La rivolta degli impianti di risalita: “vogliamo riposare anche noi”
Nelle scorse settimane tanti impianti anche modernissimi si sono fermati. Ovvero, quando le macchine vogliono dormire
Nei giorni scorsi, gli impianti di risalita hanno spesso fatto i capricci: un incidente alla funivia di Macugnaga il 30 dicembre 2025, il blocco della seggiovia a San Martino di Castrozza il 3 gennaio 2026, altri malfunzionamenti da Pila a Sestriere ma anche nelle località internazionali super top come Davos e Hintertux. Per fortuna, senza danni irreparabili a persone o cose, ma sufficienti a farci fermare un momento.
Il trasporto su fune, lo sappiamo, è uno dei mezzi più sicuri che esistano. Le statistiche lo collocano ben al di sopra di treni, autobus e automobili, dove ogni giorno le cronache ci ricordano l’intrinseca fragilità dell’uomo al volante.
Eppure, questi intoppi quasi quotidiani sugli impianti di risalita hanno qualcosa di poetico, quasi ribelle, dove trefoli, volani, motori e piloni sembrano prendersela con i chili e chili di sciatori, ossa e tendini, inermi trasportati verso l’alto. Non come HAL 9000, il supercomputer di Kubrick che in Odissea nello Spazio cerca di eliminare l’equipaggio, ma più vicini al robot umano cinese di Hangzhou, l’Unitree H1, che nei laboratori si muove in modo frenetico e caotico durante i test, stupendo gli ingegneri con comportamenti che sembrano quasi animati.
In fondo, i colossi di ferro del circo della neve assomigliano più agli antichi automi del XVII secolo, capaci di suonare musica o muovere figure meccaniche. Come quegli orologi o macchine che sfuggono al controllo, anche le nostre seggiovie e cabinovie sembrano chiedere una pausa, stanche di portare persone su pendii artificiali di neve tecnica, forse vorrebbero dormire un po’.
E qui torna alla mente Caterino, il robot che voleva dormire di Gianni Rodari. Con occhi fissi e senza palpebre, osserva i suoi padroni addormentarsi e decide di provare anche lui. Non ci riesce, perché gli occhi del robot sono fatti per restare aperti, ma ascoltando una storia piena di immagini fantastiche, riesce finalmente a “dormire” mentalmente, scoprendo il piacere del riposo.
Forse le macchine di risalita non vogliono altro che questo, un momento di pausa tra un giro e l’altro, il tempo per sospendere la fatica e osservare il mondo dall’alto, prima di tornare a sollevare turisti a frotte verso la vetta.
In fondo, tra capricci meccanici e piccoli malfunzionamenti, sembra che anche le seggiovie e le funivie abbiano il loro momento di ribellione, un piccolo sonno, un sospiro meccanico, e il tempo di riscoprire che la montagna non si lascia mai domare del tutto.



