Sul tempio del ciclismo

Lasciata Bardonecchia, ed entrati subito in Francia, dopo la facile asperità del Colle della Scala si continua in discesa per Briançon, in vista del mitico Col d’Izoard, scalata impegnativa e resa celebre dal Tour de France. Poi un’ultima discesa, nel Parc naturel du Queyras, prima della salita verso Saint-Véran. Una tappa grandiosa nelle Hautes-Alpes.

Ogni ciclista lo sogna, in molti lo hanno affrontato, qualcuno conosce ogni curva, ogni falsopiano e ogni strappo. È il Col d’Izoard (2360 m), alto valico delle Alpi Cozie francesi, che separa il Briançonnais dal Queyras, dove sorge l’omonimo parco naturale. Un colle spoglio, come molti in questa parte delle Alpi, raggiunto da entrambi i versanti con strade che si inerpicano ripide, senza concedere soste. Un’ascesa percorsa innumerevoli volte dal Tour de France, che negli ultimi chilometri si svolge su terreno aperto, senza un filo d’ombra, con la meta che sembra non arrivare mai. Per giungere a Briançon, dove inizia la salita vera e propria, da Bardonecchia sono sufficienti poco più di 30 chilometri, in gran parte in discesa dopo il Colle della Scala. Dall’Izoard ci si butta a capofitto nel Queyras, prima di affrontare l’ultima salita a Saint-Véran. Visto che il giorno seguente si dovrà ascendere al Colle dell’Agnello, è anche possibile fermarsi a pernottare a Molines-en-Queyras, risparmiando circa 250 metri di dislivello. L’intero percorso misura 83 chilometri, quindi si può effettuare comodamente in giornata, superando un dislivello positivo di 2600 metri e uno negativo di 1850 metri.

Nel Briançonnais

Da Bardonecchia, senza ridiscendere verso la Valle di Susa, ci si dirige a sudovest verso il confine francese, subito oltre Pian del Colle, in moderata ma costante salita. Alcuni tornanti permettono di guadagnare quota e, verso sud, raggiungere il Colle della Scala (Col de l’Échelle, 1762 m), poco marcato valico all’interno di una stretta valle. Si scende sul versante opposto e, raggiunta la strada principale, si cala a sud lungo la Vallée de la Clarée, con agevole e rilassante percorso, arrivando sulla Route Nationale 94 subito a est di Montgènevre (Monginevro), con la quale ci si porta in breve Briançon (1215 m). È un buon inizio, con una salita non impegnativa, utile a scaldare i muscoli, e una corta discesa su strade poco trafficate, tranne nell’avvicinamento a Briançon, dove le auto e i camion possono risultare fastidiosi, ma in fondo sono solo pochi chilometri. La città meriterebbe una visita approfondita, ma la salita che ci aspetta non ammette indugi, e conviene non distrarsi e iniziare a spingere sui pedali.
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Verso l’Izoard.
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L’auto di appoggio arriva a Saint-Véran.
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Nel Queyras.
Sul tempio del ciclismo
Inizia la salita da Briançon al Col d’Izoard.

La regina di tutte le salite

Se l’Iseran si può considerare il re, visti i suoi 2770 metri di quota che lo rendono il valico stradale più alto delle Alpi, l’Izoard è sicuramente la regina, grazie al fascino che emana e dal quale non si può restare immuni. Su entrambi i versanti che salgono al colle, da Briançon, come qui proposto, e da Guillestre, ogni estate si cimentano ciclisti da tutta Europa, e anche da più lontano. La fama che ammanta questo passo alpino valica infatti i confini del Vecchio Continente, ed è il risultato di imprese epiche compiute dai professionisti delle due ruote nelle tappe alpine del Tour de France. Certo, al Giro d’Italia ci sono salite ben più impegnative, e spesso l’ambiente in cui si è immersi pedalando è decisamente più grandioso – basti pensare ai tapponi dolomitici o allo Zoncolan –, ma complice anche un sapiente lavoro di marketing degli organizzatori della Grande Boucle, l’Izoard ha un fascino particolare. Dal versante di Briançon si devono superare 19 chilometri e un dislivello di 1100 metri, con una pendenza media del 6% e una massima del 10%. Purtroppo, ma questo vale su ogni strada alpina, si è perennemente accompagnati dal rombo delle moto. La salita inizia subito dura nella Vallée de la Cerveyrette, poi spiana leggermente dopo alcuni chilometri, quindi riprende a salire senza quasi mollare mai fino in vetta. L’ombra è pochissima, la strada quasi priva di curve, anche oltre Cervières (1610 m), e solo nell’ultimo tratto si superano diversi tornanti, ma l’ambiente è spettacolare. Giunti ai 2360 metri di quota del colle, con un grandioso panorama, dopo le foto di rito e un meritato riposo, si cala sullo spoglio versante opposto, con una discesa veloce e non banale all’interno del Parc naturel du Queyras, superando Arvieux (1552 m) fino a immettersi sulla rotabile proveniente da Guillestre.

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Si riprende a pedalare, mentre l’auto ci precede.
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Salendo sull’Izoard dal versante di Guillestre.
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Verso il Col d’Izoard.
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La salia è finita: il Col d’Izoard è vinto.
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Un chiosco sul Col d’Izoard.
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Il cippo sul Col d’Izoard.
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La Casse Déserte. appena sotto il Col d’Izoard sul versante di Guillestre.
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Curiose formazioni rocciose nel Queyras.