Da Bardonecchia a Saint-Véran

Briançonnais, Delfinato e Queyras

Dove nacquero le gare

Entriamo nella Valle Stretta, in silenzio, per concentrarci sulla spettacolarità di questo spicchio di Dolomiti nel cuore delle Alpi Occidentali. La roccia è la stessa dei Monti Pallidi, dolomia, con tute le sue famose caratteristiche cromatiche. Di fronte al parabrezza, mentre avanziamo lentamente nella valle, si innalza il Monte Tabor, ai lati muri di roccia dai riflessi luminosi. Sulla sinistra, ecco la parete chiamata dei Militi, che – chi lo direbbe? – è una vera pietra miliare nella storia delle scalate. Nel 1985, qui si è svolta la prima gara di arrampicata nel mondo occidentale (già da anni in Unione Sovietica si tenevano competizioni su roccia, che erano prove speciali all’interno delle cosiddette “Alpiniadi”, di cui ben poco si sa). Il pubblico aveva assediato i prati tutt’intorno alla Parete dei Militi. Applausi, incitazioni. Fu una festa. Ma molti, come noto, consideravano quelle gare un sacrilegio. Ci furono proteste inneggianti all’estraneità delle scalate al mondo delle competizioni e dei pettorali, perché «l’arrampicare è innanzi tutto una ricerca personale», si legge in un passaggio del Manifesto dei 19, redatto e firmato dalle maggiori star dell’arrampicata francese, come Patrick Bérhault, Catherine Destivelle, Antoine e Marc Le Menestrel. Ma il successo delle gare sulla Parete Dei Militi fu inarrestabile e coinvolse un vasto pubblico internazionale, dall’Est agli Stati Uniti. Già quattro anni dopo si tenne il primo circuito che assegnava la Coppa del mondo. E molti degli obiettori, i firmatari del manifesto contro le gare, abiureranno alla loro fede, indosseranno il pettorale e si misureranno con i colleghi-concorrenti. Tutto ebbe inizio qui, dove vediamo scalare due ragazzi che si incitano a vicenda. Mentre in cielo un’aquila continua a volteggiare.
Da Bardonecchia a Saint-Véran
Sotto la Parete dei Militi, in Valle Stretta.
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Annibale Salsa e Marco Albino Ferrari all’ingresso della Valle Stretta.
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Anniblae Salsa prende appunti durante il viaggio.
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Il viaggio procede.

Il delfino come simbolo

Ora saliamo una stradina vertiginosa, che taglia le rocce, e raggiungiamo il Col de l’Échelle (o Colle della Scala). Scendiamo dall’altra parte, verso Briançon, città fortificata e capitale della repubblica medievale degli Escartons. Anche se sulle carte geografiche non compare più da secoli, ancora oggi il toponimo Delfinato (Dauphiné in francese) si usa abitualmente per indicare questa zona. Il Delfinato era una regione che andava dalle Alpi fino al corso del Rodano. Intorno al Mille prese il nome dal delfino che figurava sullo stemma araldico dei conti locali. Poi, i signori locali lo cedettero alla corona di Francia in cambio di alcune importanti concessioni, che hanno dato vita, appunto, alla repubblica alpina degli Escartons, oggi mitizzata come una felice condizione di autonomia di alcune vallate alpine. Scendiamo, tenendoci sulla sinistra l’imponente fortezza, e oltre il solco vallivo del torrente già si innalzano i primi pendii di uno dei massicci più vasti e selvaggi delle Alpi. Sono gli Écrins, un’intera regione di ghiacci e rocce delimitata a nord dai monti dell’Oisan: là dentro – ci diciamo osservando il profilo delle montagne dal finestrino abbassato della macchina – più di 150 montagne superano la quota di tremila metri. Tutto questo è protetto all’interno di un parco nazionale che per nove mesi l’anno rimane quasi inaccessibile, se non con gli sci o con le ciaspole. Un mondo immerso nel silenzio, anche perché (per fortuna) vige un divieto di volo sotto i mille metri dal suolo (dunque niente eliski).

Dove volano i ciclisti

Mentre saliamo verso l’Izoard, tentiamo di indovinare con lo sguardo le cime più famose degli Écrins: la Meije, la Barre des Écrins, l’Ailefroide, il Pelvoux, il Pic d’Olan, l’Aiguille Dibona. Alcune si vedono, altre sono nascoste da quinte scure nella lontananza. Ma ora eccoci dove volano i ciclisti. Ai 2360 metri del Col d’Izoard. (Attenzione: qui sulle Alpi Occidentali questi alti valichi in genere si chiamano colli, i passi sono invece nelle Alpi Orientali). Sulla cima, sudati e stanchi, gli emuli della maglia a pois (simbolo del primato dei gran premi della montagna al Tour de France) festeggiano con un selfie il compimento dei loro sforzi. Ci buttiamo in discesa, arriviamo nel fondovalle, e risaliamo verso la meta di oggi: il paesino interdetto alle auto di Saint-Véran, ai piedi del Colle dell’Agnello.
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Un’antica baita in Valle Stretta.
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La Parete dei Militi in Valle Stretta.
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Il villaggio di Névache, in Vallèe de la Clarée.
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Il forte di Briançon.
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A Briançon.
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Sulle mura di Briançon.
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Scendendo dal Col d’Izoard.
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Una vecchia vasca da bagno utilizzata come abbeveratoio a Saint-Vèran.