Ruote occitane

I notevoli dislivelli, con ben tre salite non indifferenti – Colle dell’Agnello, Colle di Sampeyre e Colle del Preit – richiedono un ottimo allenamento, e consigliano di dividere questa tappa, quasi completamente in territorio italiano nelle Alpi del Monviso, almeno in due giorni. In compenso, si pedala sempre in ambienti meravigliosi, su strade poco trafficate, attraverso luoghi solitari.

Il Monviso, il Re di Pietra, montagna interamente in territorio italiano, con i suoi 3841 metri di altezza si può considerare il punto di partenza di questa tappa. Un percorso non eccessivamente lungo, che supera di poco i 100 chilometri di sviluppo, ma che prevede il superamento di quasi 4000 metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa, valicando in successione il Colle dell’Agnello (Col Agnel, 2744 m), il Colle di Sampeyre (2284 m) e il Colle del Preit (2083 m), al termine della tappa. Si affronta la prima salita subito dopo la partenza, abbandonando il Parc du Queyras ed entrando in Italia in Valle Varaita, con il Monviso che si staglia a breve distanza. Con la discesa della valle si iniziano a percorrere le strade dell’Occitania, terra antica, ricca di storia e di tradizioni, che vale la pena esplorare con la dovuta calma. Giunti a Sampeyre, si affronta la seconda salita per l’omonimo colle, piuttosto frequentata dai ciclisti per la sua bellezza, calando poi sul versante opposto a Elva e giù in Valle Maira. Da qui non resta che – si fa per dire! – l’ultima asperità, con l’ascesa del Colle del Preit, porta di accesso al mondo incantato dei vasti altipiani della Gardetta e della Margherina. Una tappa per intenditori, amanti dei percorsi un po’ fuori dalle grandi classiche ciclistiche, che può essere divisa a piacere in più giorni, sfruttando le numerose possibilità per il pernottamento tra le valle Varaita e Maira.

Ai piedi del Monviso

Da Saint-Véran si scende in breve Molines-en-Queyras (1625 m) e si inizia subito a salire lungo la bella strada che si dirige a sudest verso il confine italiano. Per arrivare al valico, sono poco più di 15 chilometri per un dislivello di oltre 900 metri, con una pendenza media che si attesta circa sul 4%, ma strappi che superano abbondantemente la doppia cifra, fino al 12-13%. Una salita non proibitiva, certo, ma comunque impegnativa, considerando anche la quota. La strada, di ottimo asfalto, presenta solo pochi tornanti nella parte finale, e si svolge interamente fuori dalla vegetazione, tra vasti pendii prativi. Il traffico automobilistico non è mai eccessivo, e affrontandola di mattino presto si può star certi di riuscire a pedalare in completa tranquillità. Giunti sul valico del Colle dell’Agnello (2744 m), uno dei più alti di tutte le Alpi, lo spettacolo del Monviso, vicinissimo e svettante poco a est, invita alla sosta, ma i chilometri da macinare sono ancora molti, quindi conviene rompere gli indugi e lanciarsi in discesa in Valle Varaita. Lanciarsi per modo di dire, perché la strada del versante italiano è ripida, davvero ripida, stretta e con molti tornanti. È quindi indispensabile stare molto attenti, senza farsi prendere la mano dalla velocità. In breve si passa da Chianale (1800 m), e Pontechianale (1614 m), con il bel Lago di Castello, punto di partenza per le escursioni sul Re di Pietra. La discesa, ora decisamente più agevole, prosegue nel territorio occitano della Valle Varaita fino a Sampeyre (971 m), dove si svolta a destra pronti a spingere ancora sui pedali.
Ruote occitane
Ultimi strappi.
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L’auto di appoggio sulle strade tra le valli Varaita e Maira.
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Sul Colle dell’Agnello (2744 m).
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La strada del Colle dell’Agnello dal versante italiano.

Tra le valli Varaita e Maira

Una salita regolare, senza strappi, ma che non concede soste. Questa, in estrema sintesi, la descrizione dell’ascesa al Colle di Sampeyre dalla Valle Varaita. Nei giorni festivi dell’estate può risultare un po’ trafficata, ma siamo ben lontani dagli “eccessi” delle grandi salite dolomitiche o di quelle più famose delle Alpi francesi. Lo sviluppo complessivo supera di poco i 16 chilometri, con un dislivello di 1300 metri e una pendenza costante dell’8% (anche se non mancano brevi strappi più ripidi, anche fino al 13%). La strada corre sinuosa in mezzo al bosco, e solo nella parte finale si svolge su terreno aperto, passando da numerose piccole borgate, testimonianza dell’antica frequentazione di queste montagne, ora in gran parte disabitate. Il fondo stradale, asfaltato in maniera non ottimale, si presenta nel complesso buono, anche se in caso di forti piogge tende a rivestirsi di un fastidioso strato di terriccio e ghiaia fine. Giunti sul Colle di Sampeyre (2284 m), che separa la Valle Varaita dalla Valle Maira, si offrono due possibilità. La prima prevede di scendere al bel borgo di Elva (1637 m), nell’omonimo vallone, traversando prima a ovest-nordovest sotto il crinale, poi calando a sudovest e poi sudest con percorso tortuoso (la strada non è in ottime condizioni, ma la visita di Elva vale sicuramente lo sforzo). Dal paese la strada del Vallone di Elva, a tratti incassata e spettacolare, deposita sul fondo della Valle Maira. In alternativa, con tragitto più agevole si può calare a sud per raggiungere Stroppo, appena sopra il fondo della Valle Maira. In entrambi i casi, si deve risalire brevemente fino alla località di Ponte Marmora (930 m), dove inizia l’ultima salita della tappa.

Verso i grandi altipiani

Le cose belle vanno conquistate, e spesso per raggiungere luoghi sperduti e affascinanti bisogna faticare non poco. È il caso dei vasti altipiani della Gardetta e della Margherina, sospesi a 2000 metri di quota in alto sul versante destro orografico della Valle Maira, tra questa e la Valle Stura. La strada che li raggiunge, asfaltata solo in anni recenti fino al Colle del Preit (2083 m; da qui si può continuare su magnifiche sterrate in quota, ma solo con la mountain bike), si snoda incassata e ripidissima per 14 chilometri prima per il Vallone di Marmora, poi per quello del Preit, con pendenze che solo in pochi punti scendono sotto il 6-8%, con numerosi strappi, anche di una certa lunghezza, fino al 10-12%, e anche di più. Tenendo presente che siamo all’ultima salita della tappa, non è certo cosa da tutti, ma la fatica verrà ripagata dallo spettacolo che si potrà ammirare giunti in alto. Anche per questo, consigliamo di non arrivare ai piedi di questa ascesa troppo tardi, anzi: meglio fermarsi a pernottare in Valle Varaita o Maira, in modo da iniziare la salita di buon’ora, per avere il tempo, giunti sul colle, di concedersi una camminata tra i pascoli, ai piedi della Rocca la Meja, godendo infine dello spettacolo della luce del tramonto che illumina le rocce e il verde dei prati (nei pressi del Colle del Preit c’è l’omonimo agriturismo con servizio di rifugio, oppure ci si può dirigere al vicino rifugio della Gardetta, su strada sterrata).
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Dopo una pausa, l’auto di appoggio riparte: ci aspetterà più in alto.
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Pendenze importanti sulla strada del Colle dell’Agnello.
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Gli ultimi chilometri della strada del Colle dell’Agnello dalla Valle Varaita.
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In discesa verso Chianale, in Valle Varaita.
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In un tratto ombreggiato della salita.
Ruote occitane
La salita si fa dura.