Da Belalp a La Thuile

Grand Combin, Alta Valle d’Aosta

Dentro le montagne, nella Val d’Entremont

È mattina presto, eppure il sole di giugno brilla già alto quando prendiamo la funivia che da Belalp ci porta giù alla macchina, per procedere lungo un nuovo tratto della traversata alpina. La tappa di oggi prevede l’arrivo a La Thuile, sotto il Colle del Piccolo San Bernardo. Attraversiamo buona parte del Vallese, che conta ben 51 cime alte più di 4000 metri. La Valle del Rodano appare ridente, stracolma di vigneti. E dal clima particolarmente secco: ciò è dato dal suo andamento est-ovest che la rende particolarmente salubre (il versante in destra orografica è sempre al sole e innesca un gioco di venti dominanti temperati). A Martigny, l’antica Octodurum, svoltiamo a sinistra e ci “infiliamo dentro” le montagne, come suggerisce il nome della valle che porta al Colle del Gran San Bernardo, la Val d’Entremont. La strada che la percorre passa da Orsières, Liddes, Bourg-St-Pierre: è qui che partono molti itinerari di accesso ai rifugi più importanti della zona.

Il luogo più alto d’Europa abitato in permanenza

Eccoci all’Ospizio del Gran San Bernardo, l’Hospice du Grand-Saint-Bernard. Quante volte nel corso degli anni siamo tornati in questo posto dall’aspetto freddo e austero?, ci chiediamo vicendevolmente. Innumerevoli. Perché questo è un luogo a noi particolarmente caro, è un luogo della cristianità medievale, un luogo carico di storia, e ideale per chi decide di prendere un sentiero per abbandonarsi ai silenzi dell’alta quota. È il punto più alto d’Europa abitato in permanenza. Da chi? Dai padri dell’ordine agostiniano, che stanno quassù ormai da circa un migliaio d’anni! Siamo a quota 2469, proprio sotto le calotte glaciali del Velan e del Grand Combin, in uno dei punti geografici più carichi di valori metaforici dell’intero arco alpino. Qui il canonico Laurent-Joseph Murith partì nel 1779 per la prima scalata di una grande montagna di ghiaccio, il Mont Velan: è dunque Murith il primo alpinista della storia? Si potrebbe dire di sì, anche se non lo si è mai affermato ufficialmente. Ma soprattutto qui siamo sul lato occidentale del Grand Combin, montagna magnifica e (per fortuna) presa meno d’assalto degli altri Quattromila vicini. Tre sono le vie normali al Grand Combin. La più semplice, percorsa per la prima volta nel 1857, risale i pendii nevosi da nord e parte dalla cabane Bagnoud-Panossière. Poi c’è quella che risale la cresta ovest; e infine la terza, dal versante italiano, che parte dal rifugio Chiarella all’Amianthe percorrendo la cresta sudest.
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Nel piccolo museo del Colle del Gran San Bernardo, un ritratto dell’abate Murith.
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Una deviazione su una sterrata.
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Da Belalp a La Thuile
Il Castello di Saint-Pierre, in Valle d’Aosta.

I meriti di Valrando

Il Grand Combin è anche il terreno elettivo dell’associazione vallesana Valrando, specializzata nel tracciare “randonnée pédestre”. A partire dall’inizio degli anni Novanta, Valrando ha creato qualcosa come 25 sentieri (alcuni anche transfrontalieri e per ciò andando incontro a non poche difficoltà burocratiche) e giri ad anello intorno ai colossi delle Grandi Alpi. Tra questi giri ad anello, appunto, il Tour des Combins, il Tour du Cervin, il Tour du Saint-Bernard, il Tour des Grand Barrages. Girare intorno a una montagna, la cosiddetta circumdeambulazione, ha qualcosa di speciale: non per niente diverse tradizioni religiose imputano particolari significati a questo tipo di “esperienze circolari”, per esempio intorno al Kailash, la montagna sacra di settemila metri in Tibet; o intorno al Mount Tamalpais, a nord di San Francisco, dove si mettono in cammino i figli della moderna new age. Ed è forse con lo stesso spirito che anche i musulmani compiono il rito dell’Hajj alla Città Santa della Mecca, girando intorno alla Kaaba. Girare in tondo può essere una forma di preghiera.

Non siamo conformisti

Il viaggio in cerchio più famoso delle Alpi è senza dubbio quello intorno al Monte Bianco, che è anche però uno dei più discontinui e, a nostro parere, dei meno attraenti. Prevede tratti su asfalto, risalite su montagne-balcone spesso affollate. Sempre meglio stare attenti a non cadere nelle solite vie affollate. Il viaggiatore alpino accorto non dovrebbe essere conformista, dovrebbe informarsi e tendere verso percorsi meno famosi. Se la montagna vuol dire spazi liberi, silenzi, vuol dire saper coniugare l’esperienza alla conoscenza assumendosi la responsabilità delle proprie scelte, allora meglio rifuggire dai soliti luoghi. Anche sul Monte Bianco ci sono magnifiche zone meno battute, fuori mano, accanto a vere e proprie centrali del turismo. E c’è spazio per tutti.
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La statua di San Bernardo, oggi scomparsa, al Colle del Gran San Beranrdo.
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L’Ospizio del Colle del Gran San Bernardo.
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Una statuetta romana del dio Pan all’interno del museo dell’Ospizio del Colle del Gran San Bernardo.
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Lungo la strada.
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L’Arco di Augusto ad Aosta.
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In Val Ferret.
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La Thuile, in Valle d’Aosta.