Intelligenza artificiale nelle app outdoor, quali scenari?
Abbiamo chiesto agli sviluppatori di AllTrails e PeakVisor di approfondire le modalità di implementazione di IA nei loro prodotti. Ecco cosa ci hanno detto

Abbiamo già avuto modo di affrontare l’argomento in un precedente articolo. Eppure l’implementazione di modelli d’intelligenza artificiale nelle applicazioni che si occupano di routing per l’outdoor resta un tema caldo e foriero di sempre nuovi stimoli – quando questi stimoli non diventano vere e proprie polemiche. Abbiamo intervistato a tal proposito Yulia Sidorova, business development manager di PeakVisor, e James Graham, chief technology officer di AllTrails. Se la prima è un’azienda esclusivamente italiana, ancora piuttosto “casalinga” nonostante i grandi numeri, la seconda è nata nel 2010 in California, affermandosi in pochi anni come azienda leader del settore in gran parte del mondo.
Nonostante la concorrenza di grandi competitor come questi, anche PeakVisor, con i suoi 9 dipendenti, ha ampliato la visione globale delle proprie mappe, diffondendosi a macchia d’olio su tutte le regioni alpine ma anche negli Stati Uniti e a Taiwan, oltre che in Corea, Giappone, Cina e Argentina (soprattutto in Patagonia).
«L’intelligenza artificiale è per noi di PeakVisor una questione di efficienza», spiega Yulia Sidorova. «Abbiamo iniziato nel 2019 ad implementarla per la prima volta, proprio per quanto riguardava il nostro fiore all’occhiello: il riconoscimento delle montagne ad una distanza massima di 200 km. In quel caso l’intelligenza artificiale ci aiutava leggendo i dati GPS dei dispositivi su cui l’app era installata. Un paio di anni fa abbiamo iniziato a farne uso per i modelli di testo che riguardavano informazioni quali l’apertura dei rifugi e degli impianti, ma in questo caso soltanto per strutturare i dati, elaborati comunque di persona. Abbiamo visto che funziona bene, almeno per il 98% dei casi. Di fatto, proprio in forza di quel 2% che è comunque importante, facciamo sempre un double check sui dati».
«Lo scopo di AllTrails è incentivare e supportare le persone nel trascorrere più tempo all’aria aperta», racconta invece James Graham. «Utilizziamo l’IA per rendere la nostra piattaforma più semplice e intuitiva e per aiutare i nostri utenti ad ottenere immediatamente informazioni essenziali sui sentieri, così da passare meno tempo davanti allo schermo e più tempo outdoor. Ogni percorso di AllTrails è mappato, verificato e gestito dal nostro team interno di esperti di sentieri. Il nostro team lavora direttamente con parchi ed enti gestori del territorio per fornire informazioni accurate e in tempo reale sui percorsi. Le analisi basate sui dati alimentano la nostra piattaforma e ci aiutano a progettare, sviluppare e migliorare funzionalità per offrire esperienze outdoor indimenticabili».
In che modo, nella pratica, usate l’intelligenza artificiale?
James Graham, AllTrails: «Da molti anni utilizziamo il machine learning per rendere le nostre funzionalità più intelligenti e facili da usare. Nel 2024 abbiamo introdotto nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, tra cui i riassunti dei percorsi generati dall’IA. Questi sintetizzano le informazioni fornite dagli esperti e dalla community in modo chiaro e conciso, consentendo agli utenti di comprendere facilmente le condizioni attuali e le recensioni recenti. A novembre 2025 abbiamo annunciato l’app AllTrails ChatGPT, rendendo la nostra piattaforma outdoor di riferimento disponibile ai milioni di utenti giornalieri di ChatGPT. A gennaio di quest’anno abbiamo lanciato la possibilità di porre domande sui sentieri direttamente su AllTrails, grazie alla tecnologia Apple Intelligence. Gli utenti di AllTrails possono porre domande sulle schede dei sentieri e ottenere risposte utili e pertinenti sia online che offline, rendendo più facile rimanere informati anche in caso di interruzione del segnale mobile. Entrambe le tecnologie saranno disponibili in italiano nelle prossime settimane».
Yulia Sidorova, PeakVisor: «Anche noi notiamo che l’IA ci è di supporto nei riassunti dei percorsi e delle informazioni forniti dall’utenza. Un altro utilizzo che ne facciamo è proprio quello che riguarda il feedback dei clienti, che riceviamo solitamente in due modalità: fotografica e scritta. Nel primo caso, ovvero quello di utenti che caricano le proprie foto pubbliche in un punto della mappa, l’IA ci aiuta a riconoscere se nelle foto ci sono persone oppure no. In tal caso quelle foto vengono eliminate dalla fruizione pubblica, sia per questioni di privacy che per “pulizia” generale: a noi e ai nostri utenti interessano maggiormente le immagini pulite di paesaggi e montagne, non di persone. Invece, sui commenti e i suggerimenti utilizziamo l’IA per processare i diversi feedback che ci arrivano, in qualsiasi lingua. Questo significa snellire i processi di traduzione ed essere più performativi in meno tempo».
