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Livigno: escursioni nel silenzio a breve distanza dai clamori olimpici

La località valtellinese ospiterà le gare olimpiche di snowboard e freestyle. Ma il festoso assalto dei giovani tifosi di queste discipline non cancella le possibilità di effettuare uscite gratificanti dove si ascolta ancora il rumore della natura

Livigno corre veloce, perfino troppo per qualcuno, e in occasione delle Olimpiadi non ha badato a spese. A fronte di qualche intervento davvero troppo invasivo, però, la possibilità di trascorrere giornate sulla neve lontano dai clamori olimpici riconcilia con un luogo che ha tutte le carte in regola per soddisfare anche chi cerca tranquillità al cospetto di grandi scenari naturali. La cosiddetta “neve dolce”, insomma non è svanita. Ed è tutta naturale.

Cinque “percorsi gestiti” per lo skialp

Grazie all’altitudine elevata e alla conformazione delle montagne che la circondano, Livigno può vantare un’infinita serie di percorsi per gli sci alpinisti. Da qualche anno, inoltre, sono stati predisposti cinque “percorsi gestiti”, a disposizione dei meno esperti e soprattutto concepiti per garantire escursioni sicure. Questi tracciati vengono quotidianamente monitorati e chiusi in caso di pericolo valanghe, inoltre sono battuti dopo le nevicate e segnalati con palinatura blu e arancio. Gli itinerari gestiti sono distribuiti nellavarie aree del territorio livignasco e sono: Trepalle-Li Caprena (dislivello 372 m; difficoltà media), Deschana (dislivello 671 m; facile), Croce Valandrea (dislivello 501 m; medio), Costaccia (dislivello 558 m; facile) e Carosello 3000 (dislivello 919 m; medio).

Ciaspole: nel silenzio della Val Federia

Sono sette, invece, i “percorsi gestiti” per le ciaspole, in massima parte con vista sul paese o diretti verso i caratteristici baitel, piccole baite ristrutturate sempre aperte che possono essere utilizzate come punti di sosta 24 ore al giorno.  Ci si allontana dall’euforia olimpica, però, lungo il percorso delle Tee di Val Federia. Le Tee sono le tipiche baite un tempo abitate dai pastori nella stagione estiva e oggi in buona parte utilizzate come luogo di relax dagli abitanti della zona. L’escursione si completa in mezza giornata e parte dal parcheggio Pont de la Calcheira, poco distante dal Lago di Livigno. Dopo un avvio dalle pendenze accentuate ci si inoltra lungo sentieri tracciati a mezza costa sulla sinistra orografica della vallata, quello più soleggiata. Così si raggiunge la Tea de Memi, un ristoro aperto tutto l’inverno che rappresenta anche il giro di boa dell’itinerario. Si torna quindi verso Livigno rimanendo più vicino al torrente Federia rispetto all’andata ma sempre sulla sinistra orografica della valle.

Trenta chilometri di piste per lo sci di fondo

Trenta chilometri di anelli per lo sci di fondo soddisfano i cultori dello sci di fondo per tutto l’inverno. I tracciati si sviluppano lungo l’intero altopiano livignasco dalla zona della Forcola e dell’Alpe Vago fino al lago di Livigno: a seconda dei gusti si possono quindi sfiorare i siti più vivaci e animati come le frazioni lontane e silenziose. Nel novero delle piste che ogni anno ospitano La Sgambeda, una delle più popolari gare di granfondo del calendario nazionale, si trova anche l’impegnativa pista “Marianna Longa”, cinque chilometri piuttosto tecnici intitolati all’ex azzurra di sci nordico. Presso lo Stadio del Fondo si trovano spogliatoi gratuiti e i maestri di sci specializzati.

Da vedere: il MuS!

I livignaschi celebrano e conservano le loro origini al MuS!, Museo di Livigno e Trepalle. Ospitato in un’antica abitazione, il museo attraverso un percorso innovativo e mai scontato accompagna il visitatore nella scoperta del passato di questo territorio e, allo stesso tempo, lo aiuta a comprendere le dinamiche che hanno portato al presente. Attraverso la ricostruzione fedele diambienti domestici e diverse sezioni tematiche, il museo testimonia lo spirito di adattamento e l’arte di arrangiarsi con poco, sviluppati dagli abitanti nel corso dei secoli.  Sono molti i riferimenti all’arte del riuso e del riciclo, alla competenza chimica dei casari, alle credenze popolari, alla gastronomia locale e alle tradizioni che ancora oggi sopravvivono. Una sorprendente macchina del tempo che vale davvero la pena conoscere dopo una giornata sulla neve.

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