Dalle Dolomiti ai giganti di ghiaccio dell’Ortles

Una lunga tappa attraverso i principali solchi vallivi dell’Alto Adige, abbandonando le Dolomiti per portarsi, con ottime ciclabili, ai piedi del mondo glaciale dell’Ortles, poi ai solari ripiani del Lago di Resia, quasi sul triplice confine con Austria e Svizzera.

Una veloce e ripida discesa per la stretta Val d’Ega è il preludio a un lungo trasferimento che conduce prima a Bolzano, sulla ciclabile della Valle dell’Isarco, poi a Merano, con la ciclabile della Valle dell’Adige, e infine al Lago di Resia, utilizzando la ciclabile della Val Venosta, per un totale di 145 chilometri. Tranne nel primo tratto, si pedala quasi sempre su sede protetta per circa 120 chilometri, superando un dislivello complessivo che si attesta sui 2000 metri, prima in discesa, poi lentamente in salita. Una tappa che conviene dividere in due giorni, anche per apprezzare le visite alla vivace Bolzano, capoluogo del Tirolo meridionale, e al centro termale di Merano.In piena estate la Valle dell’Adige e la Val Venosa possono risultare piuttosto calde. Tra le due città si pedala tra sterminate piantagioni di alberi da frutta, e oltre Merano si innalzano, verso sud, le possenti bastionate che sorreggono il mondo glaciale dell’Ortles-Cevedale, protetto dal Parco nazionale dello Stelvio. Per i più allenati, una valida alternativa nel tratto finale consiste nell’affrontare la mitica salita al Passo dello Stelvio, per ricongiungersi con il percorso della tappa successiva a Zernez, in Engadina.

Da una città all’altra

Per portarsi dal Lago di Carezza a Cardano, in Valle dell’Isarco, esistono due possibilità: seguire la nuova statale della Val d’Ega, più diretta ma con lunghi tratti in galleria, quindi sconsigliabile; oppure affrontare una breve salita e, da Nova Levante, portarsi a San Valentino, per continuare su piccole stradine prive di traffico, lungo il fianco destro orografico della valle, in discesa fino a San Vito e a Cornedo all’Isarco. Imboccata la bella ciclabile della Valle dell’Isarco, che unisce Bolzano con il Passo del Brennero, si cala rapidamente al capoluogo altoatesino. Il centro storico della città, completamente pedonale, i suoi negozi e i suoi musei meritano almeno una visita, prima di rimettersi in sella e seguire la ciclabile della Valle dell’Adige, che corre costantemente di fianco al grande fiume. Gli spazi aperti ricoperti di coltivazioni sono lo sfondo a questa rilassante pedalata, che con un dislivello modestissimo conduce fino a Merano, rinomata località turistica termale. Dopo oltre 60 chilometri dalla partenza, può valer la pena fermarsi a pernottare e dedicare qualche ora a conoscere la città e la sua storia, prima di affrontare l’ultima parte della tappa, quasi completamente in salita.
Dalle Dolomiti ai giganti di ghiaccio dell’Ortles
Antichi cimeli del Passo dello Stelvio.
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Sulla strada del Passo dello Stelvio.
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Il campanile sommerso al Lago di Resia.
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A fine tappa, si pedala rilassati sulla riva del Lago di Resia.

Una ciclabile “storica”

Pedalare in Val Venosta significa seguire le orme delle storia, in un paesaggio in cui predominano i vigneti e i frutteti, insieme a preziose testimonianze architettoniche dei secoli passati. La pista ciclabile segue infatti il percorso dell’antica Via Claudia Augusta, realizzata dai Romani come arteria commerciale per i traffici tra l’Italia e l’Europa centrale. Insieme alla recente linea ferroviaria (attrezzata per il trasporto delle bici), sono lo snodo della moderna idea di mobilità che caratterizza tutto l’Alto Adige. Gli oltre 80 chilometri che ci separano dalla meta sono punteggiati di emergenze artistiche, culturali, storiche, artigianali e paesaggistiche. Si può decidere di affrontare questo tratto tutto d’un fiato, lasciando che lo sguardo si sposti dai castelli alle cave, dai boschi alle coltivazioni. Oppure prevedere pause e deviazioni nei piccoli paesi, nei musei e agli altri numerosi luoghi che meritano una visita. Certo, si deve tenere conto che il dislivello da superare non è indifferente, quindi non ci si può attardare troppo, ma fatta eccezione per il tratto dopo Glorenza, le pendenze non sono mai proibitive. La fatica verrà infine ripagata dal rilassante spettacolo del Lago di Resia, con il suo campanile che spunta dalle acque, a breve distanza dal confine con l’Austria e dal triplice confine tra quest’ultima, l’Italia e la Svizzera.

Per gambe allenate

All’altezza di Prato allo Stelvio sulla sinistra si stacca la Valle di Trafoi, che in 24,7 chilometri porta dai 907 metri del paese fino ai 2758 metri del Passo dello Stelvio, sul confine con la Lombardia sopra Bormio. È una salita entrata nel mito del ciclismo, percorsa innumerevoli volte dal Giro d’Italia, che prevede un dislivello di 1850 metri e una pendenza media del 7,5%, ma quella massima arriva al 12%. Dopo la prima parte, superato lo sbocco della Valle di Solda si affronta una successione di 48 tornanti, con gli ultimi 6 chilometri dove la pendenza non scende mai sotto l’8%. Bisogna essere piuttosto allenati per affrontare questa ascesa, e possibilmente di mattino presto, quindi fermandosi a dormire a Prato allo Stelvio o nei dintorni. Lo spettacolo, però, è impagabile, e giunti sul valico ci si potrà “vantare” di aver percorso una delle salite più dure delle Alpi. Per riunirsi alla tappa successiva, è poi sufficiente scendere di poco sul versante lombardo, quindi deviare a destra ed entrare in Svizzera al Giogo di Santa Maria (Umbrailpass, 2503 m). Scesi a Santa Maria Val Müstair, non resta che salire al Passo del Forno (Ofenpass, o Pass dal Fuorn in romancio, 2149 m) e portarsi in discesa a Zernez, in Engadina. Da Prato allo Stelvio sono “solo” 76 chilometri, ma con un dislivello positivo di 3000 metri.
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La provvidenziale BMW di appoggio.
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Sulla salita dello Stelvio.
Dalle Dolomiti ai giganti di ghiaccio dell’Ortles
Sui tornanti dello Stelvio.
Dalle Dolomiti ai giganti di ghiaccio dell’Ortles
Si prende fiato sull’infinita salita al Passo dello Stelvio.
Dalle Dolomiti ai giganti di ghiaccio dell’Ortles
Un provvidenziale punto di ristoro durante la salita dello Stelvio.
Dalle Dolomiti ai giganti di ghiaccio dell’Ortles
Si ritorna verso il basso dopo l’ascesa dello Stelvio.
Dalle Dolomiti ai giganti di ghiaccio dell’Ortles
Sulle rive del Lago di Resia.