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Ultra trail: cosa succede davvero al sangue dopo gare di endurance?

Alcuni studi scientifici hanno analizzato gli effetti delle gare di ultratrail sul sangue degli atleti. Le ricerche mostrano alterazioni temporanee legate allo stress fisiologico, che nella maggior parte dei casi rientrano dopo il recupero.

Negli ultimi anni l’ultra trail è diventato uno degli sport simbolo della montagna contemporanea. Gare sempre più lunghe, dislivelli impressionanti e competizioni che possono durare anche oltre le 24 ore attirano migliaia di appassionati in tutto il mondo. Ma cosa succede al corpo umano quando lo sforzo fisico si spinge così lontano?

Uno studio recente condotto dai ricercatori dell’Università del Colorado Anschutz e pubblicato sulla rivista scientifica Blood Red Cells & Iron ha analizzato il sangue di runner dopo gare di trail e ultra trail, osservando segni di stress ossidativo e un temporaneo “invecchiamento” dei globuli rossi dopo gli sforzi più estremi.

Lo stress fisiologico delle gare di ultradistanza

Diversi studi condotti negli ultimi anni su atleti che partecipano a gare di ultratrail hanno osservato alterazioni temporanee di alcuni parametri del sangue dopo la competizione. In particolare, sono stati registrati cambiamenti legati a marcatori di infiammazione; indicatori di danno muscolare; variazioni nella concentrazione di alcune cellule del sangue; alterazioni legate allo stress ossidativo.

Queste modifiche sono considerate una risposta fisiologica allo sforzo prolungato. Durante una gara di ultratrail il corpo può restare sotto stress per molte ore o addirittura per giorni, con consumo energetico elevatissimo, microtraumi muscolari ripetuti e forte impegno del sistema cardiovascolare.

Alcuni lavori scientifici hanno inoltre osservato che in seguito a competizioni di lunga durata possono verificarsi fenomeni come emolisi da sforzo (la distruzione di una parte dei globuli rossi dovuta agli impatti ripetuti della corsa) o temporanee variazioni nella concentrazione di emoglobina e altri parametri ematici.

Cambiamenti temporanei, non danni permanenti

Un punto fondamentale sottolineato dalla letteratura scientifica è che queste alterazioni sono generalmente temporanee. Nella maggior parte degli studi gli indicatori biologici tendono a tornare alla normalità nei giorni successivi alla gara, una volta concluso il periodo di recupero.

Il corpo umano possiede infatti una notevole capacità di adattamento agli sforzi di resistenza, soprattutto negli atleti allenati. Tuttavia gli ultratrail rappresentano uno stress fisiologico importante e per questo motivo richiedono allenamento adeguato, recupero e monitoraggio medico, in particolare per chi affronta gare molto lunghe.

Disidratazione, infiammazione e danno muscolare

Tra i fattori che contribuiscono ai cambiamenti osservati nel sangue degli ultrarunner ci sono diversi elementi tipici delle gare di ultradistanza: disidratazione e perdita di elettroliti; microtraumi muscolari causati da migliaia di passi, soprattutto in discesa; infiammazione sistemica legata allo sforzo prolungato; produzione elevata di radicali liberi. Questi fenomeni sono ben documentati nella medicina dello sport e non riguardano solo il trail running, ma in generale le competizioni di endurance molto lunghe, come ultramaratone su strada, gare ciclistiche estreme o triathlon di lunga distanza.

Possibile un equilibrio tra prestazione e salute?

Per la comunità scientifica il messaggio principale non è che il trail running faccia male. Al contrario, l’attività fisica regolare è ampiamente riconosciuta come uno dei fattori più importanti per la salute. Il punto è piuttosto comprendere che le competizioni di ultradistanza rappresentano una forma di stress fisiologico molto intensa, che richiede preparazione adeguata e attenzione ai tempi di recupero.

Negli ultimi anni l’ultra trail è cresciuto enormemente, attirando sempre più appassionati. Parallelamente cresce anche l’interesse della ricerca medica per capire meglio come il corpo umano reagisce a questi limiti estremi dell’endurance. Per molti atleti, la sfida è proprio qui: spingersi sempre più lontano, ma senza perdere di vista l’equilibrio tra passione, prestazione e salute.

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