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Eccezionali Iñurrategi ,Vallejo e Zabalza al Paiju Peak. Nuova via sul pilastro sud

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Juan Vallej, Alberto Iñurrategi e Mikel Zabalza al Paiju Peak (Photo Wopeak facebook)
Juan Vallej, Alberto Iñurrategi e Mikel Zabalza al Paiju Peak (Photo Wopeak facebook)

SKARDU, Pakistan — Una nuova via sul gigante pilastro sud del Peak Paiju. E’ l’impresa compiuta da Alberto Iñurrategi, Juan Vallejo e Mikel Zabalza, scesi lunedì 28 luglio al campo base del 6000 del Karakorum dopo 10 durissimi giorni in parete. Sull’ultimo tiro un blocco di roccia è franato addosso a Vallejo, procurandogli una frattura alla spalla sinistra e impedendogli di proseguire fino alla vetta del pilastro con i suoi compagni. I tre fortissimi baschi sono poi scesi senza incontrare ulteriori problemi ma i pericoli riscontrati sono stati veramente alti: “è troppo pericolosa da ripetere”, hanno detto secondo quanto riferiscono i siti spagnoli.

Iñurrategi ,Vallejo e Zabalza sono arrivati al base l’altro ieri, 28 luglio intorno a mezzogiorno, completamente esausti. Erano andati in vetta al pilastro sud del Paiju Peak il 26 luglio, in concomitanza con la giornata di cime al K2, dopo 10 giorni di dura scalata in parete in stile capsula.

“Abbiamo lasciato il campo base sabato 19 luglio – ha raccontato Zabalza -. Sono stati 10 giorni di attacco, dalla partenza al rientro al campo base, e ogni giorno abbiamo scalato 10, 12 ore lavorando sodo. Tecnicamente la via si è dimostrata molto dura e abbiamo incontrato difficoltà fino al grado A3 di arrampicata artificiale, fino al 6b nei tratti di libera e fino a M5 nei tratti di misto. Questa torre ha la particolarità di avere caratteristiche alpine, per il tipo di accesso, per la parte finale e per il pericolo continuo di caduta di ghiaccio e talvolta di pietre. Per questo dico che la via che abbiamo aperto è la più dura della mia vita per lunghezza, difficoltà e la condizioni alpine: per raggiungere la vetta della torre si supera una cresta molto impegnativa”.

Alberto Iñurrategi (photo Wopeak)
Alberto Iñurrategi (photo Wopeak)

Uno dei momenti più difficili della scalata si è verificato proprio sul finire, sabato 26 luglio, quando hanno raggiunto la cima del pilastro. Un blocco di roccia è crollato addosso alla cordata colpendo Vallejo alla spalla sinistra. Gli alpinisti a quel punto temevano il peggio ma “Juan è di granito”, ha detto Zabalza. Antidolorifici e kit di pronto soccorso che avevano con loro sono stati sufficienti per la prime medicazioni, ma Vallejo non ha potuto completare l’ultima parte, un fungo di neve con una cresta estremamente verticale e affilata.

“Le sensazioni che abbiamo vissuto sono state molto belle – ha detto Alberto Iñurrategi -, la verità è che la salita ci è costata molto in tutti i sensi, fisicamente e psicologicamente. Abbiamo scalato al limite, al limite delle nostre forze. Non abbiamo riposato quasi mai durante tutta la spedizione e siamo scesi al campo base con l’ultimo fiato”.

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