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I nostri lettori, Primo Piano

Racconti dall’Aconcagua: scappando dal Campo 2

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MENDOZA, Argentina” – “Pronti via anche il secondo fornello non ne vuole sapere. Meno male sta volta me ne accorgo al Campo Base. Ne noleggio un terzo da un porters di un altra agenzia a un prezzo folle e dopo una cena a base di Asado delizioso con una ventina di persone (rangers, il dottore del campo, gente di altre agenzie) in cui si festeggia anche il successo della saita sulla diretta dei polacchi del “Freccia Argentina” di Peluca e Nestor (confermano le condizioni molto ghiacciate e i crepacci, per quanto mi riguarda lascio definitivamente perdere e mi dedico alla via normale) si riparte per i campi alti per altro giro di acclimatamento e portage di attrezzatura.” Continua l’avventura all’Aconcagua del nostro lettore “M”: di seguito il racconto degli ultimi giorni, oggi invece l’alpinista italiano dovrebbe essere ripartito per il tentativo vero e proprio di cui avremo notizia nei prossimi giorni.

‪”Lunedi sera sono nella mia solita tendina a Camp Col e finito di cenare mi infilo tutto quello che ho addosso e vado a fare due passi nel nulla…. ore 22.00: calma più totale di vento, stellata eccezionale, mezza luna che illumina la via e con una temperatura diciamo accettabile per i “miei” 5300 trovo un montrucco da cui mi gusto un temporalone da urlo 40 kilometri più in la e circa 3000 metri più in basso. Lampi e fulmini in ogni direzione, nuvoloni che cambiano forma e colore in un contesto eccezionale. Sono al cinema senza aver pagato il biglietto…

‪Non arrivo a metà del primo tempo che però si alza una leggera brezza. Meglio rientrare… nei 10 minuti che faccio per tornare in tenda la brezza si trasforma in vento. Mezz’ ora dopo in vento forte e la tenda è tutto uno sbattere. Provo a dormire in tutti i modi… ma niente il rumore è troppo forte. Provo ad ascoltare musica con le cuffie per coprire il rumore… niente. Dopo averle provate tutte senza risultati alle 2.30 mi alzo, mi rinfilo tutto quello che ho addosso e mi metto ad alzare e allargare il muro di pietre che avevo già alzato nei giorni precedenti. Immaginatevi uno che sembra l’ omino Michelin che alle due di notte costruisce un muretto di pietre a 5300 m alla luce di mezza luna in mezzo al nulla… smadonnando..

‪Dai… non so se andrò in cima qui, ma quando rientrerò a casa avrò sicuramente imparato una nuova professione… costruire muretti a secco. ‪Rientro in tenda 40 minuti dopo quasi sudato e con la schiena che m’ insulta. Risultato: zero!!!! Sbatte tutto come prima anche perché il vento è salito d’ intensità. ‪Alle 9.00 della mattina seguente, quando il sole scalda esco dal sacco a pelo con la faccia gonfia. Altra notte insonne…

‪Iniziano a pesarmi ste notti insonni. Io che devo almeno dormire 8-9 ore a notte come un bimbo qui sto facendo la vita del discotecaro che non dorme mai… solo che mentre lui passa le notti di locale in locale io le passo chiuso in un sacco a pelo…‪Alle 10.30 sono pronto per salire al Campo 2 dei Polacos a 5900 m. Il vento è sempre bello teso e le previsioni sono abbastanza chiare ma due giorni fa, di passaggio a quel campo 2 per scendere al CB, ho visto che ci sono parecchie possibilità per costruire dei muretti contro il vento quindi sono convinto che dormirò meglio. E poi sono d’ accordo con Michele, che qui in Aconcagua c’è stato due anni fa, che mi consiglia una notte a 6000 metri per vedere come sto in vista del tentativo alla cima.

‪600 metri di dislivello non sono tanti ma oggi mi sembrano un eternità. Ogni 40 passi mi fermo, di continuo… Lo zaino pesa, la notte insonne pure e il vento continua a soffiare forte, naturalmente in senso contrario al senso di marcia (La legge di Murphy a me fa una pippa). Sono sfatto…

‪Alle 13.30 però ci sono. Trovo la tendina dei due ragazzi di Denver che ho conosciuto in questi giorni su e giù per la montagna e mi piazzo in un bel posticino con un muretto già bello alto. Prima di montare la tenda gli do una bella aggiustata con una gran quantità di pietre… così almeno stanotte si dorme!

