Dal Passo del Bernina a Splügen

Alta Engadina, Val Bregaglia, Valle Spluga

Il topografo skyrunner

Il Pizzo Bernina sfila alla nostra sinistra mentre scendiamo dal passo, dopo la notte trascorsa al celebre Ospizio. Il Bernina è il Quattromila più orientale della catena alpina e la cima più alta delle Alpi Retiche (4049 m). La sua prima ascensione (1859) ci riporta al passato romantico della “conquista delle Alpi”, e va attribuita al topografo svizzero Johann Coaz, che proprio in quelle estati – mentre Garibaldi e il Piemonte si davano da fare per unire l’Italia – era impegnato in una campagna di rilevamenti sulle montagne più alte. Era una giornata di settembre, quando Coaz partì di mattina dal Bernina Suot e, insieme a Joan e Lorenz Raguth Tscharner, percorse la cresta est. Alle sei del pomeriggio Coaz e i suoi erano in cima. Un tempo record, un tempo quasi da skyrunner, considerando i materiali di allora e il fatto che i tre non conoscevano la via. E non basta, Johann Coaz, in salita, pare prendesse appunti senza sosta per colmare quelle lacune cartografiche che lo assalivano di continuo.

Il pack alpino si fonde

Alla fine della discesa, eccoci di nuovo in Engadina. Ci lasciamo i lussi sfavillanti di St. Moritz sulla destra e procediamo verso il Maloja. Oggi sono le nuvole a tener banco. Il cielo si incupisce di colpo, e cade una leggera pioggia che viene inghiottita nelle acque dei laghi ancora semighiacciate in questa primavera che avanza. Peccato, perché in Alta Engadina sarebbe stata la luce a dare spettacolo. Grazie al riflesso di questi laghi, sia in estate sia in inverno, quassù si apre un cielo luminosissimo come in nessun altro luogo alpino. In inverno queste distese d’acqua si trasformano in un immenso schermo bianco. Pack a portata di mano. Non c’è bisogno di spingersi fin nel Mare del Nord con una rompighiaccio. Sulle spesse lastre di acqua gelata, ascoltando i sibili che producono le tensioni del gelo, si può passeggiare, scivolare sugli sci da fondo, persino giocare a polo o farsi trainare da un cavallo rimanendo in equilibrio sugli sci (lo skijöring).

Ai confini di due mondi

Il Maloja sorge su una linea liminare. L’altopiano d’acque si interrompe di colpo e la strada precipita in Val Bregaglia. È un confine tra mondi reciprocamente opposti. Da una parte l’acqua scende verso il sole del Po, dall’altra si dirige verso il cuore della Mitteleuropea, in Austria e in Germania, per andarsi a gettare nel Danubio a Passau, dopo aver percorso, da qui, ben 510 chilometri. L’universo tedescofono e laggiù la Lombardia, il mondo gotico e quello barocco, più a sud il cattolico e qui il riformato. Due radici tra loro confinanti e allo stesso tempo straniere, lontane. A noi non resta che scendere nella Val Bregaglia, e intravvedere per un attimo sulla nostra sinistra la base del Pizzo Badile, con gli effetti dell’immensa frana che ha cambiato la valle sottostante, la Bondasca.

La firma dell’ingegnere è la sua strada

Arrivati a Chiavenna, giriamo a destra e iniziamo l’ascesa che ci porterà al Passo dello Spluga, e di nuovo sul confine con la Svizzera. Ed è oltre lo Spluga che la strada si fa via via più interessante all’occhio che la sa leggere. Serpeggia verso valle e percorrendola con la macchina sembra di danzare. Rampe della stessa lunghezza terminano su ampie curve dall’identico raggio. La strada scende seguendo linee uniformi, costanti; una spirale ordinata che si fa via via più fitta annodandosi in una successione di mezzi cerchi simmetrici. Questa è la riconoscibile impronta dell’ingegner Carlo Donegani di Brescia. A Congresso di Vienna chiuso da pochi anni, e nel pieno del fervore della Restaurazione, l’Imperial Regia Amministrazione viennese dava l’incarico all’ingegnere bresciano di realizzare una strada carrozzabile (per carrozze e cavalli, appunto) che collegasse la Lombardia con i Grigioni. Quando il lavoro fu ultimato, allo stesso ingegner Donegani venne affidato il compito ancora più ardito di tracciare la carrozzabile tra la Valtellina e il Sudtirolo attraverso il Passo dello Stelvio. In effetti, tra le due strade (Spluga e Stelvio) c’è un’indiscutibile somiglianza, quasi un’impronta “stilistica” dell’ingegnere bresciano: identico approccio al pendio, identico susseguirsi regolare dei tornanti. Una volta che la carrozzabile dello Spluga fu terminata, si impiegavano solo 36 ore da Milano a Coira, contro i tre giorni della precedente mulattiera. Splügen divenne così un centro di sosta animato da viaggiatori, corrieri, stallieri. Ma la sua fortuna ha conosciuto un repentino tramonto nel 1967, quando si è inaugurata la galleria autostradale sotto il San Bernardino. Da quel giorno, per i grandi traffici alpini, Splügen non esiste più, declassato ad anonimo paesino sul fondovalle.
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Dal Passo Bernina a Slpügen
Il Pizzo Bernina (4049 m). Sulla destra la mitica Biancograt.
Dal Passo Bernina a Slpügen
Il Lago Bianco al Passo del Bernina (2029 m).
Dal Passo Bernina a Slpügen
Atmosfere da Grande Nord sui laghi dell’Engadina.
Dal Passo Bernina a Slpügen
Nei pressi del Passo del Maloja.
Dal Passo Bernina a Slpügen
Dal Passo dello Spluga (Splügenpass), la strada che scende in Svizzera.
Dal Passo Bernina a Slpügen
Il paese di Splügen in una stampa d’epoca.
Dal Passo Bernina a Slpügen
Il piccolo paese di Splügen.