Cervino e Monte Rosa

L’abbraccio dei quattromila

Monte Cervino e Monte Rosa: due giganti delle Alpi i cui nomi evocano grandi imprese, paesaggi unici, luoghi suggestivi e una maestosità livida, che stupisce e quasi mette in soggezione. Territori che meritano una visita, non solo in inverno, se si è appassionati e amanti delle discese in sci o snowboard e delle arrampicate su pareti che regalano vedute spettacolari, ma anche d’estate, quando la stagione apre alla possibilità di organizzare escursioni e trekking sia sul Cervino che sul Rosa, tanto impegnativi quanto suggestivi.

Escursioni Cervino

Monte Cervino: la montagna per eccellenza

Visto dalla cresta d’Ob Sattla (sopra il paesino di Täsch, a sei chilometri da Zermatt e in alta Mattertal), il Cervino (o meglio Matterhorn per i Vallesani) appare più che mai isolato. Al centro della piramide è ben visibile l’elegante cresta dell’Hörnli (o del Cornetto), che è poi la via Normale del Cervino, dalla parte svizzera. Più lunga della cresta del Leone (la via Normale italiana) e di quella di Furggen (o della Forca), sale con un’inclinazione regolare che la rende il percorso più facile per raggiungere la vetta. Per questo motivo è anche la via più frequentata. Base di partenza ideale per questa salita è la Hörnlihütte (3260 m) che si raggiunge da Zermatt in circa 4 ore percorrendo un comodo sentiero, oppure salendo in funivia fino all’Hotel Schwarzsee (2583 m), da dove si prosegue a piedi per un paio d’ore fino al rifugio.

Sulla terrazza panoramica del Gornergrat

I lavori per la realizzazione del trenino a cremagliera che arriva da Zermatt (straordinaria opera di ingegneria in alta montagna) iniziarono nel 1896. E nonostante la quota elevata che rendeva possibile l’apertura dei cantieri solo durante la bella stagione, la ferrovia fu completata in solo due anni impiegando complessivamente 2400 uomini. Nel 1898 fu effettuato il viaggio d’inaugurazione, ma prima che la linea potesse rimanere attiva tutto l’anno senza pericoli, era ancora necessario mettere in sicurezza il tratto del Riffelbord, soggetto a rischi di valanghe. Il problema fu risolto con l’apertura, alla fine della Seconda guerra mondiale, di una galleria lunga ben 800 metri. Oggi il tragitto dura 43 minuti e la puntualità, naturalmente, è quella svizzera!

Escursioni Cervino

Con un’area di poco meno di 19 chilometri quadrati è una delle 16 più vaste superfici glaciali della Svizzera. Lungo la parete nord del Cervino, vero tempio della storia dell’alpinismo, salgono diverse vie tra cui la famosissima Schmid che si sviluppa tra la cresta dell’Hörnli e la Diretta Bonatti. L’impresa dei fratelli Franz e Toni Schmid dell’estate del ‘31 segna uno dei passaggi più importanti nell’epopea dell’alpinismo eroico: i due risolsero il primo dei “tre grandi problemi delle Alpi”, cioè le tre pareti nord più impressionanti (Cervino, Grandes Jorasses e Eiger). Le piccole frazioni, unite tra loro da una rete di strade e sentieri, sono situate tra i 1160 e 1680 metri di quota e sorgono sul versante più mite e assolato della Valtournenche. Da qui, una delle escursioni più interessanti è quella che in circa 2 ore e trenta porta alla Cappella della Trasfigurazione (2169 m), da dove si gode una splendida vista su tutta la vallata del Cervino, e sulla vastissima corona di vette e ghiacciai delle Alpi Pennine. Tornando verso il fondovalle e l’abitato di Antey-St.-André, la Valtournenche si stringe progressivamente tra versanti più scoscesi. Da qui la valle sale per circa una ventina di chilometri, fino ad aprirsi su uno dei più spettacolari anfiteatri dell’intero arco alpino: la conca del Breuil.

I profili e le cime del Monte Rosa

Con i suoi 2500 metri di altezza e i tre chilometri di larghezza, la Est del Rosa è la parete più vasta delle Alpi. Il toponimo Monte Rosa indica l’insieme di cime che compongono il massiccio; sulla cresta sommitale si trovano in successione da sinistra: la Punta Gnifetti, la Punta Zumstein, la Punta Dufour e la Nordend. La Dufour, che si alza tra il Colle di Zumstein e il Silbersattel, con i suoi 4634 metri di quota è la seconda montagna più alta della catena alpina (dopo i 4810 metri del Bianco). Indicato sulle carte, tra XI e XVII secolo, come Momboso e in seguito segnalato come Mons Sylvius, questo massiccio assunse il nome di Monte Rosa solo a partire dal 1744. L’origine di questo toponimo si fa derivare da rösa o roise, che nell’antico dialetto valdostano indicava “ghiacciaio”. Sullo sfondo, a destra, è ben visibile il Cervino (4478 m).

