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Alpi Apuane: dalla Regione stop a nuove cave, ma sì a riattivazioni e ampliamenti

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Cave Betogli, Alpi Apuane (Photo courtesy of scempioapuane.blogspot.com)
Cave Betogli, Alpi Apuane (Photo courtesy of scempioapuane.blogspot.com)

CARRARA — No all’apertura di nuove cave sulle Alpi Apuane. Sì alla riattivazione di quelle dismesse da non oltre venti anni e all’ampliamento di quelle esistenti, anche se a precise condizioni.

La Commissione Territorio e ambiente del Consiglio regionale toscano ha approvato ieri il Piano paesaggistico regionale, apportando modifiche significative al documento elaborato dall’assessore all’Urbanistica della Regione Anna Marson e licenziato dalla giunta. La stesura originale concordata con il ministero dei Beni culturali il 24 dicembre scorso prevedeva regole molto rigide per le attività estrattive, in particolare nell’area delle Alpi Apuane, che secondo gli industriali avrebbero portato alla chiusura di circa un terzo delle miniere. Vincoli che poi l’assessore Marson aveva dovuto ammorbidire per far fronte alle polemiche di sindacati e aziende che temevano ripercussioni sull’occupazione e l’economia locale.

Il documento uscito dal Consiglio penalizza molto gli aspetti ambientali, soprattutto perché 70 delle 300 cave aperte sulle Apuane si trovano all’interno del parco naturale omonimo. Se è vero che non potranno essere aperte nuove cave, saranno possibili riattivazioni di quelle dismesse da non oltre venti anni e ampliamenti di quelle esistenti. Il Piano paesaggistico detta regole precise per questi interventi: “Non devono determinare un incremento dei piazzali in quota, se non per opere strettamente funzionali all’apertura di nuovi ingressi in galleria, non non devono aver bisogno di opere infrastrutturali, che causino modifiche irreversibili ai luoghi, e non devono interessare fronti di escavazione a quote superiori a quelle autorizzate, salvo specifiche individuazioni nei piani attuativi. Sono comunque fatti salvi gli interventi imposti da provvedimenti delle autorità competenti per ragioni di sicurezza”.

Il controllo spetterà anche agli amministratori locali: “I Comuni, nell’ambito del procedimento di autorizzazione, accertano che le attività estrattive non interessino aree integre, né rinaturalizzate e non tocchino sentieri, percorsi e punti panoramici individuati nella pianificazione territoriale”.

A favore di un Piano rispettoso dell’ambiente, che portasse a una graduale chiusura delle miniere, si erano pronunciati diversi intellettuali. Accanto a Eros Tetti, presidente del Comitato “Salviamo le Apuane”, avevano fatto sentire la propria voce lo scrittore e critico letterario Alberto Asor Rosa, il presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio Mauro Chessa, lo storico dell’arte Tomaso Montanari e il docente universitario di Architettura Paolo Baldeschi. “C’è un disastro che incombe sulle Alpi Apuane, se continuerà la politica degli scavi che si è affermata nel corso degli ultimi anni. Le Apuane sono uno dei gioielli italiani e rischiamo di farle fuori con estrazioni di marmo che raggiungono i quattro milioni di tonnellate all’anno. Questo significa compiere un disastro storico, ecologico e culturale e chiediamo a istituzioni, politica e associazioni di fermare questo disastro ambientale”, ha denunciato Asor Rosa.

Nel frattempo è stata lanciata anche una raccolta di firme su Avaaz.org per fare pressione e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle modifiche al Piano che si stavano apportando: “A poche ore dal voto, sotto la pressione della potente lobby del marmo, la proposta di chiudere le cave nei parchi è stata cancellata!”, si legge nel testo della petizione.
L’integrazione al Piano passa ora all’esame dell’Aula per l’adozione nella prossima seduta del Consiglio regionale, con possibilità di miglioramenti dal punto di vista ambientale molto basse. E intanto sulle Alpi Apuane si continua a scavare.

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2 Comments

  1. Purtroppo le Apuane sono state devastate. Ora, non sono un geologo, ma in Liguria l’ardesia si estrae praticamente solo in sotterraneo.
    Comunque, la ragione occupazione non è più attuale occorre pensare a un collocamento diverso per questi operai.
    Si può benissimo estrarre meno marmo, aumentiamo i prezzi. Non saranno più competitivi? Chiudiamo progressivamente tutte le cave.

  2. Sono uno speleologo e mi reco spesso sulle Alpi Apuane visto la presenza di numerosissime grotte, tra cui la più grande d’Italia: l’Antro del Corchia.
    Posso confermare che la situazione è drammatica, intere cime sparite e l’idrologia sotterranea completamente sconvolta (sorgenti ormai sparite da anni).
    Le Alpi Apuane sono meravigliose, un gioiello di tutti che rischia di sparire per il bene di pochi…
    Visto che non è riportato nell’articolo, metto il link diretto per la raccolta firme:
    https://secure.avaaz.org/it/petition/Ferma_la_distruzione_delle_Alpi_Apuane/?pv=47

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