Da Selva di Val Gardena a Carezza

Dolomiti Occidentali

Un pellegrinaggio della memoria nell’incantata Vallunga, nel luogo dove il 19 ottobre del 1940 perse la vita Emilio Comici, il più grande dolomitista dell’Epoca d’oro del sesto grado. E poi su e giù per le Dolomiti Centrali, che hanno nel Gruppo di Sella il loro fulcro orografico, linguistico e culturale. Una sosta a un eccezionale, e poco conosciuto, balcone naturale che affaccia su Cortina e la conca ampezzana. E ancora, in macchina sulla Grande Strada delle Dolomiti, la carrozzabile, finita di costruire 110 anni fa per scopi turistici, che all’epoca provocò una vera rivoluzione in questo spicchio di Alpi.

Nel ricordo di Comici

È primavera inoltrata, e i capricci di un meteo impazzito (burrasche di vento che provocano milioni di alberi schiantati, assenza di neve per quasi tutto l’inverno, nevicate improvvise a metà maggio) ci regalano una montagna imbiancata, anche nei fondovalle. Oggi dovrebbero esserci i fiori sui prati, invece intorno a noi solo campi di neve, come a gennaio. Ma non ci scoraggiamo. E si decide per una gita in Vallunga, la piccola valle laterale che parte da Selva di Val Gardena. Vogliamo penetrare a piedi questa specie di giardino incantato interdetto alle auto per compiere un breve pellegrinaggio della memoria. Qui è morto Emilio Comici, uno dei più grandi dolomitisti di sempre, precipitato da una via facile, mentre faceva lezione di arrampicata a un’allieva sulla parete giallastra che si trova a sinistra, appena entrati nella valletta. Incredibile. Il 19 ottobre 1940 lo aveva tradito un “banale incidente” (come si è detto più volte) che, a ripensarci ex post, ha il sapore di un’assurda beffa. Erano passati esattamente 51 giorni da quando l’amico Severino Casara gli aveva scattato quella famosa foto: lui in cima al Campanile (che in futuro si sarebbe chiamato Comici), con quell’espressione malinconica, quasi rassegnata. Quella cima, conosciuta anche come Salame del Sassolungo, è un fantastico torrione dolomitico che non era mai stato salito in precedenza, alto 400 metri e di elevata difficoltà. Una delle vie più difficili di quei tempi. E dopo neanche due mesi, il grande Comici sarebbe morto in questo luogo dove si viene per rilassarsi e suonare la chitarra (la sua chitarra rimase ai piedi della parete). Comici aveva messo a segno una dopo l’altra alcune delle imprese alpinistiche più stupefacenti del tempo, come la sua via lungo gli abissi alla Nord della Cima Grande di Lavaredo, aperta con i fratelli Dimai (e poi ripetuta in quattro ore da solo), o il grande itinerario sulla Nordovest del Civetta, la salita della parete sud della Cima d’Auronzo e decine di altre imprese. In più, durante le due guerre, Comici aveva fatto conoscere l’alpinismo del sesto grado in Dolomiti attraverso le sue conferenze, i film e i libri fotografici realizzati dall’amico Severino Casara. La Vallunga, il luogo dove è ricordato con una piccola scultura lignea, è per noi una sosta obbligata.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Marco Albino Ferrari e Annibale Salsa in Vallunga.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
29 agosto 1940: Emilio Comici sulla cima del Salame del Sassolungo.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
In Vallunga, dove perse la vita Emilio Comici in un banale incidente su una parete.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Monumento ligneo in memoria di Emilio Comici in Vallunga.

