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Eric Escoffier, “fast and furious”

Il 9 agosto 1960 nasceva lo straordinario scalatore francese, protagonista di salite e concatenamenti a tutta velocità dalle Alpi all’Himalaya. Scomparve sul Broad Peak il 29 luglio 1998

Nulla è impossibile

Eric Escoffier

Eric Escoffier, nato il 9 agosto 1960 nella cittadina di Ambresle, vicino a Lione, è un giovane talento della ginnastica artistica e, soprattutto, del nuoto, capace di vincere numerose gare, dai 25 metri farfalla ai 100 m stile libero. Un infortunio al polso mette fine alla sua carriera agonistica portandolo a scoprire il piacere delle camminate in montagna e, nel 1980, l’arrampicata. Dopo le prime avventure sul calcare del Verdon capisce di essere maggiormente attratto dalle grandi pareti, dai lunghi avvicinamenti, dal freddo e dalla quota.

Il Monte Bianco

Non a caso presta servizio militare presso il Groupe Militaire de Haute Montagne (GMHM) di Chamonix dove conosce la leggenda Christophe Profit che lo introduce al mondo del Monte Bianco, che diventerà il suo campo da gioco preferito.

Nel 1982 con il compagno Daniel Lacroix concatena in undici ore la Diretta Americana e il Pilastro Bonatti all’Aigulles du Dru, per un totale di 1800 metri di scalata, lasciando trasparire i cardini dello “stile Escoffier”: velocità, leggerezza, autonomia e istinto.

Un anno di grandi prime salite in libera, il 1983: a iniziare dalla Bonatti-Ghigo al Grand Capucin; seguita dalla libera della Direttissima Americana al Petit Dru, già tentata da Marco Pedrini ed ora riuscita da Escoffier dichiarandola 7A+; e concludendo con la Via Americana all’Aiguille du Fou grazie ad una variante per evitare un tratto scalabile solo in artificiale.

Nell’inverno dello stesso anno realizza la prima solitaria invernale della Dufour al Grand Pilier d’Angle dimostrando grande abilità anche con ramponi e piccozza, come conferma la successiva prima solitaria del Super Couloir du Tacul.

Percorre le vie invernali più leggendarie del massiccio del Monte Bianco: l’Hypercouloir del Brouillard, la Frost-Harlin al Pilier Dérobé, la Colton-MacIntyre e la Via degli Sloveni, queste ultime sulle Grandes Jorasses.

L’altissima quota

Nel giugno 1985 vola nel Baltoro alla ricerca dell’aria sottile delle vette più alte del mondo, conquistando in rapida successione Gasherbrum II, Gasherbrum I e K2, è il primo francese a mettere piede sui suoi 8611 m. Purtroppo nella discesa da quest’ultimo muore il suo grande amico Daniel Lacroix. Prima di rientrare, non soddisfatto della mitica impresa di tre 8000 in soli 20 giorni, prova anche il Broad Peak ma il maltempo lo ferma a 7400 m.

La velocità nel sangue

Il 12 marzo 1987 prende il via una sfida senza precedenti con grande seguito mediatico; ovvero il concatenamento delle tre grandi nord delle Alpi: Grand Jorasses, Eiger e Cervino. Sul ring i fuoriclasse Profit, in partenza sulle Jorasses, ed Escoffier, in partenza invece nel ventre dell’Orco. In sole 42 ore Profit sale le tre pareti, mentre Escoffier deve arrendersi, rallentato dalla minor conoscenza delle vie.

Poco dopo ottiene una rivincita personale conquistando lo Shisha Pangma, suo quarto 8000.

Lui, Profit e Jean Marc Boivin sono i protagonisti indiscussi degli anni ‘80 per aver inventato un nuovo modo di andare in montagna, ora sulla bocca di tutti come “fast and light”, fatto di salite veloci, solitarie, prive del superfluo e spesso concatenate grazie a spostamenti in parapendio, deltaplano o elicottero.

Per Eric la sfida al cronometro continua sulle piste asfaltate e al volante della sua amata Peugeot 205 GTI. Ama la velocità e partecipa anche come co-pilota al Rally di Monte Carlo. L’11 settembre 1987 la sua auto esce di strada rovinosamente; un incidente che lo costringe ad una lunga riabilitazione per compensare la risultante semi paralisi del lato sinistro del corpo.

Di nuovo in azione

Nonostante le poche speranze concesse dai medici, Escoffier riprende a praticare alpinismo dichiarando di voler completare la salita di tutti i 14 ottomila e la sfida delle Seven Summits entro il 2001. La sua voglia di rinascita non sfugge nemmeno ad un’azienda di videogiochi che lo coinvolge come testimonial di “Chamonix Challenge”. Nel 1987 i suoi intenti si scontrano con la realtà, fermato dal maltempo a 7800 m nel tentativo della salita all’Everest, mentre porta a casa il suo quinto 8000 nel 1997 conquistando il Cho Oyu. La stagione successiva è di nuovo sul Broad Peak dove bivacca con il compagno Pascale Bessières a 7800 m, vengono avvistati per l’ultima volta la mattina successiva.

Il 29 luglio 1998 si perdono per sempre le sue tracce, lascia due bambini e la moglie incinta, ma il segno del suo passaggio resterà per sempre.

Salite principali

I libri

Film

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