Al netto di questi utilizzi, quali pensate che siano i limiti dell’intelligenza artificiale, sia a livello operativo che nella successiva fruizione da parte dell’utenza?
James Graham, AllTrails: «I sentieri sono soggetti a continui cambiamenti e le condizioni atmosferiche anche cambiano di continuo, quindi disporre di informazioni accurate e in tempo reale è fondamentale per orientarsi in modo sicuro e in serenità. Utilizziamo l’intelligenza artificiale per migliorare la fase di pianificazione e preparazione, ma la tecnologia non può mai sostituire il buon senso in montagna».
Yulia Sidorova, PeakVisor: «L’IA ci aiuta a velocizzare i processi e ad aumentare l’efficienza complessiva. Ma soltanto nel caso di processi che già sappiamo dominare molto bene, che conosciamo personalmente. L’intelligenza artificiale non prende mai decisioni al posto nostro e questo dovrebbe essere lo stile che caratterizza anche l’approccio di chi va in montagna. Per esempio, il bollettino valanghe in tempo reale che diffondiamo, e che magari in fase finale di elaborazione è aiutato da modelli di intelligenza artificiale, non può prescindere da un processo decisionale sempre personale. Per questo è importante raccogliere informazioni da fonti diverse e operare infine una successiva scelta individuale».
James Graham, AllTrails: «Su questo siamo allineati. Vorrei aggiungere che attualmente utilizziamo l’intelligenza artificiale per potenziare strumenti di ricerca più intelligenti che aiutano a trovare i percorsi più adatti alle persone in base alla popolarità in quel momento, alle condizioni attuali e ai percorsi verificati dal nostro team. Quando utilizzano AllTrails, gli utenti hanno a disposizione la combinazione vincente delle conoscenze della nostra community, dell’esperienza del nostro team e dell’innovazione che rende la nostra piattaforma così unica. Al momento non utilizziamo l’intelligenza artificiale generativa per creare nuovi percorsi o guidare i membri lungo un sentiero. La nostra funzione “Percorsi personalizzati” utilizza invece l’apprendimento automatico e le reti di itinerari esistenti per aiutare i membri a creare percorsi che si adattino alle loro esigenze, ai loro tempi e alle loro capacità. Ogni pagina dei percorsi di AllTrails è creata da un esperto del nostro team di controllo dei dati. Questi esperti ricercano, mappano e mantengono ogni percorso, in modo che le persone possano sapere cosa aspettarsi prima di partire. Dunque sì, come diceva Yulia, la supervisione di un esperto resta fondamentale, così come lo è la scelta individuale in montagna».
Qual è la vostra visione del futuro dell’intelligenza artificiale nel settore delle piattaforme di routing in generale e della vostra piattaforma nello specifico?
Yulia Sidorova, PeakVisor: «In futuro abbiamo in mente una possibile implementazione dell’intelligenza artificiale sulle gite programmate dagli utenti con l’applicazione diversi giorni prima del giorno stabilito. L’idea è di sviluppare degli aggiornamenti integrati sul percorso pianificato, dove l’intelligenza artificiale può aiutare nel riconoscimento della differenza di condizioni meteorologiche. Qualcosa di molto utile soprattutto d’inverno, per le scialpinistiche. L’utilizzo dell’IA deve comunque essere prudente, dal punto di vista dell’utente finale. La nostra app è un raccoglitore di risorse diverse e differenziate e l’intelligenza artificiale ci dà la possibilità di migliorare, ma con consapevolezza. Apprendimento ed esperienza, così come una generale educazione digitale, possono fare la differenza e sono importanti per chi frequenta la montagna e si avvale dei nostri strumenti».
James Graham, AllTrails: «Siamo ottimisti e ambiziosi riguardo al futuro. Dalla pianificazione più intelligente all’assistenza proattiva, i nostri team stanno lavorando con l’IA in modo attento e guidato dall’uomo. Siamo orgogliosi di creare strumenti che aiutano le persone a stare all’aria aperta e l’IA è uno dei modi in cui lo stiamo facendo, in maniera più rapida, intelligente e responsabile che mai. L’IA è uno strumento potente, ma i dati verificati da esperti e l’esperienza umana rimangono al centro della nostra piattaforma. Vorrei che le persone provassero queste funzionalità di persona, quindi il mio consiglio migliore è proprio quello di utilizzare AllTrails per trovare la vostra prossima escursione. Ci piace ricevere feedback dalla nostra community e il nostro team legge ogni singolo commento che riceviamo, quindi contattateci e raccontateci la vostra esperienza sui sentieri».
Yulia Sidorova, PeakVisor: «Mi accodo a questo appello di James. Anche noi riceviamo tantissime email ma le processiamo manualmente. Questo da un lato ci frena e rallenta ma dall’altro ci permette di avere un rapporto autentico con le persone. E direi che l’intelligenza artificiale questo non potrà mai togliercelo, né sostituircelo».


