Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico

Domani si parte. Domani è il giorno atteso, ci diciamo con un ghigno soddisfatto mentre saliamo sul sentiero dal fondo biancastro di roccia calcarea, che porta alla cima del Monte San Michele, quota 275.

La vigilia, come su un trampolino

Il vento gelido dell’Adriatico ci viene incontro, mentre nuvoloni minacciosi sembrano fare risacca come una grande onda nera che nasconde in parte le prime alture verso nordest. È il 6 maggio 2019, scende la sera. Un momento speciale, per noi. È una vigilia, e dunque un passaggio carico di incertezze. Siamo a soli pochi metri sul livello del mare, ma già da quassù l’occhio corre su una gran fetta di Carso, territorio brullo, aspro, pungente che degrada fino alla costa segnata dalle ciminiere dei cantieri di Monfalcone, sulle quali adesso si fa largo tra le nuvole una linea di luce. Questo, cento anni fa, è stato uno dei luoghi più contesi durante le battaglie dell’Isonzo. Tutto qui parla di morte, trincee, cartelli commemorativi, cippi inneggianti alla memoria dei martiri caduti per la patria.

Ma non vogliamo soffermarci su questo tema, la guerra, gli eroi e i crateri provocati dall’ecrasite. Siamo arcistufi della retorica che in questi anni di anniversari ci ha inseguito. Vogliamo pensare alle Alpi, un territorio che sta vivendo la sua profonda trasformazione. E che presto penetreremo in un viaggio su e giù tra i passi più alti, andando a toccare i luoghi che più ci possono parlare. Ora, proviamo a guardare le Alpi nella loro interezza, su una carta 1:500.000: la catena è lunga 1200 chilometri, è larga 150 da Torino a Chambéry, ha una superficie di 200mila chilometri quadrati, ed è abitata da circa 16 milioni di persone. Sono le montagne più amate e fotografate del mondo. E questo è il nostro prossimo futuro.

Alto-basso su e giù

Però, a dire il vero, per figurarsi le Alpi nel loro insieme la carta 1:500.000 che le abbraccia da un capo all’altro non serve molto. Le Alpi, come tutte le montagne, non sono rappresentabili sul piano bidimensionale. Per iniziare a “vederle” dovremmo utilizzare un plastico, o una plastigrafia, perché le principali coordinate che definiscono le montagne sono alto-basso, non est-ovest e nord-sud. Alto-basso, questo è l’orizzonte verticale su cui dovremo concentrarci. In una distanza di due o tre chilometri muovendosi dal basso all’alto attraversiamo gli stessi ambienti naturali che incontreremmo viaggiando per migliaia di chilometri in orizzontale. Andare dalle arsure di Sondrio – in una calda giornata d’estate – fino alla soprastante cima del Monte Disgrazia (da 273 metri a 3678) equivale a un tragitto che va dal Tropico del Capricorno alla Penisola Antartica: circa 7mila chilometri. Le variazioni di clima che stanno in 7mila chilometri le ritroviamo concentrate in tre. Non è eccezionale? Dunque il nostro viaggio sarà soprattutto un su e giù continuo, appena la strada carrozzabile lo permetterà (viaggeremo in automobile) prenderemo la via dell’alto, e poi del fondovalle. Su e giù, il più possibile.
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Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
La pianura goriziana, con sullo sfondo le prime alture delle Prealpi Giulie.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Annibale Salsa e Marco Albino Ferrari a bordo della nuova BMW X3 che li ha accompagnati per tutta la durata del loro Viaggio nelle Alpi.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Il Collio Goriziano e, sullo sfondo, le Prealpi Giulie ancora innevate.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Lapide commemorativa dei morti di entrambi i fronti sul Monte San Michele.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Dalle alture del Carso sopra Gorizia, panorama sul mare davanti a Monfalcone.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Nuvole minacciose sopra la laguna di Grado.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Uno dei 53 monumenti commemorativi lungo il Percorso dei Cippi sul Monte San Michele.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Il panorama dal Monte San Michele.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Monumento dedicato al Fante sulla Cima 3 del Monte San Michele.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Particolare di un monumento commemorativo della Grande Guerra nell’area del Monte San Michele.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
La nuova BMW X3 sulle strade delle Alpi
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Rocce e vegetazione del Carso.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Sul Sentiero Rilke, itinerario a picco sul mare tra Sistiana e Duino.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Le Alpi Giulie, che incontreremo durante la prima tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Le Tre Cime di Lavaredo nelle Dolomiti di Sesto, sullo sfondo della seconda tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Da sinistra: il Sassopiatto, il Sassolungo e il Gruppo del Sella, cime dolomitiche della terza tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Il Cevedale, che incontreremo (insieme all’Ortles e al Gran Zebrù) durante la quarta tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati al Mare Adriatico
Il Bernina, all’arrivo della quinta tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Sulla destra, la grande pala del Pizzo Badile, che vedremo durante la sesta tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Il Passo della Novena (Nufenenpass) e il massiccio del Gottardo, al termine della settima tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Il Ghiacciaio dell’Aletsch (Aletschgletscher), il più lungo delle Alpi, al termine della ottava tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Il massiccio del Bianco, che incontreremo al termine della nona tappa del viaggio
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
La subregione della Vanoise, che attraverseremo nella decima tappa del viaggio
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Il Colle dell’Agnello, nella undicesima tappa del viaggio.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Il Monviso, che incontreremo (insieme alle Alpi Marittime) durante la dodicesima tappa del viaggio.

Vai dove tramonta il sole

In occasione del IX Congresso geografico italiano del 1924, vennero stabilite le suddivisioni del sistema alpino. Per l’Italia: Marittime, Cozie, Graie, Pennine, Lepontine, Retiche, Carniche, Giulie (nel 1992 furono poi integrate le Liguri e le Orobiche). Da qui i ricordi di scuola e la filastrocca memotecnica che ci veniva in soccorso: «Ma-con-gran-pena-le-reca-giù».

Il nostro viaggio non sarà però da ovest a est, non come durante il corso delle ere geologiche è avvenuta l’orogenesi alpina o come recita la celebre filastrocca. Abbiamo scelto di viaggiare al contrario, da est a ovest, seguendo la linea eliodromica (il viaggio del sole), perché ci sembra più coerente, più giusto, anche per i significati simbolici che viaggiare in questa direzione comporta. Gli antichi geografi latini dicevano: ex oriente lux, “a oriente la luce”, a oriente tutto ha inizio. Le Alpi dall’alba al tramonto, a cui daremo una suddivisione in 12 parti, una scansione tutta personale, come in una geografia su misura del nostro viaggio.

Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Panorama autunnale sulla Val Rosandra, alle spalle di Trieste.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Annibale Salsa (in primo piano) e Marco Albino Ferrari.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
La nuova BMW X3.
Dal Carso, affacciati sul Mare Adriatico
Artiglieria del periodo bellico: un cannone italiano da 105/28.

Buon viaggio

Ma ecco che nell’aria inebriante della sera sulla cima del Monte San Michele, spunta un incontro inatteso, che è anche il miglior saluto benaugurante che potevamo attenderci. Un gruppo di escursionisti ci viene incontro. «Ma voi… voi siete…?!». «Sì». Sorpresa! «Noialtri invece siamo quelli di Va’ Sentiero, anche noi stiamo per affrontare un lungo viaggio. Siamo venuti quassù per vedere per l’ultima volta il mare, prima di attraversare a piedi le Alpi e poi gli Appennini. Faremo il “Sentiero Italia” per intero. Mesi di avventura. Venite, facciamoci una foto insieme prima della partenza». «Volentieri, così ci auguriamo buon viaggio».