Uno sguardo sui Quattromila

Il versante settentrionale (o svizzero) del Monte Rosa è quasi interamente ricoperto da nevi perenni e ghiacciai, dai quali affiorano, qua e là, alcune formazioni rocciose che assumono profili dentellati quando sono formate da gneiss, o si presentano come veri e propri torrioni quando sono composte da “pietre verdi”. Sebbene la maggior parte della sua superficie si trovi in Italia, la punta culminante del Gruppo (la Punta Dufour) è situata interamente in territorio elvetico. Capitali turistiche di questo versante sono Zermatt (1616 m) e Saas Fee (1803 m), entrambe raggiungibili dalla Valle del Rodano percorrendo la Vispertal che all’altezza di Stalden si biforca in Mattertal e Saastal. Dalla cima del Monte Zerbion (2722 m), che si innalza aerea verso la parte meridionale del lungo spartiacque tra la Valtournenche e la Val d’Ayas, è possibile abbracciare in un solo colpo d’occhio l’insieme di vette che punteggiano la Valle d’Aosta, Cervino e Monte Rosa compresi. La Val d’Ayas, ripida e incassata solo nelle parti iniziali e terminali, si apre in vaste distese prative offrendo in più punti scorci grandiosi sui Quattromila che si trovano alla sua testata: Breithorn, Polluce e Castore.

Territorio e trekking sul Cervino e sul Monte Rosa

Un abbraccio di ghiaccio

A 1701 metri di quota, tra Frachey e Saint-Jacques si trova il rifugio Casale Monferrato che viene utilizzato come comoda base d’appoggio per le escursioni in alta valle. Il Monte Zerbion, invece, si raggiunge da Antagnod (località Barmasc) in circa due ore e 30 minuti di cammino. Sul versante settentrionale del Rosa, il Ghiacciaio del Grenz separa il Gruppo dei Lyskamm dalle cime più alte del massiccio e confluisce intorno ai 2700 metri nel Ghiacciaio del Gorner, formando uno dei complessi glaciali più vasti dell’intera catena alpina. Si può raggiungere la parte inferiore del Ghiacciaio del Gorner (o Gornergletcher) da Zermatt utilizzando un tratto del comodo trenino a cremagliera del Gornergrat che sale lungo l’ampia dorsale di pascolo e detriti conosciuta come Riffelberg, e poi percorrendo il sentiero che porta alla Monte Rosahütte (2795 m), la costruzione in pietra e legno posta all’Unter Plattje, a lato della grande confluenza glaciale. Questo rifugio ha una capienza di 150 posti, costituisce un ottimo punto d’appoggio per i quattromila del Rosa ed è molto frequentato durante la stagione scialpinistica.

La Valle ai piedi del Rosa

L’ abitato di Antagnod (1699 m) è la sede del comune sparso di Ayas, nell’omonima valle. Situato in bella posizione su un pendio affacciato sul Ghiacciaio del Monte Rosa, questo paesino è un vivace centro di sport invernali, anche se la località turistica più rinomata della valle rimane Champoluc. Il nucleo storico di Antagnod è un insieme di vecchie case in pietra, datate XVII e XVIII secolo. Percorrendo rue de l’Eglise si arriva alla parrocchiale di San Martino. Ricostruita nel 1839 sulla struttura dell’antico edificio (XV secolo), custodisce al suo interno un magnifico altare maggiore intagliato dai valsesiani Giuseppe Gilardi il Vecchio e tale Minaldi, dove sono ancora visibili sei sculture di santi appartenute all’altare della chiesa primitiva.
Escursioni Cervino
Cervino e Monte Rosa
Territorio e trekking sul Cervino e sul Monte Rosa
Territorio Cervino e Monte Rosa
Territorio e trekking sul Cervino e sul Monte Rosa
Escursioni Cervino
Cervino e Monte Rosa
Escursioni Monte Rosa

Le cime e i ghiacciai del Monte Rosa

Non cercate sulle carte la cima “Monte Rosa”: non esiste. Il toponimo Rosa venne introdotto nel 1744 per indicare l’insieme di vette che ha nella Punta Dufour (4634 m) la sua massima elevazione. Prima che nel 1863 il Consiglio federale elvetico la intitolasse al generale e topografo Guillaume-Henri Dufour (al quale si deve anche l’omonimo atlante), questa cima era denominata HÖchste Spitze, ovvero “vetta più alta”; mentre il massiccio del Rosa, Mons Sylvius e prima ancora Momboso. La Punta Dufour è la seconda più elevata della catena alpina, dopo il Monte Bianco (4810 m). Dopo diversi tentativi, venne raggiunta il primo agosto 1855 dal reverendo Charles Hudson con John Birbeck, i fratelli James-Grenville, Christopher Smyth, Edward Stevenson e le guide Ulrich Lauener e Johannes e Matthäus Zumtaugwald.

