The Last Days – Il ghiacciaio dell’Adamello: 33 scatti d’autore raccontano l’agonia delle terre alte
Le immagini in grande formato analogico sono state realizzate impiegando la tecnica del negativo su carta esposto attraverso antiche lenti fotografiche. Una scelta faticosa, anche fisicamente, ma che regala fotografie particolarmente emozionanti

Apre oggi al MuSA di Salò (BS) la mostra fotografica “The Last Days – Il ghiacciaio dell’Adamello nelle fotografie di Michele Gusmeri”.
In esposizione trentatré scatti fotografici, frutto della visione artistica e al contempo documentale di Gusmeri, che immortalano il drammatico arretramento e la bellezza effimera della più vasta concentrazione di ghiaccio delle Alpi Italiane. Un potente racconto visivo che testimonia l’urgenza della sfida ambientale, e un toccante ritratto che mostra il ghiacciaio in questo momento specifico: i suoi ultimi giorni.
Il progetto
L’idea di fotografare il ghiacciaio con l’impegnativa tecnica del Grande formato analogico è sfidante e -nell’era delle piattaforme social – quasi provocatoria. Il pensiero che lenti nate da mani artigiane tra metà Ottocento e primi Novecento possano essere oggi testimoni di un momento così epocale induce a riflettere sulla rapidità del cambiamento in atto: ciò che sembrava eterno alcuni secoli fa, oggi appare sull’ineluttabile discesa accelerata di un ripido piano inclinato. Il risultato rappresenta visivamente quella che oggi è una delle sfide più importanti per il genere umano: la necessità di preservare, per le future generazioni, le regioni di alta quota che custodiscono una parte essenziale delle riserve idriche del pianeta.

La tecnica fotografica
Gusmeri ha utilizzato una fotocamera analogica di grande formato 8×10”, impiegando la tecnica del negativo su carta esposto attraverso antiche lenti fotografiche. Attrezzature e tecniche sono state ricercate dal fotografo nel corso degli anni per conferire un aspetto unico ed inconfondibile ai ritratti, eseguiti tipicamente in studio. Questo metodo prevede l’uso di carta fotografica fotosensibile, caricata direttamente negli chassis del banco ottico. A differenza delle più moderne pellicole, la carta ha una sensibilità molto bassa, il che permette l’uso di lenti antiche sprovviste di otturatore, offrendo una resa unica, pittorica e inconfondibile, tipica delle lenti da ritratto della fine del XIX secolo.
In particolare, l’obiettivo principale utilizzato per questo progetto è un capolavoro della prima manifattura fotografica, una lente Auzoux & Français 300mm f4 Petzval, realizzata a Parigi nel 1863. I negativi sono stati sviluppati direttamente sul ghiacciaio dell’Adamello. A questo scopo la spedizione ha dovuto trasportare in loco e riportare a valle non solo l’attrezzatura fotografica necessaria ma anche quella di sviluppo chimico (incluse bacinelle, chimici, tank, pinze, luci rosse, acqua e una tendacamera oscura-portatile). Dopo l’acquisizione digitale dei negativi su carta, le stampe finali sono state prodotte in grande formato utilizzando la tecnica di stampa Fine Art ai pigmenti su carta 100% cotone metallizzata di qualità museale.
All’interno del percorso di mostra è inoltre proposto il cortometraggio col quale i registi professionisti Matteo Sandrini e Paolo Guarneri, hanno documentato ogni fase della spedizione.
La mostra, sostenuta dal CAI Brescia, rimarrà aperta fino al 12 aprile. Ulteriori informazioni e aggiornamenti sul sito del MuSA.






