
Dopo settimane dal sapore quasi primaverile, il fine settimana del 14-15 marzo 2026 ha riportato l’inverno sulle Alpi. Una perturbazione atlantica accompagnata da aria più fredda ha interessato gran parte dell’arco alpino, portando nevicate diffuse e un sensibile calo delle temperature.
La quota neve, inizialmente intorno ai 1200-1400 metri, è progressivamente scesa durante il weekend fino a 900-1000 metri e localmente anche più in basso nelle vallate alpine occidentali.
Le precipitazioni più intense si sono registrate tra la notte di sabato e la giornata di domenica, quando il fronte perturbato ha attraversato il nord Italia e le regioni alpine, riportando condizioni tipicamente invernali anche a metà marzo.
Le nevicate più abbondanti sulle Alpi occidentali
I quantitativi maggiori si sono registrati sul settore occidentale delle Alpi, tra Valle d’Aosta e alto Piemonte. In alcune aree, secondo i bollettini nivometeorologici e le stazioni meteo alpine, gli accumuli hanno raggiunto 30-50 centimetri di neve fresca sopra i 1800-2000 metri, con valori localmente superiori sui versanti più esposti alle correnti umide.
Segnalazioni dalle stazioni nivometriche indicano che sull’Alto Piemonte si sono registrati già durante la giornata di sabato 20-40 centimetri di neve fresca oltre i 2000 metri.
Nevicate diffuse hanno interessato anche le Alpi centrali e le Dolomiti, con accumuli generalmente compresi tra 15 e 30 centimetri alle quote più elevate.
Le nevicate in numeri
Alpi occidentali (Valle d’Aosta, Piemonte)
- 30-50 cm oltre 1800-2000 m
- 15-30 cm tra 1200 e 1800 m
Alpi centrali (Lombardia, Alto Adige)
- 20-40 cm oltre 2000 m
- 10-20 cm tra 1400 e 1800 m
Dolomiti e Trentino
- 15-30 cm oltre 1800 m
- accumuli minori alle quote più basse
Quota neve
- inizialmente 1200-1400 m
- in calo fino a circa 900-1000 m
Pericolo valanghe
- in aumento dopo le nevicate
- possibile formazione di lastroni da vento sopra i 1600-1800 m
Neve preziosa per il manto di fine stagione
La perturbazione arriva in un momento importante della stagione. Dopo diversi giorni di temperature miti che avevano favorito la trasformazione del manto nevoso, la nuova neve ha ricaricato le quote medio-alte delle Alpi, migliorando anche le condizioni per lo sci e lo scialpinismo.
Allo stesso tempo, l’arrivo di neve fresca accompagnata da vento ha creato nuovi accumuli instabili, soprattutto sui pendii ripidi e nei canaloni.
Aumenta il pericolo valanghe
I bollettini nivologici segnalano infatti un aumento del pericolo valanghe su diversi settori alpini, in particolare sulle Alpi occidentali, dove le precipitazioni sono state più intense.
In alcune zone gli esperti indicano che le nevicate possono raggiungere anche 40-100 cm sopra i 1600 metri, con formazione di lastroni da vento e strati instabili nel manto nevoso.
Anche le autorità regionali hanno richiamato l’attenzione sul rischio, segnalando condizioni favorevoli al distacco di valanghe dopo le abbondanti nevicate del weekend. Per gli appassionati di scialpinismo e fuoripista i prossimi giorni richiederanno quindi prudenza e attenzione alla lettura del terreno, soprattutto sui pendii ripidi e nelle zone dove il vento ha accumulato la neve. Importante e fondamentale consultare i bollettini, prima di qualunque uscita.
Nei prossimi giorni
Nei prossimi giorni il tempo è atteso in miglioramento. Dopo il passaggio della perturbazione del fine settimana, già da oggi sulle Alpi torneranno schiarite sempre più ampie, con condizioni generalmente stabili soprattutto sul settore occidentale. Le temperature resteranno piuttosto fredde in quota, favorendo la conservazione della neve caduta nel weekend, mentre nelle vallate alpine e in pianura al nord si registrerà un graduale aumento termico. La stabilità potrebbe però essere solo temporanea: verso metà settimana è possibile un nuovo aumento della nuvolosità, con qualche precipitazione sparsa soprattutto sulle Prealpi.