‪E poi via in tenda a sciogliere la neve del ghiacciaio poco distante per bere e cucinare e a rilassarsi leggendo il Kindle. Alle 18.00 sono di nuovo li… altre pietre per alzare il muro perchè il vento si è alzato ancora e sbatte tutto. Sotto raffica inizia ad essere rischioso usare il fornello in tenda perchè basta un attimo e hai fatto un disastro… che lì paghi caro. ‪I tempi ai campi alti sono eterni: solo per sciogliere neve per un litro d’ acqua, bollirla e filtrarla per togliere le impurità più grossolane e aggiungere le pastiglie che purificano da eventuali batteri passa un ora. Di litri d’ acqua in alta quota ne servono 3-4 fra tutto, metteteci tutto il resto che bisogna fare e si fa presto a fare sera.

‪Alle 21 la tenda è diventata veramente una discoteca… balla tutto che ‘ un piacere e le raffiche si abbattono con una potenza che inizia a preoccuparmi: senti il vento che arriva da lontano… che sale il costone, che si avvicina veloce…. Vvvvvuuuuuooooooo….. e che si abbatte su sta povera tendina… BAAAM!!! I miei muretti non servono a più di tanto (pensa non ci fossero) e a volte senti qualche pietra fra quelle che ho messo più in alto che quando la raffica colpisce viene giù. E io che mi immagino il titolo de La Stampa di dopodomani: “Fenomeno di alpinista italiano in solitaria all’ Aconcagua ferito gravemente dalla caduta di una pietra…. era quella di un muretto costruito contro il vento intorno alla sua tenda!” No eh…. va bene “disperso sul ghiacciaio dei polacchi mentre eroicamente provava in solitaria la diretta dei polacchi” ma  ferito da una pietra di un muretto contro il vento che in piu’ non funziona nemmeno No! Così non va…

‪Vabbe’ la faccio breve. Il vento, che il meteo oggi ha dato fra i 90 e i 100 km/h è aumentato di raffica in raffica fino alle 4.00 di mattina. A ogni raffica, ogni 5-10 secondi, non solo sballottava la tenda in ogni direzione, ma sballottava anche me alzando la tenda e i miei testa collo e piedi con dei colpi secchi e improvvisi. Io cercavo di stare rigido e di tenere la tenda con mani e piedi a terra e mi chiedevo se anche questa volta avrebbe tenuto o se sarebbe la raffica giusta che mi catapultava direttamente in volo al Camp Col. ‪Alle 4,30 poi inizia pure a nevicare… cazzarola questa non me l’ aspettavo, se cancella il sentiero di discesa con tutti sti pendii ripidi su sfasciumi di pietre attraversati da rii d’ acqua a volte pure ghiacciati come torno al campo base: e di nuovo penso a La Stampa: “Fenomeno di alpinista italiano in solitaria all’Aconcagua scivola sul sentiero… Alpinista o Fungaiolo?!?

‪Alle 5.30 il vento cala e continua a raffiche ma meno frequenti, va avanti a nevicare. ‪Dormicchio un oretta fra un pensiero e l’ altro. ‪Alle 7.00, mi sembra che ci sia una pausa di tutto. Mentalmente sfinito 15 minuti dopo ho lo zaino in spalla, zavorro la tenda all’ inverosimile sperando di ritrovarla fra tre giorni, saluto i due amici americani, anche loro provati dalla notte insonne e scendo. ‪Sono al CB da qualche ora, la neve sul sentiero non era tanta, qualche rio ghiacciato e rognoso da attraversare ma il nostro prode se l’è cavata… sto benone anche se cotto. Naturalmente anche stanotte “dormito nada”.

‪Bene, sarò in splendida forma per la “Fiesta” di fine anno del Campo Base di stasera…‪Buon Anno cari Amici! ‪Il 2 gennaio si riparte in salita per la finestra di bel tempo prevista per il 3 e 4… stavolta, viste le date del mio rientro che diventano imminenti, fornelli o non fornelli, vento o non vento, pietre o non pietre… “O Cumbre, O Muerte!” 🙂

M.

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