Le spettacolari pareti

La mitica Est del Monte Rosa è la parete più alta delle Alpi: 2500 metri di dislivello dal Ghiacciaio del Belvedere alla Punta Dufour, per circa tre chilometri di larghezza. Tra le punte Dufour (4634 m) e Nordend (4609 m) si trova il celebre Canalone Marinelli, che incide tutta la parete. Classificato di difficoltà D+, il Marinelli si sviluppa con una pendenza media di circa 45° (arrivano ai 55°); i passaggi più delicati sono la seraccata iniziale, che varia di anno in anno, e lo sperone roccioso terminale. Il canalone deve il suo nome all’alpinista Damiano Marinelli (Ariccia 1843 – Macugnaga 1881), che vi trovò la morte il primo agosto 1881, insieme a Battista Pedranzini e Fernand Imseng. Mentre scendevano, dopo aver raggiunto la Punta Dufour, si staccò una valanga che travolse la cordata; solo il portatore Alessandro Corsi si salvò.

Compreso tra il Colle di Felik (4061 m) e il Colle del Lys (4153 m), il Lyskamm si estende verso il settore ovest del massiccio. Le due sommità, Occidentale (4481 m) e Orientale (4527 m), distano tra loro circa un chilometro in linea d’aria. Il versante più grandioso è quello settentrionale, con il vasto scivolo ghiacciato (largo circa quattro chilometri) che precipita per oltre 1200 metri sui declivi crepacciati del Grenzgletscher, in territorio elvetico. La traversata dei Lyskamm è considerata una delle più classiche vie di ampio respiro delle Alpi. L’itinerario − molto frequentato in estate − collega il rifugio Gnifetti (3647 m) con il Quintino Sella (3585 m), e copre un dislivello di 900 metri. Dalla cresta sommitale la vista spazia sul Cervino, che sembra avvicinarsi a ogni passo.

Cervino e Monte Rosa

I ghiacciai del Monte Rosa

Un gelido abbraccio avvolge il massiccio del Rosa sul lato settentrionale. Tra i numerosi ghiacciai, il più imponente è il Gornergletscher (il secondo per estensione della Svizzera, dopo l’Aletschgletscher). La sua evidente lingua termina in un’estesa morena sopra Zermatt (1616 m). Da qui, in quattro giorni, è possibile compiere la traversata dell’intero massiccio toccando 17 Quattromila. Si parte dalla Monte Rosa Hütte e passando dalla Nordend e dalla Zumstein si arriva, il primo giorno, alla capanna Margherita. Il secondo giorno ci si collega al rifugio Gnifetti, da dove si prosegue per il Quintino Sella passando per i Lyskamm. Il quarto giorno si compie la traversata dei Breithorn per raggiungere il Piccolo Cervino e gli impianti funiviari che riportano a Zermatt.

Itinerari Cervino-Monte Rosa: nel cuore delle Alpi

Il Gletschergartenweg di Dossen

Partenza: Riffelberg (2582 m), stazione intermedia del trenino del Gornergrat

Arrivo: Furi (1867 m)

Dislivello: 800 m in discesa

Durata: 2 h

Difficoltà: E (escursionistico)

 Dalla stazione di Riffelberg, tra Zermatt e il Gornergrat, si attraversa il pianoro verso ovest, poi si percorre un tratto sul suo margine in moderata discesa verso nord, quindi ci si abbassa ripidamente lungo la sua fiancata fino al fondo della valle, occupata un tempo dal Gornergletscher. Si segue una comoda sterrata verso il basso e, ignorato un ponte sulla sinistra, si continua sulla strada a nordest. Poco oltre, prima dei tornanti, sulla destra un percorso segnalato nel bosco, con pannelli esplicativi, entra tra le formazioni geologiche scavate dal ghiacciaio (lo stesso punto si raggiunge, prima di incrociare il ponte, con un sentiero lungo una piccola gola). Tornati leggermente indietro, si va a prendere (ovest) la passerella sospesa che passa sopra la gola del torrente, da dove si raggiunge Furi, per poi scendere a Zermatt con gli impianti o a piedi (in questo caso calcolare circa un’ora).

