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Rifugi alpini ieri e oggi, la mostra fa tappa a Courmayeur

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I pannelli della sezione
I pannelli della sezione “storica” della mostra Rifugi alpini ieri e oggi Un percorso storico tra architettura, cultura e ambiente (Photo courtesy www.cantieridaltaquota.eu)

COURMAYEUR, Aosta — Dopo aver attraversato numerose località dell’Arco Alpino, la mostra “Rifugi alpini ieri e oggi Un percorso storico tra architettura, cultura e ambiente” fa tappa a Courmayeur. L’inaugurazione è fissata per domani, sabato 12 luglio, al Museo Duca degli Abruzzi e sarà aperta al pubblico dal giorno successivo fino a domenica 14 settembre.

É il 2011 quando l’associazione Cantieri d’alta quota pubblica il libro “Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi” in cui si è tentato di raccontare le vicende che hanno portato alla costruzione dei rifugi, l’evoluzione delle tecniche e dei materiali, inquadrandolo nel periodo storico che va dal 1750 ai giorni nostri.

Dal libro l’anno successivo è nata l’idea della mostra itinerante “Rifugi alpini ieri e oggi. Un percorso storico tra architettura, cultura e ambiente.” L’esposizione arriverà per la prima volta a Courmayeur e sarà inaugurata domani al Museo Duca degli Abruzzi. Per questa tappa la mostra farà specifico riferimento a rifugi e bivacchi del territorio di Courmayeur e della Valle d’Aosta, andando ad integrarsi con il grande plastico del Monte Bianco e il bivacco storico originale conservato nel Museo.

“L’esposizione – si legge in una nota del Museo – è anche finalizzata a sensibilizzare i fruitori della montagna affinché comprendano i sacrifici e le fatiche di chi, come le Guide di Courmayeur, all’inizio del secolo scorso si é prodigato per creare le basi di partenza per le imprese alpinistiche che hanno generato la storia dell’alpinismo sul Monte Bianco; con ciò essa vuole costituire un appello alle Amministrazioni ed alle Associazioni per salvaguardare queste testimonianze e per dare continuità alla nostra secolare cultura alpina che è patrimonio inestimabile per la Valle d’Aosta”.

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