La traversata delle Alpi in bici

Una lunga pedalata tra valli e passi, alla scoperta del filo sottile che percorre la dorsale alpina nel cuore dell’Europa. Un viaggio a ritmo lento per gli appassionati delle due ruote.

La dorsale alpina principale si allunga per oltre mille chilometri a separare l’Italia da Slovenia, Austria, Svizzera e Francia. Un territorio vasto e molto diversificato, dove lingue, culture, tradizioni, economie e popoli si incontrano da secoli lungo le valli e su alti valichi, non solo per motivi commerciali e geopolitici. In molti, nei decenni passati, hanno affrontato il viaggio a piedi che, partendo da est, in Friuli-Venezia Giulia, o da ovest, in Liguria, percorre la catena delle Alpi. Non esiste un percorso unico, “ufficiale”: chi cerca di stare il più possibile sulla linea spartiacque, anche a costo di scalare cime impervie; chi preferisce seguire le valli e i passi storici, molti dei quali frequentati già dai Romani; chi progetta altri itinerari, andando alla ricerca dei trait d’union culturali, con un approccio più antropologico. Anche gli appassionati delle due ruote possono immaginare un viaggio sui pedali tra le Alpi, sfruttando la fitta rete di strade che le percorre in lungo e in largo.

Gambe, tempo e curiosità

Certo, bisogna essere allenati, avere buone gambe, perché se c’è una cosa che accomuna ogni viaggio sulle Alpi, a piedi o in bici, è il dislivello. Trascurando le strade sterrate e i sentieri, dove i patiti della mountain bike possono trovare pane per i loro denti, i nastri d’asfalto che si intrecciano sulla dorsale alpina salgono e scendono continuamente per valli e passi. Ciascuno può progettare l’itinerario che più si addice al proprio allenamento e al tempo a disposizione, ma bisogna comunque mettere in conto numerose salite, anche se è spesso possibile evitare quelle più dure e dirigere le ruote su percorsi meno faticosi. A volte questo può significare dover allungare le tappe rispetto a percorsi più diretti, ma non vuol dire necessariamente perdere tempo, anzi. Pedalare, infatti, è forse il modo migliore per andare alla scoperta di un territorio, con la velocità giusta per guardarsi intorno con curiosità, concedendosi anche delle soste per ammirare il paesaggio, e per ascoltare le storie di chi quei territori li vive.

Per i pernottamenti non c’è che l’imbarazzo della scelta, tra alberghi, bed&breakfast e agriturismi. Sempre più spesso, inoltre, soprattutto lungo i percorsi ciclistici più frequentati, si possono trovare alcune strutture “bike friendly”, ossia con locali appositi dove sistemare le biciclette e dotati del necessario per la pulizia e la manutenzione del mezzo.

Un lungo nastro d’asfalto

Nelle prossime settimane racconteremo una tra le tante possibilità per percorrere le Alpi in bici, un viaggio in 12 tappe che dal Mare Adriatico conduce fino a Ventimiglia. Quando possibile, sfrutteremo la rete delle piste ciclabili o ciclopedonali, che per fortuna sono sempre più diffuse sulle montagne. A volte sono ricavate da vecchie strade dismesse, oppure da antichi tracciati ferroviari, magari di fianco a fiumi e torrenti gorgoglianti. Sono la soluzione migliore per chi ama pedalare lontano dal traffico. Quando non è possibile, cercheremo comunque di seguire strade poco battute, e solo in alcuni tratti saremo costretti a percorrere le arterie principali, per fortuna solo per brevi tratti. Riteniamo questo il modo migliore per risalire le vallate alpine, apprezzando il paesaggio culturale che le caratterizza, così diverso da un’area all’altra, ma così simile per le peculiarità che uniscono gli ambienti e le genti delle Alpi. Attraverseremo paesi e borghi i più diversi, dalle rinomate località turistiche estive e invernali, ai villaggi disabitati, fino ai piccoli centri che hanno vissuto una profonda riqualificazione, inserendosi pregevolmente nell’ambiente circostante. I passi alpini non saranno solo l’occasione per confrontarsi con la fatica, ma anche lo spunto per spingere lo sguardo oltre, per arrivare sul valico e ammirare nuovi panorami, osservare le montagne da prospettive sempre diverse.

