
Sulla roccia che sovrasta verso nord l’abitato di Mori (TN), da cinquant’anni a questa parte corre un’audace via ferrata che si snoda lungo lo sperone roccioso del Monte Albano. Un rilievo modesto in termini di quota assoluta – la vetta tocca infatti i 600 metri di altitudine, tecnicamente non sarebbe neanche da definirsi dunque montagna – che rappresenta però per la comunità un punto di riferimento visivo e identitario. Realizzata dalla sezione locale della SAT nell’inverno tra il 1975 e il 1976, la Ferrata “Ottorino Marangoni” è diventata nel tempo un simbolo di tecnica e resistenza. Nonostante l’altitudine limitata cui si sviluppa, ha poco da invidiare a ferrate d’alta quota. L’itinerario richiede infatti un notevole impegno tecnico e fisico.
Inaugurata ufficialmente il 19 marzo 1976, la Ferrata Marangoni taglia quest’anno il traguardo del mezzo secolo di vita. Un anniversario storico che la sezione di Mori della SAT (Società Alpinisti Tridentini) ha deciso di onorare con un evento dedicato ai protagonisti, ai testimoni e a tutti gli appassionati che hanno reso questo percorso parte integrante della storia del sodalizio.
L’appuntamento: “Una storia lunga 50 anni”
Per celebrare il 50° anniversario, la SAT invita cittadinanza ed escursionisti a partecipare a un momento di condivisione presso il Teatro Oratorio di Mori. L’incontro, in programma giovedì 26 marzo alle ore 18:00, si intitola “Una storia lunga 50 anni” e proporrà un racconto corale arricchito da immagini d’epoca, aneddoti e testimonianze dirette di chi ha vissuto la nascita e l’evoluzione dell’itinerario.
Sarà anche l’occasione per ricordare la figura di Ottorino Marangoni, Presidente della Sezione dal 1976 al 1988, a cui la via è stata ufficialmente dedicata nel 1999 per il fondamentale contributo dato alla sua realizzazione e alla crescita della sezione stessa.
Tecnica e severità: il fascino della Ferrata Marangoni
Con uno sviluppo di circa 550 metri e un dislivello di 300 m, la via culmina a 600 metri di quota, offrendo una vista panoramica sulla Vallagarina. L’itinerario segue le strutture naturali della parete, procedendo lungo fessure, diedri e camini e riducendo al minimo l’uso di mezzi artificiali.
Una scelta precisa dei costruttori che hanno voluto ridurre al minimo l’uso di mezzi artificiali: i pioli e le staffe sono presenti solo dove la roccia non offre appigli naturali, obbligando l’escursionista a una progressione che privilegia il contatto diretto con la pietra. Secondo tale caratteristica, risulterebbe pertanto più corretto definire la Maragoni un “sentiero attrezzato” rispetto a “ferrata”, secondo una precisa sfumatura del linguaggio alpinistico che premia la ricerca del gesto atletico rispetto alla facilitazione meccanica.
Questa scelta costruttiva ne definisce il carattere “severo”, tanto da spingere Reinhold Messner, nel suo volume “Alpi Orientali – Le vie ferrate”, a scrivere che “la continuità dei tratti più difficili e l’esposizione al vuoto le conferiscono l’attrattiva e la severità di una scalata vera e propria.”
Come premesso, la via risulta impegnativa, risalendo pareti verticali e talvolta strapiombanti. Per queste ragioni va affrontata con un’adeguata preparazione fisica, attrezzatura idonea e massima attenzione alle condizioni meteo (la percorrenza è sconsigliata con roccia bagnata). Percorribile in tutte le stagioni, accoglie annualmente oltre 5000 appassionati da tutta Europa.
L’accesso alla via è di per sé suggestivo: in circa 15 minuti dal centro di Mori si raggiunge il Santuario di Montalbano, attraversando poi una pineta cresciuta tra caratteristici massi calcarei fino alla base della parete. Per il rientro, il facile sentiero “della Golata” permette di tornare alla base in soli 30 minuti, chiudendo un anello che unisce sport, natura e storia rurale.
L’incontro di giovedì 26 marzo sarà l’occasione perfetta per riscoprire il valore di un’opera collettiva che ha saputo trasformare una parete “di casa” in un mito per migliaia di scalatori.