
GRUYERE, Svizzera — E’ stato arrestato il "profanatore di croci di vetta" a cui la polizia svizzera dava la caccia dallo scorso ottobre. Si tratta di una guida alpina, Patrick Bussard di 48 anni, che ha confessato i misfatti compiuti sulle cime del Vanil Noir e delle Merles, senza però esprimere alcun rimorso, anzi. "Non è vandalismo gratuito. Volevo provocare un dibattito. Non mi piacciono le croci, la natura non appartiene ad alcuna religione". E nell’ambiente, si scatenano polemiche e sconcerto.
Nei giorni scorsi, l’arresto del colpevole: Patrick Bussard, guida alpina, abitante a Moléson-sur-Gruyères, che durante l’interrogatorio ha confessato tutto al commissario Jean-Luc Mooser. "Ho risalito Les Merles con le pelli in 3 ore – ha raccontato Bussard -. Era giorno, ma soffiava la bufera, così ho evitato di incontrare curiosi. Avevo un piccolo zaino con il seghetto. Ho lasciato cadere la croce in pochi minuti, il legno era dolce".
Come si è risaliti a lui? "La profanazione della croce-Vanil Noir ha avuto luogo di notte e nella neve – spiega Mooser -. Abbiamo pensato che fosse stato un professionista. Le voci di paese sulle sue opinioni religiose che ci sono giunte all’orecchio, hanno poi condotto sulla strada giusta".
Ora la guida è stata rilasciata, anche perchè non ha precedenti penali, ma dovrà fronteggiare un processo penale per violazione della libertà di culto e per danni materiali. Un altro procedimento sarà avviato probabilmente dal corpo delle guide, che paventa la sua esclusione dal gruppo. Ma Bussard è convinto di aver fatto la cosa giusta.
Bussard è convinto infatti di aver soltanto avuto il coraggio mancato ad altri. "Ho fatto quello che molti pensano in silenzio – ha detto alla stampa -. La Chiesa impone questo simbolo ma le vette devono essere, dal mio punto di vista, degli spazi di libertà. Mi sembra che ci siano luoghi di culto sufficienti a rispettare le convinzioni di tutti. Ho confessato dopo l’arresto, è vero, ma comunque mi aspettavo tutto questo".
"Commettere reati in montagna, attaccando gli oggetti religiosi, non è promuovere un dibattito costruttivo" hanno replicato il prefetto e le autorità del cantone. "La croce non imbarazza le persone – ha aggiunto, duro, il sindaco di Bas Intyamon, dove sorge Les Merles -. E’ parte del nostro patrimonio culturale. E per i credenti, è una bella sensazione arrivare in vetta e vedere la croce".
La condanna è unanime anche dal mondo alpinistico e dal soccorso alpino. Non è la prima volta che la polemica sulle croci di vetta viene sollevata. Basti ricordare ciò che accadde nel 2006 sul Pizzo Badile, quando un gruppo di alpinisti composto da Jacopo Merizzi, Luca Maspes, Mario Scarpa e Giovanni Novella portò sulla vetta una statua del Buddha per lo stesso motivo. Mai, però, era accaduto che le croci venissero profanate o distrutte.
"Sono sorpreso che il responsabile di questo gesto sia una guida alpina – ha dichiarato Pierre-André Kolly, presidente della sezione Gruyere del Club Alpino Svizzero -. Un alpinista nell’anima dovrebbe rispettare le cime e capire questi simboli. Anche in Nepal, i mucchi di pietre hanno una dimensione spirituale. Sono sicuro che ci fosse andato, avrebbe messo una pietra sul tumulo. La commissione Guide prenderà di sicuro in considerazione la sua esclusione: siamo unanimi nel considerare che si tratta di un’azione stupida. Queste croci non infastidiscono nessuno. Fanno parte della storia e hanno anche un ruolo concreto nell’indicare la vetta della montagna".
"Il suo gesto esprime il pensiero di una minoranza che deve essere rispettata – ha detto al quotidiano le Matin il vicario generale della diocesi, Nicolas Betticher -, ma penso che la maggioranza della nostra società abbia una dimensione cristiana. Il crocifisso trova posto in diversi spazi pubblici: ha una dimensione orizzontale di valori umani come la solidarietà, che si trova per esempio nella Croce Rossa e che non può offendere il non-credente. Il credente aggiunge soltanto una dimensione verticale, spirituale a questo simbolo".
Betticher ha anche invitato Bussard a discutere personalmente della questione, ma la guida alpina sta ancora riflettendo se sia il caso o meno di parlare con il vicario ecclesiastico.