
Tra appena tre giorni, venerdì 6 febbraio, inizieranno i venticinquesimi Giochi olimpici invernali. E’ la terza volta che si disputano in Italia e, pur senza dimenticare le polemiche che li hanno preceduti, è ormai l’ora di portarsi a bordo pista con i tifosi provenienti da tutto il mondo. E fare il tifo, per i propri beniamini cercando di accompagnarli verso quell’ambitissimo podio.
In questi pochissimi giorni che precedono le gare vale la pena ripercorrere la storia di uno degli appuntamenti sportivi più attesi, a cominciare dall’edizione del 1924 a Chamonix. Poco più di un secolo di sfide e imprese da rivivere con Meridiani Montagne, che ai Giochi ha dedicato la monografia attualmente in edicola. Sarà piacevole ricordare le grandi vittorie di Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, di Franco Nones ed Eugenio Monti, di Stefania Belmondo e Armin Zöggeler, solo per citare alcuni degli azzurri capaci di portare a casa la medaglia d’oro olimpica. Ma sarà interessante anche ripercorrere, quadriennio dopo quadriennio, l’evoluzione degli sport invernali e dello spirito che aleggiava intorno alle gare.
Ed è proprio storia delle Olimpiadi invernali che è dedicato un ampio articolo pubblicato sul numero 138 di Meridiani Montagne. Ecco qualche breve passaggio dell’articolo di Leonardo Bizzaro dal titolo “Il secolo della neve”.
La prima Olimpiade invernale non era un’olimpiade. A Chamonix, dal 25 gennaio al 5 febbraio 1924, si celebrò la Semaine interna-tionale des sports d’hiver, e solo a gare terminate, l’anno seguente – con il via libera dell’ottavo congresso olimpico a Praga – le competizioni ai piedi del Monte Bianco poterono fregiarsi retroattivamente del titolo di premiers Jeux olympiques d’Hiver. L’unica affiche ancora conservata, firmata da Auguste Matisse (nessuna parentela nota con il più famoso omonimo) per la linea ferroviaria Paris-Lyon-Méditerranée, fa riferimento alla VIII Olympiade, giacché in fondo si trattava della sezione invernale dell’Olimpiade ufficiale, quella parigina. In effetti era questo l’intendimento: l’anno olimpico si sarebbe dipanato in una fase invernale e una estiva nello stesso Paese. Ma già nel 1928 l’abbinamento saltò: ai Giochi invernali di Saint Moritz seguirono quelli estivi di Amsterdam (difficilmente l’Olanda avrebbe potuto disporre di piste per lo sci). Si tornò alla coppia nazionale nel 1932 (Lake Placid e Los Angeles negli Usa) e 1936 (Garmisch e Berlino in Germania), poi basta. E, anzi, dal 1994 (XVII Olimpiade invernale a Lillehammer) i Giochi invernali proseguirono sfalsati di due anni rispetto a quelli estivi…
1924: Chamonix, dove tutto ebbe inizio
Un’apoteosi scandinava, anche per l’assenza delle gare di sci alpino, nonostante Chamonix già ne fosse una delle capitali: 4 ori, 7 argenti e 6 bronzi per la Norvegia; 4, 3, 3 per la Finlandia (e appena un oro per la Svezia). Ma tre medaglie d’oro e una di bronzo per i norvegesi furono guadagnate da un solo atleta, Thorleif Haug, che vinse tutte le gare di sci nordico e arrivò terzo nel salto. In patria già era il re dello sci, dopo l’avventura olimpica gli venne eretta una statua a Leir, il suo paese natale. Al debutto francese parteciparono 258 atleti in rappresentanza di 16 nazioni, che si sfidarono in nove sport. L’unico cui le donne vennero ammesse fu il pattinaggio di figura, vinto dall’austriaca Herma Szabo-Plank. Ottava su otto partecipanti, si piazzò una norvegese di 11 anni, Sonja Henie. Non restò a lungo ultima. La météo: caldo primaverile fino al giorno precedente l’inaugurazione, con la piastra di pattinaggio trasformata in lago. Ma Zeus – il dio cui erano dedicate le Olimpiadi antiche – ordinò un provvidenziale brusco calo della temperatura e i Giochi riuscirono a prendere regolarmente il via. Una curiosità: nella squadra azzurra di bob a 4, che arrivò sesta, c’era anche Luis Trenker, il futuro regista e attore del Bergfilm tedesco degli anni Trenta.
