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Antoine Le Menestrel e la leggendaria La rose et le vampire

40 anni fa lo straordinario arrampicatore francese liberava la celebre via di Boux. Per farlo inventò un movimento ancora oggi con pochi uguali, che non a caso è passato alla storia

“Grazie a questo inedito movimento ho scoperto una nuova dimensione della scalata, che mi faceva presagire che un giorno sarei diventato artista dell’arrampicata”, disse Antoine Le Menestrel. Ma a cosa si riferiva? Andiamo allora con ordine.

Buoux, nel sud della Francia, è un luogo magico, soprattutto per gli amanti dell’arrampicata libera. Vallata abitata dai Neanderthal, poi luogo di sepoltura, casa di eremiti stiliti durante il medioevo e, dagli anni ‘80, vera culla della scalata. In quel decennio per molti è la falesia più bella dell’universo. A contribuire alla chiodatura di questa fascia di roccia sedimentaria, seguendo il richiamo della linea più bella, sono Laurent Jacob, Jean Baptiste Tribout e i fratelli Mark e Antoine Le Menestrel.

Proprio quest’ultimo, nel 1985, calandosi dall’alto del settore Bout du Mond, scopre con stupore che gli appigli della via da lui immaginata ci sono tutti. Un vero regalo della natura. Con l’inesauribile voglia di arrampicare di quegli anni, Antoine chioda la via e mette mano ad alcune prese già esistenti per consolidarle e migliorarle. Una scelta che influenzerà tutta la sua carriera e che aiuterà a formare la tanto amata ed odiata etica non scritta dell’arrampicata. Modificando la roccia pensa di aver forzato troppo ma la via che ne risulta è un capolavoro.

Nel 1986, ben quaranta anni fa, Antoine libera La Rose et le Vampire assegnando il grado di 8B, tra i primi di questa difficoltà in Francia, mentre il primo in assoluto lo si deve a Wolfgang Gullich con Kanal im Rücken nel 1984.

Il nome, elegantemente scritto in corsivo nero alla base, lo si deve al movimento che richiede di allungare il braccio sinistro ad un appiglio talmente a destra che la testa deve passare sotto il braccio destro. Iconica la foto di Le Menestrel in giacca e cravatta con una rosa in mano che chiarisce ancora di più la sua frase: “Il Vampiro è la via, la Rosa è per voi”. Si crea una relazione tra roccia, scalatore e chi gli fa sicura o il pubblico che lo sta guardando. La mente creativa e la sensibilità di Antoine fanno sì che questo movimento finisca nei suoi spettacoli tra palcoscenici e muri delle città.

I più ferrei rispenderebbero a tanto romanticismo: “Sì, ma è una via scavata!”. Le Menestrel lo sa, scrive che “intervenendo su una presa agiamo in modo irreparabile”, sa che una presa è preziosa, e da quel momento non solo eviterà di farlo di nuovo, ma cerca di scalare le vie evitando gli appigli migliorati. Nasce addirittura una guida apposita di Buoux dei tiri liberati nuovamente con le sole prese naturali. La sua creatività trova campo libero con l’avvento dei muri artificiali che gli permettono di inventare le vie a suo piacimento, diventando così tracciatore ufficiale in numerose competizioni.

La Rose e le Vampire richiama da sempre i migliori al mondo, da Wolfgang Gullich ad Anna Stöhr, ma non è solo un tiro, non è solo un 8B, è molto di più. Sono le stesse parole di Antoine a chiarirlo: “L’arrampicata ci rivela, attraverso lo specchio della salita, delle sfaccettature di noi stessi”

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