
“È stato attaccato il K2 Motel e ci sono stati danni anche al Museo italiano sul K2. La struttura oggi è molto compromessa e probabilmente andrà ricostruita. Le autorità locali però ci hanno già assicurato supporto per rimettere tutto in piedi”. A parlare è Agostino Da Polenza, presidente dell’associazione EvK2CNR, tra i massimi conoscitori italiani del Pakistan e da decenni attivo nell’area del Karakorum con progetti scientifici, ambientali e di cooperazione internazionale.
Lo abbiamo contattato all’indomani della notizia degli scontri a Skardu, paese alle porte del Karakorum, per provare a capire cosa stia accadendo davvero nel Paese e quali possano essere le conseguenze per il mondo dell’alpinismo e delle spedizioni. EvK2CNR è un’associazione che da oltre trent’anni coordina attività scientifiche e progetti di sviluppo nelle regioni montane del Pakistan, in particolare nel Gilgit-Baltistan. Un osservatorio privilegiato, quindi, per leggere una situazione complessa come quella attuale.
Agostino, che Paese è oggi il Pakistan dal punto di vista geopolitico?
È un Paese estremamente complesso, che sta cercando di mantenere una posizione di equilibrio. Da un lato ha una componente sciita importante, intorno al 15-20% della popolazione, che guarda con interesse all’Iran. Dall’altro, negli ultimi anni ha cercato di posizionarsi come interlocutore moderato anche nei confronti dell’Occidente e dei Paesi del Golfo.
Quello del Pakistan è un equilibrio delicato, che si inserisce in un contesto internazionale sempre più instabile.
Quanto pesa il fatto che il Pakistan sia una potenza nucleare?
È un elemento centrale. Il Pakistan è l’unico grande Paese islamico dotato di armi nucleari, e questo bisogna tenerlo bene a mente. Da tempo ha questo ruolo e lo esercita anche come deterrente nell’area. Negli ultimi mesi, anche nei rapporti con l’Arabia Saudita (e con il medio oriente). Si è infatti tornati a parlare di un possibile rafforzamento degli accordi di difesa tra i due Paesi, una cooperazione storica, che alcuni leggono anche come una sorta di “ombrello” strategico pakistano per parte del Medio Oriente. Sono equilibri delicati che aiutano a capire il peso geopolitico del Pakistan oggi.
E sul fronte interno e regionale?
Esiste una situazione molto delicata lungo il confine con l’Afghanistan, a occidente. Parliamo di tensioni continue, con incursioni, attacchi e operazioni militari. Il Pakistan accusa gruppi armati legati all’area afghana di destabilizzare il proprio territorio e risponde con azioni anche oltre confine. È una situazione che va avanti da tempo e che periodicamente si riaccende. Un’instabilità che però resta circoscritta a specifiche aree.
In conclusione, questa situazione può avere conseguenze su viaggi e spedizioni?
Al momento direi di no. Non vedo un impatto diretto sul mondo dell’alpinismo o del turismo. Le spedizioni stanno andando avanti e anche noi stiamo organizzando attività per l’estate, tra fine giugno e luglio, nello Spantik. Certo, bisogna mettere in conto qualche complicazione in più sul fronte permessi e sicurezza, ma non la vedo come una grande novità.