Con di fianco le grandi crode dolomitiche

Ma ci tocca lasciare la Vallunga e rimetterci in viaggio. Oggi abbiamo in programma altre centinaia di chilometri e altre migliaia di metri di dislivello. Una bella sgroppata in macchina. I primi tornanti salgono tenendo a sinistra il Gruppo di Sella, ovvero il baricentro di tutta l’area dolomitica. Il Sella separa le Dolomiti Occidentali da quelle Orientali. E, a conferma che è anche un vincolo culturale che unisce i popoli, le valli intorno a questo snodo hanno mantenuto l’idioma ladino, l’antica variante del retroromancio che caratterizza Gardena, Badia, Fassa e Livinallongo, oltre all’Ampezzano. Mentre procediamo, ci rendiamo conto che a ogni curva, a ogni sguardo, avremmo mille cose da dire. Pagine e pagine da riempire, ma ciò che qui riportiamo nella forma del longform su Montagna.tv non può che essere un rapido riassunto di quanto andremo a raccontare sulle pagine di Meridiani Montagne, in uscita il prossimo settembre. Qui non c’è tempo, non c’è spazio. Intanto, lungo la discesa che porta in Val di Fassa incontriamo il bivio per il Passo Pordoi: giriamo a sinistra e iniziamo a salire. Superato il passo, altro scenario in vista del Falzarego, che superiamo per buttarci giù sull’Ampezzano. Ed è all’altezza di Pocol che scendiamo dalla macchina e andiamo a far visita a un posto speciale. Lo conosciamo, questo luogo appartato. Ci siamo già stati qualche anno fa per realizzare un numero di Meridiani Montagne dedicato alle Dolomiti. Pochi minuti a piedi e siamo su uno stupefacente balcone naturale che si affaccia su Cortina. Una vista superba, che pochissimi conoscono, con di fianco l’alta antenna dei ripetitori per i cellulari che sembra un emblema della caotica e mondana Cortina.

Le villeggiature nel segno della Belle Époque alpina

Via, ora, verso il Passo Giau e la Marmolada. Poi, giù di nuovo in Val di Fassa, dove a Vigo risaliamo verso il Passo di Costalunga che ci riporta in Alto Adige, a Carezza. Stiamo percorrendo la Grande Strada delle Dolomiti, la prima carrozzabile costruita per scopi turistici che all’epoca comportò una vera rivoluzione per le Dolomiti. Venne inaugurata 110 anni fa, il 13 settembre 1909 dall’avvocato di origini greche Theodor Christomannos, l’uomo che più di tutti aveva voluto questa via di comunicazione, trovando i finanziamenti e aprendo i cantieri ben 14 anni prima. La Grande Strada delle Dolomiti parte da Bolzano, risale la Val d’Ega, poi scavalca il Passo Pordoi, il Falzarego e arriva a Cortina, 109 chilometri, e infine, volendo, continua fino a Dobbiaco per la Valle di Landro. All’epoca era una delle strade più scenografiche del continente. E continua a esserlo! Il suo creatore Christomannos soleva dire: «Dove arriva la strada si possono costruire alberghi. E tante più strade si apriranno, tanto più si affermerà la bellezza del luogo». Negli anni immediatamente successivi all’inaugurazione della sua strada nasceranno infatti numerosi alberghi, tutti lussuosissimi, veri palazzi circondati dalle abetaie, oggi per la gran parte chiusi o trasformati in residence. Quegli edifici, come il Grand Hotel di Misurina che incontriamo in questa fine giornata di su e giù sulle Dolomiti, sono testimoni di un periodo storico felice e spensierato, quello della Belle Époque alpina. Nasceva l’idea della salubrità della montagna: la montagna come luogo di edificazione sia del corpo sia dello spirito, con le giornate trascorse tra passeggiate, letture, contemplazione delle cime e relazioni mondane nei lussi dei grandi alberghi. Una visione della montagna figlia anche del positivismo, perché andava rafforzandosi la componente medicalistica della vita in quota, che porterà poi alla grande diffusione dei sanatori nelle cosiddette località climatiche. E con le villeggiature terapeutiche arriverà anche la grande letteratura che le racconterà (come, ovviamente, La montagna incantata di Thomas Mann).
Apri slideshow
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Ultime nevicate primaverili in Val Gardena.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
I boschi della Val Gardena.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Panorami della Val Gardena.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Scorci dolomitici tra Passo Sella e Passo Pordoi.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Montagne innevate tra i passi Sella e Pordoi.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Al Passo Pordoi.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
In discesa dal Passo Pordoi.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
La conca di Cortina d’Ampezzo dal belvedere di Pocol.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
La grande antenna a Pocol, sopra Cortina d’Ampezzo.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Paesaggi dolomitici lungo la strada.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
In salita verso il Passo Giau.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Sulla strada per il Passo Giau.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Neve primaverile salendo al Passo Giau.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
La neve imbianca il Catinaccio.
Da Selva di Val Gardena a Carezza
Il Grand Hotel Carezza, nei pressi dell’omonimo lago.