Nei Parchi USA scatta il “restauro della verità”: rimosse informazioni su schiavitù e cambiamento climatico
Schiavitù, clima e diritti dei Nativi: nelle aree protette degli Stati Uniti è in atto una "pulizia narrativa" che genera allarme tra storici e scienziati.

Negli Stati Uniti è in corso una trasformazione “culturale”, che vede il coinvolgimento delle aree protette. Sotto la direttiva dell’amministrazione Trump, il Dipartimento dell’Interno (DOI) ha avviato una revisione e rimozione di segnali, mostre, corsi e materiale informativo all’interno dei Parchi USA, più ampiamente di tutti i siti gestiti dal National Park Service(NPS), con l’obiettivo dichiarato di “ripristinare la verità nella storia americana”. Un’operazione di “pulizia” che sta suscitando un diffuso allarme, soprattutto tra gli esperti di storia e scienza.
Riportare la verità nei Parchi USA
Tutto nasce da un ordine esecutivo firmato dal Presidente Trump il 27 marzo 2025, intitolato “Restoring truth and sanity to American History”. Il documento sostiene che nell’ultimo decennio la storia della nazione sia stata riscritta “sostituendo i fatti oggettivi con una narrazione distorta guidata dall’ideologia piuttosto che dalla verità” e dunque gettando i principi fondanti degli Stati Uniti in una luce negativa.
“In base a questa revisione storica – si legge nel documento – , l’impareggiabile eredità della nostra nazione, fatta di promozione della libertà, dei diritti individuali e della felicità umana, viene ricostruita come intrinsecamente razzista, sessista, oppressiva o comunque irrimediabilmente viziata. Invece di promuovere l’unità e una più profonda comprensione del nostro passato comune, il diffuso tentativo di riscrivere la storia acuisce le divisioni sociali e alimenta un senso di vergogna nazionale, ignorando i progressi compiuti dall’America e gli ideali che continuano a ispirare milioni di persone in tutto il mondo.”
La nuova policy di restauro della verità si pone come obiettivo il “riportare i siti federali dedicati alla storia, inclusi parchi e musei, a essere monumenti pubblici solenni ed edificanti”, luoghi in cui al pubblico venga trasferita l’eredità “vera” degli Stati Uniti. A tale scopo, è ritenuto necessario identificare e rimuovere ogni contenuto che possa trasmettere informazioni errate o fuorvianti.
Il timore di una pulizia “pericolosamente arbitraria”
Secondo testimonianze condivise da organizzazioni storicamente impegnate nella tutela ambientale, come il Sierra Club, e testate quali il Washington Post, la scure dell’amministrazione si è abbattuta principalmente su tre pilastri principali, che coinvolgono non solo la storia del Paese, ma anche la scienza: schiavitù, diritti dei Nativi americani e cambiamento climatico.
Ad esempio, nel Grand Teton National Park è stata segnalata la rimozione di approfondimenti storici sulle nazioni indigene delle Grandi Pianure, inclusi i riferimenti alla resistenza della confederazione Blackfeet. A Filadelfia, presso l’Independence National Historical Park, è stata smantellata l’installazione che documentava la vita delle nove persone schiavizzate da George Washington all’interno della residenza presidenziale. Nel Glacier National Park e Acadia National Park sono stati rimossi o ritirati per “revisione” i cartelli informativi che spiegavano il legame tra attività umane e scomparsa dei ghiacciai. Sebbene l’operazione sia ufficialmente giustificata con la necessità di “aggiornare i dati”, il risultato è l’assenza di riferimenti alla crisi climatica in corso.
La National Parks Conservation Association (NPCA) ha anche denunciato l’affissione di nuovi cartelli nei Parchi USA che invitano i visitatori a segnalare tramite QR code “informazioni negative riguardanti americani del passato o viventi”.
I criteri di selezione restano poco chiari. Mentre alcuni riferimenti alle popolazioni indigene vengono rimossi, altri si salvano poiché etichettati come “fattuali”, ovvero non in grado di mettere in discussione la grandezza degli Stati Uniti. Beth English, direttrice della Organization of American Historians, ha definito il processo “pericolosamente arbitrario”. English denuncia la totale assenza di una revisione pubblica e scientifica, segnalando come la memoria nazionale stia venendo rimodellata senza il vaglio degli esperti.