1936: Garmisch-Partenkirchen, i Giochi di Hitler
Quelli inaugurati il 6 febbraio da Adolf Hitler furono una messa a punto della macchina propagandistica costruita da Goebbels per i Giochi estivi (ma senza l’ambigua grandezza del film Olympia, diretto da Leni Riefenstahl). “Ga-Pa”, stazione di sci all’avanguardia nata dall’unione, proprio alla vigilia dell’Olimpiade, di due cittadine, ospitò un evento colossale: 28 Paesi (erano 17 a Lake Placid), 756 atleti (quattro anni prima erano 271), oltre trentamila spettatori alla cerimonia di apertura, il debutto dello sci alpino, sia pure solo con una combinata di discesa e slalom, maschile e femminile. E, finalmente, neve e freddo assicurati (cominciò a piovere il giorno dopo la chiusura). Due nomi ben noti figurano tra i protagonisti. Birger Ruud non solo vinse, com’era ovvio, la gara dal trampolino, ma anche la discesa della combinata. Nello slalom saltò una porta, venne penalizzato e finì giù dal podio. L’ultima esibizione da dilettante di Sonja Henie fu attesa da una folla immensa e la campionessa norvegese ripagò i fan con una prova alla sua altezza: terzo oro in tre Olimpiadi consecutive. Il bronzo della combinata alpina andò a Émile Allais, che si rifiutò di tendere il braccio davanti a Hitler: sciatore straordinario, l’anno seguente a Chamonix vinse l’oro in discesa, slalom e combinata; entrato nei maquisards, i partigiani francesi, accompagnò Sandro Pertini in Italia attraverso il massiccio del Bianco…
1948: a Saint Moritz il primo oro italiano
Terminata la Seconda guerra mondiale, i Giochi tornarono nella perla dell’Engadina. Dopo le due edizioni cancellate per ragioni belliche (erano state assegnate nel 1940 a Sapporo e nel 1944 a Cortina), il Cio aveva deciso di concedere l’Olimpiade invernale a una nazione neutrale in guerra, ovvero la Svizzera. Vent’anni dopo è di nuovo Saint Moritz e per l’Italia, che pure aveva partecipato a tutte le edizioni, è il momento del primo oro. Nino Bibbia, nato in provincia di Sondrio, era fruttivendolo a Saint Moritz. Sulla Cresta Run, la prima pista al mondo, realizzata già nel 1884, si allenava pressoché tutti i giorni con lo skeleton (si differenzia dallo slittino perché la testa dell’atleta è avanti e la posizione è prona). In sei discese disputate in due giorni batté tutti gli avversari, ma si piazzò anche ottavo nel bob a 2 e sesto nel bob a 4.
1984: Sarajevo, prima della tragedia
Era ancora Jugoslavia la nazione in cui venne disputata la XIV Olimpiade invernale. Sarajevo era una piccola cittadina in crescita e la dissoluzione del Paese era di là da venire. Anzi, dopo i boicottaggi reciproci, gli atleti di Usa e Urss tornarono pacificamente a incontrarsi su neve e ghiaccio della Bosnia (fin troppa neve, la cerimonia inaugurale rischiò di essere rinviata). Gli ori italiani furono di Paul Hildgartner nello slittino singolo (12 anni dopo aver vinto il primo, a Sapporo 1972) e di Paoletta Magoni nello speciale. Tra i protagonisti, la diciottenne Katarina Witt, bellissima tedesca orientale, si aggiudicò il suo primo oro olimpico nel pattinaggio di figura e mise le basi per la sua leggenda: dopo aver vinto il secondo oro a Calgary, passò al professionismo (e posò anche per Playboy).
2022: a Pechino solo neve artificiale
… Nel 2008 a Pechino si sono disputati i XXIV Giochi olimpici estivi, e nel 2022 i Giochi invernali con la stessa numerazione. La capitale cinese è l’unica ad aver ospitato entrambe le edizioni, più che onorevolmente, nonostante sui preparativi sia piombata la pandemia. Non c’era neve, com’era da aspettarsi in una metropoli a 44 metri di altitudine. Nessun problema: l’azienda bolzanina Technoalpin (che già aveva fornito cannoni sparaneve a Sochi e Pyeongchang) assicurò un perfetto imbiancamento, anche se il paesaggio intorno restava tristemente marrone. In totale vennero portati in Cina 350 generatori di neve, per 20 milioni di euro di commessa, che attrezzarono le piste nella contea di Yanqing e nella città-prefettura di Zhangjiakou. La neve – artificiale – cadde perfino su Pechino, per le gare di big air. Tra Pechino Nord e la stazione di Zhangjiakou venne inaugurata una linea ferroviaria su cui correvano treni a una velocità di 350 km/h. Dal gennaio 2022 e durante i Giochi, uno studio televisivo mobile permise la trasmissione in diretta delle competizioni sul treno. Sul versante sportivo, la pattinatrice di short track Arianna Fontana fu la portabandiera azzurra nella cerimonia di apertura. Nel corso dei Giochi, con l’undicesima medaglia, sopravanzò Stefania Belmondo nella classifica degli atleti più medagliati della storia olimpica italiana…
… Il film ufficiale dei Giochi, Beijing 2022, fu prodotto da Zhang Yimou, il regista di Lanterne rosse, e diretto da Lu Chuan: il tema centrale è la difficoltà di organizzare i Giochi durante la pandemia da Covid-19.