Cosa portare

Intraprenderemo questo viaggio con un’automobile al seguito, alternandoci a pedalare. Riteniamo questa la soluzione migliore, perché consente di non avere troppo peso sulla bici, ma potendo contare su assistenza in caso di bisogno e soprattutto su vestiti asciutti e ogni genere di comodità al termine delle tappe. La bici da preferire è quella da corsa, leggera e maneggevole, dotata di opportuni rapporti e moltipliche in base al proprio allenamento e alle salite che si andranno ad affrontare. Può essere molto utile un marsupio o una borsa sottosella per gli effetti personali, tra cui non può mancare una mappa (o il navigatore satellitare), una giacca antivento impermeabile e una macchina fotografica (oggi sempre più spesso sostituita dall’immancabile smartphone). Molto utili, a volte indispensabili, adeguati dispositivi di illuminazione, quando si prevede di percorrere gallerie, e obbligatorio il casco. Si pedalerà in montagna, quindi è necessario avere un abbigliamento adeguato, soprattutto nelle tappe che salgono in quota, dove la temperatura può scendere parecchio anche in piena estate. Chi decidesse invece di muoversi in autonomia, senza un mezzo di appoggio, dovrà prevedere portapacchi e borse più capienti, modulando opportunamente la lunghezza delle singole tappe.

Un antipasto

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La traversata delle Alpi in bici
Simona Parise e Marco Albino Ferrari alla partenza da Grado. Si scaricano le bici per i primi chilometri sulla laguna, verso il punto di partenza ideale della traversata alpina: il Monte San Michele del Carso.
La traversata delle Alpi in bici
Al piazzale sommitale del San Michele, qui si combatterono le “battaglie dell’Isonzo”.
La traversata delle Alpi in bici
Sulla cima del Monte San Michele, la vista spazia verso la costa adriatica.
La traversata delle Alpi in bici
Un ponte sull’Isonzo.
La traversata delle Alpi in bici
Si attraversano le acque azzurre dell’Isonzo, nei pressi di Gradisca.
La traversata delle Alpi in bici
Mila Camnasio, compagna di viaggio in macchina, al Monte San Michele il giorno della partenza.
La traversata delle Alpi in bici
Dopo i primi chilometri lungo la pista ciclabile “Alpe Adria”, una sosta alle rovine romaniche di Aquileia.
La traversata delle Alpi in bici
Il Santuario di Santa Barbara, nella Laguna di Grado; sullo sfondo l’inizio della catena alpina.
La traversata delle Alpi in bici
I mezzi protagonisti di questa traversata: due modelli di biciclette da corsa Specialized e la nuova BMW X3.
La traversata delle Alpi in bici
La Laguna di Grado, dove parte la ciclabile “Alpe Adria”.
La traversata delle Alpi in bici
Uno scorcio sulla Val Rosandra, nel Carso triestino.
La traversata delle Alpi in bici
Alle porte di Trieste, il solco vallivo della Val Rosandra, con le sue falesie calcaree.
Come preludio alla traversata, che inizieremo dal Monte San Michele sopra Gorizia, proponiamo una rapida esplorazione dell’area del Carso, a nord di Trieste, a cavallo tra l’Italia e la Slovenia. La partenza può avvenire da piazza Unità d’Italia, nel centro cittadino di Trieste, da dove, in modesta salita verso nord, si sale sull’altopiano, passando da Prosecco e addentrandosi poi nel cuore del Carso triestino. Si pedala tra i boschi su strade poco trafficate, superando il confine con la Slovenia presso il valico di San Pelagio e raggiungendo in discesa la piccola località di Gorjansko, che ospita il più grande cimitero austroungarico del fronte dell’Isonzo. Volgendo a ovest, la strada prosegue in costante discesa traversando ambienti rilassanti e rientra in Italia al valico di Jamiano, per raggiungere poi la Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa, un’area protetta che si estende su 727 ettari. La strada sale poi tra bassa vegetazione in direzione del margine nordoccidentale dell’altopiano carsico, affacciandosi sulla Valle dell’Isonzo e su Gorizia. Senza scendere verso la pianura, ci si porta a San Martino del Carso e si affronta infine l’ultima modesta salita fino al Monte San Michele (276 m), teatro di aspre battaglie sul fronte isontino. L’intera tappa misura solo 47 chilometri, quindi è percorribile comodamente in una giornata, e le pendenze non sono mai eccessive, con il dislivello complessivo in salita che si attesta su 730 metri.

Buon viaggio!