Una coalizione in difesa della verità dei Parchi USA
La risposta della società civile a questo “restyling” informativo, non si è fatta attendere. Nelle scorse settimane è stata fondata una coalizione di associazioni, che contesta l’attuazione di quella che è definita, senza giri di parole, una politica di censura. “Diverse associazioni si uniscono per proteggere “la più grande aula scolastica d’America” dalla rimozione illegale di reperti storici e scientifici dalle esposizioni nei parchi”, si legge nel comunicato di lancio dell’iniziativa.
All’interno del documento, disponibile sul sito dell’organizzazione no-profit Democracy Forward, vengono condivisi pareri e timori delle associazioni, attraverso le voci di autorevoli rappresentanti.
“I parchi nazionali americani sono un’aula a cielo aperto, che racconta storie di sacrificio, perseveranza e speranza, permettendo a ogni visitatore di conoscere la nostra storia e il mondo che ci circonda”, ha dichiarato Skye Perryman, Presidente e CEO di Democracy Forward . “Non si può raccontare la storia dell’America senza riconoscere sia la bellezza che la tragedia della nostra storia. Non si può amare veramente l’America senza comprendere la vera storia del nostro Paese e ciò che essa ci insegna sul Paese che dobbiamo costruire insieme e sul Paese che possiamo diventare”.
“I parchi nazionali americani connettono le persone al territorio presentando l’ampiezza della storia e della scienza della nostra nazione attraverso un processo attento e collaborativo. La segnaletica, i pannelli e le mostre che i visitatori incontrano vengono sviluppati nel corso di mesi, e spesso anni, attraverso la ricerca, la revisione tra pari e il coordinamento tra storici, scienziati, educatori, progettisti, designer ed esperti di accessibilità. Ogni parola e immagine viene vagliata per garantirne l’autenticità e la chiarezza. Questo approccio rigoroso riflette i valori democratici di rigore scientifico, responsabilità e servizio pubblico, e ha stabilito lo standard professionale per le istituzioni culturali e storiche di tutto il paese. Generazioni di americani hanno imparato a fare affidamento su questa integrità. Alterare o rimuovere i materiali interpretativi senza lo stesso rigore scientifico e la stessa revisione professionale compromette l’integrità della documentazione storica e il diritto del pubblico a una conoscenza completa del nostro passato comune”, dichiara Cybelle Jones, CEO della Society for Experiential Graphic Design .
Sono solo due delle numerose testimonianze condivise, che si inseriscono in un generale clima di crescente allarme. Una seconda iniziativa, nata dal basso per monitorare i “danni” di questa opera di revisione è MissingParkHistory.org. Il sito, creato dall’attivista Mike Beebe per raccogliere segnalazioni del processo di revisione, grazie a una impennata di contributi raccolti tra settembre e dicembre 2025, è arrivato a mappare oltre 860 elementi (cartelli, brochure, esposizioni)i finiti nel mirino del governo. “Volevo che le persone visualizzassero la scala di tutto questo”, ha spiegato Beebe a Outside Magazine.
I Parchi USA come spazi di memoria selettiva
Mentre la battaglia legale incalza, cresce anche il timore che questa opera di revisione possa ottenere l’effetto contrario di quanto auspicato: alterare invece che revisionare l’eredità storica di una regione che si estende su quasi 10 milioni di chilometri quadrati, in cui oggi vivono oltre 345 milioni di abitanti.
Una storia, quella degli Stati Uniti d’America, che non può limitarsi a un prima e dopo la Dichiarazione d’Indipendenza, ma deve tenere conto di quelle due grandi fasi che hanno condizionato la storia dell’intero continente: quella pre-europea, fatta di civiltà indigene millenarie che hanno plasmato il territorio, e quella successiva all’arrivo degli Europei, segnata da conflitti e dal dramma della schiavitù.
Intervenire su aree protette e siti storici gestiti dal governo federale, imponendo quali informazioni del passato conservare e quali no, significa toccare la memoria collettiva di 50 Stati. È un’operazione che non si limita a riscrivere il passato, ma tocca anche il presente. Sul fronte scientifico, infatti, eliminare le tracce scritte del cambiamento climatico dai pannelli informativi significa manomettere la realtà osservabile. Il rischio è che questa operazione, dai criteri non ben definiti, possa trasformare i parchi americani in spazi di memoria selettiva.





