Montagna.TV

Pakistan, scontri a Skardu: rischi e incognite per viaggi e spedizioni

Scontri e coprifuoco nel Gilgit-Baltistan dopo la crisi con l’Iran. La situazione si è in parte normalizzata, ma le autorità internazionali mantengono un alto livello di allerta.

Scontri, morti, coprifuoco e comunicazioni bloccate: è questo lo scenario in cui si è ritrovata Skardu, cittadina nel nord del Pakistan e porta di accesso alla regione del Karakorum. Le proteste esplose dopo la crisi internazionale legata all’Iran hanno raggiunto anche il Gilgit-Baltistan, dove le manifestazioni sono degenerate in violenze e intervento dell’esercito.

Una situazione che arriva in un momento delicatissimo, sia per la geopolitica mondiale, sia per l’economia del Paese. Tra poche settimane inizierà infatti la stagione delle spedizioni verso alcune delle montagne più alte del Pianeta, e quello che accade a Skardu (e più in generale in tutto il Pakistan) incide direttamente su viaggiatori, trekker e alpinisti diretti verso il Baltoro.

Cosa è successo

Tra fine febbraio e inizio marzo, proteste diffuse in diverse città pakistane sono sfociate in violenze soprattutto nelle regioni a maggioranza sciita. Nel Gilgit-Baltistan, e in particolare a Skardu, le manifestazioni sono degenerate in scontri con le forze di sicurezza, con un bilancio di diverse vittime e numerosi feriti come riferito da diverse fonti internazionali come Reuters e Associated Press.

Durante i disordini sono stati incendiati edifici pubblici, tra cui anche una sede delle Nazioni Unite, e sono state colpite stazioni di polizia e infrastrutture locali. Le autorità hanno risposto con il dispiegamento dell’esercito e l’imposizione del coprifuoco, accompagnato da blackout delle comunicazioni e forti limitazioni agli spostamenti.

La situazione oggi

La fase più acuta dell’emergenza sembra rientrata: a metà marzo il coprifuoco è stato revocato e sono stati progressivamente ripristinati voli, rete mobile e connessioni internet. L’aeroporto di Skardu è tornato operativo, infrastruttura fondamentale per l’accesso alla regione.

Il quadro generale resta però fragile. Le principali fonti ufficiali, come il Foreign Office britannico, continuano a segnalare rischi legati a possibili nuove proteste, restrizioni improvvise alla mobilità e interruzioni dei servizi. Anche i collegamenti aerei interni vengono indicati come potenzialmente instabili, con variazioni e cancellazioni possibili senza preavviso.

È sicuro partire per viaggi e spedizioni?

Con la stagione alpinistica nel Karakorum e sull’Himalaya pakistano alle porte (tra aprile e maggio iniziano i primi arrivi delle spedizioni, con il picco tra giugno e luglio), è una domanda lecita.

A oggi, Skardu non è chiusa né inaccessibile, ma non può essere considerata una destinazione stabile come negli anni passati. A complicare il quadro si aggiunge anche un altro fronte: nelle ultime settimane il Pakistan è stato coinvolto in scontri armati lungo il confine con l’Afghanistan, un elemento che, pur non interessando direttamente il Gilgit-Baltistan, contribuisce ad aumentare il livello generale di instabilità percepita nel Paese.

Il Ministero degli Esteri, tramite il sito Viaggiare Sicuri invita a “evitare viaggi non indispensabili nella regione di confine con l’Afghanistan”, mentre il Regno Unito sconsiglia i viaggi non essenziali nel Gilgit-Baltistan. Anche gli Stati Uniti mantengono un approccio prudente: il Dipartimento di Stato invita a rivalutare i viaggi in Pakistan e a monitorare costantemente la situazione di sicurezza. Per una spedizione, questo si traduce in un aumento concreto dell’incertezza operativa: ritardi, cambi di programma e difficoltà organizzative possono avere un impatto diretto su tempi e costi.

Exit mobile version