Dallo Schwarzsee alla Schönbielhütte

Partenza: Schwarzsee (2583 m), stazione di arrivo degli impianti di risalita da Zermatt

Arrivo: Zermatt (1616 m)

Dislivello: 650 m in salita; 1550 m in discesa

Durata: 7 h e 30 min

Difficoltà: E (escursionistico)

Dalla stazione di arrivo degli impianti dello Schwarzsee, ai piedi della cresta nordest del Cervino (Hörnligrat), si segue la sterrata che sfiora il piccolo lago e cala lentamente a nordovest, per abbandonarla a destra quando piega a ovest e proseguire su sentiero fino a Stafelalp (2199 m). Nuovamente su sterrata si cala sul fondovalle, passando tra piccoli bacini artificiali, e si risale il versante opposto sull’affilata morena. Rimanendo nei suoi pressi, su sterrata o su sentiero, si procede verso ovest e con un ultimo strappo si arriva alla Schönbielhütte (2694 m), magnifico belvedere sui versanti nord e ovest della Gran Becca e sulla Dent d’Hérens. Tornati sui propri passi, si supera lo sbocco della valle dell’Ober Gabelhorn, che svetta in lontananza, si rimane sul versante sinistro orografico e con percorso semplice e panoramico, passando da Zmutt (1936 m), si cala a Zermatt.

Valle d’Otro e Laghi di Tailly

Partenza e arrivo: Alagna Valsesia (1186 m)

Arrivo: Laghi di Tailly (2422 m)

Dislivello: 1450 m

Durata: 4 h

Difficoltà: E (escursionistico)

Dal centro di Alagna si va al teatro Unione Alagnese, a sinistra del quale si imbocca il sentiero n° 3 che sale in Valle d’Otro. Si tralascia il n° 3A verso sinistra (altra possibilità più breve, ma che evita le frazioni della Valle d’Otro), si esce dal bosco e si superano in successione gli splendidi gruppi di case walser: Follu, Dorf e Scarpia. Prima di arrivare a Weng, si scende a sinistra ad attraversare il torrente e si ritrova il sentiero n° 3A, che si segue verso destra. Si rimontano i pendii con direzione sudovest, si passa dall’alpeggio di Tailly e, ignorando la traccia verso sinistra, dopo un’ultima salita si arriva al primo lago (2384 m) e poco oltre al secondo (2422 m), ai piedi del Corno Bianco. Volendo prolungare l’escursione, con il sentiero n° 3E si può salire al vicino Colletto di Tailly (2719 m), scendere ad attraversare verso nordovest i resti del Ghiacciaio d’Otro e risalire al bivacco Ravelli (2503 m; 2 h, EE). Il giorno seguente si rientra ad Alagna con il sentiero n° 3. L’intero giro dal bivacco Ravelli, consigliabile in senso inverso, richiede circa 10 ore.

Colle del Turlo

Partenza: Macugnaga (1317 m)

Arrivo: Alagna Valsesia (1186 m)

Dislivello: 1450 m in salita; 1550 m in discesa

Durata: 8 h e 30 min

Difficoltà: E (escursionistico)

Da Macugnaga (frazione Staffa) si sale al Lago delle Fate all’imbocco della Val Quarazza: è consigliabile una visita alla vicina Miniera della Guia, una delle pochissime miniere d’oro visitabili in Europa (conviene quindi spezzare l’itinerario in due giorni pernottando al bivacco Lanti). Dal lago si entra in Val Quarazza, si transita dal villaggio minerario abbandonato in località Crocette (Città Morta), si tralasciano le deviazioni a sinistra e a destra, proseguendo sull’ottima mulattiera lastricata, si attraversa il torrente e si giunge all’Alpe la Piana. Si continua con numerosi stretti tornanti e un lungo traverso, si transita dal bivacco Lanti (2125 m), quindi si rimontano gli ultimi pendii (neve fino a stagione inoltrata) fino al Colle del Turlo (2738 m). Si scende sul versante opposto sempre sulla splendida mulattiera, perdendo rapidamente quota fino al Lago del Turlo e poi all’Alpe Faller. Ignorando le tracce a sinistra e destra, si prosegue verso il basso passando dalle cascate dell’Acqua Bianca, oltre le quali si sfiora il rifugio Pastore, poi si segue la rotabile che costeggia le miniere abbandonate di Kreas e conduce infine ad Alagna Valsesia.