Everest, stagione al via. Tibet chiuso, in Nepal Icefall Doctors al lavoro
Con il versante tibetano chiuso alle spedizioni straniere, tutte le ascensioni si concentreranno sul lato nepalese. Gli Icefall Doctors sono già al lavoro sulla seraccata del Khumbu, mentre la stagione 2026 prende forma tra permessi costosi e ritorni più o meno celebri
Come ogni anno, con l’arrivo di marzo, gli occhi iniziano a scrutare il campo base dell’Everest alla ricerca di numeri. Gli Icefall Doctors sono già all’opera sulla montagna, intenti ad attrezzare la via di salita attraverso la temuta seraccata del Khumbu, e la stagione è pronta ad entrare nel vivo, almeno sul versante nepalese dell’Everest. Su quello tibetano, lungo cui corre la via dei primi salitori, tutto tace. Secondo quanto riferito da alcune agenzie di trekking la China Tibet Mountaineering Association, che gestisce aperture e permessi per le montagne che ricadono in territorio cinese, avrebbe deciso di non rilasciare permessi alle spedizioni straniere. Una decisione che sorprende, dopo il recente e florido periodo di apertura post pandemia. Alcune fonti affermano che alla base della decisione possa esserci lo spettacolo pirotecnico condotto da Arc’teryx e dall’artista pirotecnico cinese Cai Guo-Qiang lo scorso settembre.
Conseguenza? Semplice, le agenzie che avevano programmato spedizioni sul versante nord hanno riorganizzato salite e logistica sul versante sud, quello nepalese.
I numeri dell’Everest
Ma la conseguenza non è solo un ricalcolo logistico: con buona probabilità quest’anno ci sarà da aspettarsi un Everest ancora più congestionato dove non sarà raro vedere le famose e lunghe file di scalatori in paziente (e pericolosa) attesa alle altissime quote durante le poche finestre di bel tempo.
Nuove regole e costi più alti
Nel tentativo di migliorare la sicurezza e gestire l’impatto ambientale delle spedizioni, il governo del Nepal ha introdotto negli ultimi anni diverse misure. Dal 2025 il costo del permesso primaverile per salire sull’Everest è salito a circa 15mila dollari, una cifra che si aggiunge ai costi complessivi di una spedizione commerciale, che possono tranquillamente raggiungere i 40-50mila dollari.
Cifre che non sembrano spaventare alpinisti e sognatori infatti, nonostante il numero ufficiale dei permessi per la stagione 2026 non sia ancora definitivo, si può dire che negli ultimi anni il Nepal ha rilasciato oltre 400 autorizzazioni a stagione e gli operatori prevedono numeri simili anche quest’anno.
Qualche nome noto, pronto a tornare
Tra i tanti nomi che affolleranno il campo base dell’Everest molti nomi attesi, e qualche ritorno inatteso.
Tra i più attesi sicuramente quello dei due runner Tyler Andrews e Karl Egloff, entrambi qui con l’obiettivo di realizzare un record di velocità sul Tetto del Mondo. Il primo punta al record di salita senza bombole di ossigeno, dopo diversi tentativi non riusciti nelle stagioni precedenti; il secondo vuole invece realizzare il record di salita e discesa (campo base-vetta-campo base), anche lui senza bombole di ossigeno.
Tra gli altri nomi quello di Kami Rita Sherpa, un habitué dell’Everest, con oltre trenta ascensioni all’attivo. Sarà probabilmente qui per lavoro, alla guida di una spedizione commerciale e, se tutto dovesse andare secondo i piani, metterebbe a segno la sua 32esima ascensione agli 8849 metri dell’Everest.
Meno attesa è invece la presenza della norvegese Kristin Harila, famosa per aver scalato tutti i 14 ottomila in appena 92 giorni. Le sue intenzioni sarebbero quelle di realizzare la salita all’Everest senza utilizzare bombole di ossigeno, oltre all’obiettivo di salire anche le vicine vette di Lhotse e Nuptse.








