
Tanta neve, ma anche tantissima imprudenza. Dopo alcuni weekend di fortissimo innevamento sulle Alpi, segnati da incidenti (spesso mortali) a scialpinisti e freerider ben equipaggiati e preparati, nel weekend del 21 e del 22 febbraio il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è dovuto intervenire più volte per recuperare escursionisti privi dell’esperienza e dell’equipaggiamento necessari, dal kit ARTVA-pala-sonda (che è obbligatorio per legge!) fino alla piccozza, ai ramponi e persino alle calzature adeguate all’inverno. Non sono solo gli scialpinisti, dunque, a mettersi nei guai su pendii in quota o comunque complicati. Anzi.
Poco dopo le 14.30 di domenica, una valanga si è staccata nel vallone del Vajolet, ai piedi delle pareti e dei ripidi canaloni del Catinaccio (Val di Fassa, Trentino), travolgendo due ciaspolatori italiani sulla trentina, un uomo e una donna, non muniti di ARTVA. La chiamata di soccorso è arrivata dalla donna, rimasta indenne e in superficie poco più in alto del rifugio Vajolet, tra i 2250 e i 2300 metri di quota.
La centrale operativa di Trento ha allertato la stazione Centro Fassa del CNSAS, che è intervenuta con due operatori e due cani già pronti al rifugio Gardeccia. Sono state allertate anche le stazioni di Moena, Alta Fassa e San Martino, e il nucleo elicotteri dei Vigili del Fuoco di Trento. Mentre la donna, illesa, veniva elitrasportata a Canazei, soccorritori e cani hanno proseguito la ricerca dell’escursionista sepolto dalla neve, che è stato individuato e recuperato intorno alle 16. E’ stato elitrasportato, vivo ma in gravi condizioni, all’ospedale Santa Chiara di Trento.
Qualche ora prima, sul massiccio del Grappa, in Veneto, era scattato l’allarme per un escursionista di 40 anni, della provincia Rovigo, che era salito a piedi dalla valle di San Liberale e aveva poi raggiunto il sentiero 152 delle Meatte. A 1450 metri di quota, a causa della neve accumulata dalle slavine sul percorso, l’escursionista ha chiamato con il cellulare il 118. Ha chiesto aiuto, spiegando di non essere in grado né di proseguire né di tornare sui propri passi a causa della troppa neve. A intervenire, e a recuperare l’uomo con il verricello, sono stati l’elicottero e i soccorritori di Treviso Emergenza. Una squadra del CNSAS della Pedemontana del Grappa, che si trovava in addestramento al rifugio Scarpon, è salita Cima Grappa per poter eventualmente supportare le operazioni.
Più complesso l’intervento di sabato notte sulla Maiella, in Abruzzo, dove quattro escursionisti romani tra i 21 e i 23 anni sono rimasti bloccati nei pressi della Tavola dei Briganti, sul crinale tra il Monte Cavallo e la Sella Acquaviva. I quattro, che secondo i soccorritori avevano scarpe leggere e “catenelle”, e non disponevano né di piccozze e ramponi né di ARTVA, avrebbero voluto pernottare al bivacco Fusco. Sono invece rimasti bloccati dalla neve profonda e dal buio, e raggiunti qualche ora dopo da una squadra di terra del CNSAS Abruzzo. Alcuni dei ragazzi, a causa dell’abbigliamento inadeguato, secondo i sanitari del Soccorso avevano principi di congelamento ai piedi. Oltre quel punto, il sentiero estivo traversa una ripidissima conca. Se i quattro fossero riusciti a proseguire, probabilmente, sarebbero stati vittima di una valanga. Per evacuare i quattro rapidamente e in sicurezza, è intervenuto un elicottero dell’85° Centro SAR del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare, decollato da Pratica di Mare, alle porte di Roma, e abilitato per il volo notturno. L’operazione, che si è conclusa con il ricovero dei quattro ragazzi all’ospedale di Chieti, è stato uno dei primissimi interventi realizzati di notte dal Soccorso Alpino in Abruzzo. I principi di congelamento di piedi, se confermati, escludono i quattro dall’ipotesi di “contributo alle spese di soccorso” prevista qualche settimana fa da una legge regionale. Sarebbe interessante, però, conoscere il costo complessivo dell’operazione, con un elicottero che ha dovuto volare per centinaia di chilometri.
Davanti all’incoscienza degli escursionisti che partono senza informarsi sulle condizioni della montagna, senza aver letto i bollettini valanghe del Meteomont e di altri servizi, e spesso con un equipaggiamento e un abbigliamento sbagliati, merita un applauso il comportamento dei gestori del rifugio Selleries, nel Parco Orsiera-Rocciavré, in Piemonte.
Alle 18.13 di sabato 21 febbraio, dopo essere rientrati da un sopralluogo, i gestori hanno postato sulla pagina Facebook del rifugio un testo coraggioso. “Siamo rientrati da un quarto d’ora. LA VALUTAZIONE NON È POSITIVA. Prosegue il vento forte, dall’Alpe Selleries a Prà Catinat NON è scesa nessuna valanga, purtroppo. Per contro, e ce ne siamo accorti appena giunti nel pianoro a monte di Prà Catinat, si è staccato praticamente tutto il pendio da sotto la Cresta del Pelvo. Le valanghe sono scese fin sulla strada, passando oltre in un paio di punti, e scendendo verso l’abitato del Puy”. Il meteo, prosegue il testo, prevede temperature elevate.
Conclusione? “SCONSIGLIAMO LA SALITA ALL’ALPE SELLERIES, anche per domani, domenica 22 febbraio 2026”. “Le persone che salgono in escursione sono la nostra, unica, fonte di reddito, pertanto ci pesa dire di star giù, ma visto che fino a ora nella “nostra” piccola porzione di montagna non è accaduto alcun incidente grave, vorremmo concludere l’inverno così”. L’invito a non salire è stato ripetuto lunedì mattina. In un Paese dove l’incoscienza è diffusa, i gestori del Selleries sono un esempio di serietà. Un plauso che spetta anche ad altri rifugisti che sulle loro pagine social hanno diffuso appelli analoghi.