
Dalle grandi traversate alpine alle tribune olimpiche. A Milano-Cortina 2026 lo scialpinismo ha vissuto il momento che il movimento aspettava da anni: il debutto ai Giochi olimpici. Un traguardo storico che ha portato la disciplina agli occhi del grande pubblico, tra entusiasmo, pressione mediatica e inevitabili compromessi sul formato delle gare.
Un debutto atteso da anni dal movimento internazionale, ma arrivato con una formula ridotta: alle Olimpiadi si sono infatti disputate tre gare, pensate per essere spettacolari e compatibili con i tempi televisivi. La sprint maschile, la sprint femminile e la staffetta mista.
Una scelta che ha acceso il dibattito tra appassionati e addetti ai lavori. Perché lo scialpinismo, nella sua forma più classica, è uno sport di resistenza e grandi montagne, con gare che possono durare anche ore. Alle Olimpiadi invece tutto si è concentrato in pochi minuti: una sprint dura circa tre minuti per batteria.
Eppure per gli atleti italiani protagonisti l’esperienza olimpica è stata comunque qualcosa di unico.
L’emozione del debutto
È Giulia Murada, la prima protagonista che riusciamo a raggiungere telefonicamente, che ci confessa: “Devo ancora realizzare bene cosa sia successo in questa settimana. Per noi era tutto nuovo: il villaggio olimpico, il pubblico, il modo in cui funzionano le gare. È stato un mix di emozioni ed esperienze che non avevo mai vissuto prima”. Il pubblico soprattutto, la quantità di gente che era lì per applaudire e incitare gli atleti. “La mattina della gara ho sentito tutte le tribune urlare il mio nome e non me lo aspettavo. Credo che abbia inciso sulla performance. All’arrivo non ero soddisfatta della gara, ma come esperienza mi ha lasciato tantissimo”.
“Noi non siamo abituati a stare su una vetrina così importante, con tutta questa pressione mediatica e tanti giornalisti” commenta Michee Boscacci. “Però è stata anche una grande opportunità per far conoscere il nostro sport”.
“È stato diverso dal solito, ed è finito in un attimo” dice Alba De Silvestro. “Ora sto pensando alla Pierra Menta”.
Scialpinismo o Giochi Senza Frontiere?
Li abbiamo visti e letti ovunque quei commenti, spesso accompagnati dalla foto della scala. Ma cosa ne pensano i protagonisti di questa ondata di commenti che, in qualche modo, fa parte dell’effetto Olimpiade con la sua visibilità mainstream?
“Con le Olimpiadi tanti diventano esperti di sport che non hanno mai visto prima. – è la risposta della Murada – Il pubblico si è diviso: chi era lì lo ha apprezzato, chi conosce lo scialpinismo ha criticato, e chi lo ha visto per la prima volta spesso non ha capito bene cosa stesse succedendo”.
Una riflessione condivisa anche da Michele Boscacci: “Chi ha criticato penso che non abbia mai visto una gara di Coppa del mondo. In questa stagione abbiamo sette sprint identiche a quella vista alle Olimpiadi”. Boscacci ammette però che la sprint non rappresenta l’essenza dello scialpinismo. “Personalmente mi rispecchio di più nelle gare lunghe. Però dobbiamo essere consapevoli che se vogliamo portare il nostro sport alle Olimpiadi dobbiamo accettare dei compromessi. Pensare di portare una gara come il Mezzalama sarebbe utopia”.
La questione del compromesso olimpico torna anche nelle parole di Alba De Silvestro, che spiega: “Non sono una grande amante né della sprint né della mixed relay. Lo scialpinismo non è solo questo. Però per andare alle Olimpiadi siamo scesi a compromessi”. Secondo l’azzurra, il rischio è che il pubblico abbia percepito questo sport solo attraverso gli aspetti più spettacolari e tecnici. “A volte sembra che conti solo essere velocissimi nelle transizioni, mettere e togliere gli sci. Ma lo scialpinismo è molto di più”. Da qui la speranza che il programma olimpico possa evolversi nei prossimi anni. “Mi piacerebbe vedere in futuro anche una gara individuale o una staffetta più lunga. Le distanze sono state accorciate molto e forse gare un po’ più lunghe renderebbero meglio l’idea dello sport”.
Ma, attenzione, nessuno ha guardato con negatività a quanto realizzato, al balzo in avanti che la disciplina potrebbe fare grazie a questa prima olimpiade. Un passo gigante, commentano. E portarlo alle Olimpiadi ha significato cambiare prospettiva: adattare uno sport di montagna a un contesto mediatico globale. “Dopo l’annuncio dell’ingresso alle Olimpiadi molti gruppi sportivi hanno aperto sezioni dedicate allo scialpinismo. Oggi abbiamo più atleti professionisti e questo è indispensabile per far crescere lo sport” ricorda Alba De Silvestro.
Il vero impatto, però, si misurerà nei prossimi anni. “Siamo andati alle Olimpiadi e ci hanno visto in tantissimi. Sono curiosa di capire cosa succederà dopo”.