
La montagna italiana non è solo paesaggio e turismo stagionale, ma un vero sistema economico che sostiene imprese, occupazione e servizi nei territori più fragili del Paese. È quanto emerge dallo studio “L’economia della montagna. Impatti e sfide del sistema montagna in Italia”, commissionato dall’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari (ANEF) a PwC.
Secondo l’analisi, il turismo montano rappresenta uno dei principali motori economici delle aree alpine e appenniniche italiane, con effetti significativi su occupazione, indotto e sviluppo locale.
Un sistema economico diffuso
Il cosiddetto “sistema montagna” citato nel titolo dello studio coinvolge una parte rilevante del territorio nazionale. In Italia si contano infatti circa 2500 comuni montani, che coprono circa il 35% del territorio e ospitano oltre 7 milioni di abitanti, più del 12% della popolazione nazionale. In queste aree operano circa 552 mila unità locali di impresa, tra cui 171 mila aziende artigiane, per un totale di 1,8 milioni di addetti.
Il turismo rappresenta il settore trainante per molti di questi territori: oltre la metà dei comuni montani ha un’economia fortemente legata all’industria turistica, con una media di 17 presenze turistiche per abitante, più del doppio rispetto alla media nazionale.
Secondo gli autori dello studio, questo dato evidenzia come la montagna non sia soltanto un luogo di svago, ma un vero ecosistema economico e sociale, capace di sostenere intere comunità.
Uno degli elementi più significativi messi in luce dalla ricerca riguarda l’effetto moltiplicatore della spesa turistica. In particolare, lo studio stima che un euro speso negli impianti di risalita generi circa cinque euro di spesa turistica complessiva sul territorio e fino a otto euro di giro d’affari locale.
La presenza di infrastrutture come funivie e seggiovie – gestite da circa 300 aziende rappresentate da ANEF, che operano con oltre 1700 impianti in Italia – diventa quindi un fattore strategico per l’economia delle località montane.
La spesa turistica generata dal sistema montano analizzato supera i cinque miliardi di euro l’anno, con decine di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti legati al settore.
Impatto fiscale e occupazionale
Ovviamente l’impatto economico del turismo montano non riguarda soltanto le imprese, ma anche la finanza pubblica locale. Infatti secondo i dati analizzati da PwC, l’attività turistica collegata agli impianti di risalita genera importanti ricadute fiscali per Regioni, Province e comuni, tra imposte dirette, IVA e tasse di soggiorno. In alcuni territori, il gettito fiscale associato alla presenza degli sciatori può raggiungere tra 8 e 15 euro per ogni primo ingresso registrato negli impianti. Risorse che contribuiscono a sostenere servizi pubblici, infrastrutture e manutenzione del territorio.
Innovazione e sostenibilità
Lo studio dedica anche un capitolo alle sfide future del settore, in particolare alla transizione energetica e alla sostenibilità ambientale.
Secondo i dati raccolti, gli impianti di risalita rappresentano tra il 5% e il 7% delle emissioni di CO₂ attribuibili al turismo montano, mentre nuove tecnologie stanno migliorando l’efficienza energetica del comparto. Tra le innovazioni più diffuse figurano sistemi di gestione energetica per gli impianti e tecnologie di innevamento programmato più efficienti, capaci di ridurre i consumi fino al 20%.
La prospettiva dopo le Olimpiadi
Lo studio arriva in un momento importante per le montagne italiane, a poche settimane dalle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, che hanno riportato l’attenzione internazionale sull’arco alpino.
Secondo l’analisi il turismo montano rappresenta una leva strategica di sviluppo territoriale, capace di attrarre presenze internazionali, sostenere l’occupazione e rafforzare la competitività delle destinazioni alpine italiane. La sfida per i prossimi anni sarà quella di conciliare crescita economica, tutela ambientale e innovazione, trasformando la montagna in un laboratorio di sviluppo sostenibile.