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Cultura

Karakorum, un’università per i giovani

BERGAMO — Un’università incastonata tra le cime più belle del Karakorum, che offre ai giovani pakistani una rosa completa di facoltà dove costruirsi un futuro, frequentando corsi di formazione professionale e facendo esperienze all’estero. Abbiamo scoperto le meraviglie della Karakorum International University nei racconti del Vice Chanchellor Aziz Ali Najam, in Italia per incontrare il direttivo del Comitato Ev-K2-Cnr e gli studenti pakistani che frequentano il corso di analisi e taglio delle gemme coordinato dalle due organizzazioni.

Professor Najam, quando è nata la Karakorum University?

E’ stata commissionata nel 2003 ed è l’unica unversità della zona montana delle Northern Areas, in Pakistan. E’ nuova, ma sta crescendo molto. Esistono già 12 dipartimenti, tra cui informatica, management, biologia, chimica, fisica, scienze della terra, inglese, matematica, e presto ne avremo altri. Abbiamo quasi 2000 studenti di cui un terzo sono donne: un grande risultato per una terra molto tradizionalista come quella. Ancor di più se si pensa che cinque di queste ragazze sono in Italia a studiare, da sole, senza genitori.

Parla delle ragazze che frequentano il corso di taglio gemme organizzato con il Comitato Ev-K2-Cnr?

Sì. Abbiamo molte aspettative verso questi dieci ragazzi, potranno fare la differenza nella nostra terra. Per ora è l’unico gruppo numeroso che siamo riusciti a mandare all’estero, oltre a qualche dottorando. Tutto grazie al Comitato Ev-K2-Cnr. Spero ci saranno presto altre opportunità.

Quanto è importante l’esperienza all’estero?

Moltissimo, sia per esperienza personale sia dal punto di vista della professione e dell’economia locale. Per esempio in Pakistan non esiste alcun luogo dove si possa imparare a lavorare le pietre preziose. Più del 90 per cento delle gemme che vengono estratte dalle Northern Areas vengono esportate grezze per essere lavorate in altri paesi come l’India, la Cina o la Thailandia. Questo implica un’enorme perdita di valore per il nostro territorio.

Che ora volete recuperare…

Quando questi ragazzi torneranno in Pakistan ci sarà un laboratorio attrezzato grazie al le macchine procurate dal Comitato Ev-K2-Cnr, dove potranno applicare quello che hanno imparato. Se si inizierà a vendere prodotti finiti, crescerà anche il potenziale di reddito di chi estrae le pietre, un lavoro che sostenta molte famiglie in Pakistan. E’ una grande cosa per la nostra università, il Comitato Ev-K2-Cnr è la prima ong che è venuta ad aiutare la KIU senza essere stata incaricata dal governo.

Come rientra un corso così tecnico nel programma dell’Università?

Accanto ai tradizionali corsi di laurea, abbiamo attivato un programma di "sveiluppo di abilità tecniche" per specifiche attività professionali, come il taglio delle pietre preziose ma anche la lavorazione del legno, l’edilizia, l’informatica. C’è molto bisogno di figure specializzate, noi stiamo facendo il possibile per creare legame tra quello che insegnamo e i bisogni del territorio.

Qual è il futuro di questi ragazzi?

Finora quasi tutti gli studenti hanno trovato lavoro nella zona. Ma una volta formati, potranno scegliere cercare, crearsi anche un lavoro in proprio. Ecco un altro motivo per cui abbiamo attivato questi corsi così specifici e professionali.

Quali sono i corsi più gettonati?

Ce ne sono un po’ in tutte le aree ma le più popolari sono sicuramente economia aziendale e tecnologie informatiche.

E il turismo?

Negli ultimi anni ha avuto un po’ di crisi per via delle vicende politiche, ma è un grosso mercato. Il problema è che nessuno, in Pakistan, insegna attualmente gestione alberghiera e scienze del turismo. Noi abbiamo lanciato proprio ora il progetto di creare un istituto del genere. Ci vorrà un po’ prima che parta, ma è il nostro progetto di punta. Il turismo può diventare la più grande fonte di ricchezza della zona, ma ci vogliono risorse umane formate, con competenze forti.

Cos’altro c’è nei vostri progetti?

C’è anche un dipartimento dedicato alla gestione del territorio montano, e continuare ad investire sulla la formazione professionale specifica, perchè è questo di cui si ha maggior bisogno. Chi ha una laurea non sempre trova lavoro. Ma chi sa fare qualcosa, chi è un tecnico, allora lo trova subito. E se non lo trova, può avviare un’attività per conto suo. Speriamo anche di avere un corpo docente sempre più internazionale.

La collaborazione con il Comitato Ev-K2-Cnr proseguirà?

Certamente, e si amplierà. Ci sono molte idee sul tavolo. Abbiamo cominciato a parlarne e abbiamo già trovato molte aree di interesse comune. Il Comitato ha molti progetti nel Nord del Pakistan, in primis il Parco del Karakorum, e per noi è una grossa opportunità. Sono molto felice di questa crescente collaborazione, sono convinto che porterà a grandi risultati.

 

Sara Sottocornola

Nella foto, Ali Aziz Najam, Vice Chanchellor della Karakorum International University, con Agostino Da Polenza, Presidente del Comitato Ev-K2-Cnr.

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