era già mosso e nel giro di poche settimane abbiamo deciso di creare un comitato, strutturandoci anche con un avvocato, perché era chiaro che sarebbe servita un’azione legale.
Che cosa avete visto durante i sopralluoghi al cantiere?
Tra estate e autunno 2023 siamo stati presenti, presidiando quasi quotidianamente, sull’area di cantiere. Abbiamo osservato una gestione del cantiere che a nostro avviso presentava diverse criticità e per questo abbiamo raccolto documentazione e fatto segnalazioni agli organi competenti. Il punto è che ci siamo resi conto che era necessario agire in modo formale, perché quello che stavamo vedendo aveva un impatto molto evidente su un ambiente estremamente delicato.
Avete ricevuto risposte da parte delle autorità?
Abbiamo fatto diverse segnalazioni, ma la sensazione è stata che non ci fosse una particolare urgenza nei controlli. Per questo abbiamo continuato a monitorare la situazione e ad aggiornare il fascicolo con nuovi elementi.
Nel 2024 il progetto viene fermato. Per voi è una vittoria?
È una vittoria importante, perché il progetto è stato stralciato e non è andato avanti. Però è una vittoria solo parziale, perché il danno è stato fatto… ed è visibile. Da quel momento in poi infatti, il tema si è spostato su quello che era successo durante i lavori e su come sarebbe stato gestito il ripristino.
Proprio sul ripristino sollevate dubbi. Qual è il problema?
Il punto è che il ripristino ambientale in alta quota non è un’operazione semplice e non può essere ridotto a un intervento di copertura superficiale. Parliamo di un habitat molto delicato, dove ogni intervento dovrebbe seguire protocolli precisi, con tecniche e tempistiche adeguate. Dai sopralluoghi tecnici che abbiamo fatto, quello che abbiamo visto è diverso: nelle aree di scavo e lungo le trincee il cotico erboso risultava assente, con terreno misto a sassi non livellato; il tubo che spuntava dal lago era stato semplicemente tagliato, chiuso con un tappo e ricoperto con un sasso; in alcune zone si era movimentata della terra per coprire gli scavi.
In ambienti sopra i 2000 metri, dove la stagione vegetativa dura pochissimo, ricostruire un cotico erboso richiede anni, a volte decenni, e interventi molto specifici, anche dal punto di vista delle semine e della gestione del suolo. Non è qualcosa che si risolve in tempi brevi.
Inoltre, rispetto alla situazione originaria, abbiamo osservato dinamiche idriche che meritano attenzione: prima il lago aveva un unico punto di uscita, mentre ora si registrano fuoriuscite d’acqua da una tubazione interrata, di cui non è chiara l’origine. Sono elementi che indicano che l’equilibrio dell’area potrebbe essere stato alterato e che, a nostro avviso, andrebbero monitorati con attenzione.
Arriviamo all’archiviazione dell’indagine: cosa è successo?
Nel marzo 2026 abbiamo scoperto che il procedimento era stato archiviato nel luglio 2025. Questa cosa, per quanto ci risulta, non è stata comunicata al nostro avvocato nei tempi previsti. Se fossimo stati informati, avremmo potuto accedere agli atti e capire cosa era successo. Invece ci siamo trovati davanti a un procedimento chiuso, senza la possibilità di approfondire le motivazioni dell’archiviazione.
Cosa intendete fare ora?
Abbiamo deciso di andare avanti, perché fermarci adesso significherebbe accettare che tutta questa vicenda si chiuda senza che venga fatta chiarezza. Negli ultimi anni abbiamo già sostenuto spese importanti, grazie anche a una raccolta fondi molto partecipata che ci ha permesso di portare avanti il lavoro legale e tecnico fino a qui. Quelle risorse però si sono esaurite, e oggi ci troviamo nella condizione di dover fare un ulteriore passo. Per questo abbiamo lanciato una nuova raccolta fondi.
L’obiettivo è duplice: da un lato chiedere formalmente chiarimenti sul percorso giudiziario, in particolare sull’archiviazione del procedimento e sulle modalità con cui è stata gestita; dall’altro continuare ad aggiornare e portare avanti le iniziative già avviate, anche a livello europeo. È un passaggio che riteniamo fondamentale, non solo per questa vicenda, ma anche per una questione più ampia di accesso alla giustizia e tutela dei territori.
Qual è oggi la situazione del Lago Bianco?
In questo momento il lago è ancora coperto dalla neve, quindi bisognerà aspettare la primavera avanzata per avere un quadro aggiornato. Se guardo però alla situazione dell’autunno scorso, l’area era ancora segnata dai lavori. Ci sono elementi che secondo noi meritano attenzione, soprattutto per quanto riguarda l’equilibrio idrico e lo stato del terreno.






