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Eccezionali Caldwell e Honnold in Patagonia, compiono la prima traversata del Gruppo del Fitz Roy

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La parte iniziale della traversata, dall'Aguja Guillaumet al Fitz Roy (Photo Luca Maspes)
La parte iniziale della traversata, dall’Aguja Guillaumet al Fitz Roy (Photo Luca Maspes)

EL CHALTEN, Argentina — La “madre di tutte le traversate” l’ha definita Rolando Garibotti, alpinista veterano della Patagonia. E’ la traversata del gruppo del Fitz Roy compiuta pochi giorni fa da Tommy Caldwell e Alex Honnold, che tra il 12 e il 16 febbraio sono saliti in vetta all’Aguja Guillaumet e hanno proseguito sulla cresta che la unisce all’Aguja Mermoz e poi al Cerro Fitz Roy, all’Aguja Poincenot, al’Aguja Rafael Juárez, all’Aguja Saint-Exúpery e infine all’Aguja de l’S.

La notizia della traversata è stata pubblicata sul forum alpinistico Supertopo.com e poi sulla pagina Facebook di Patagonia Vertical, e arriva direttamente da Rolando Garibotti. Non è quindi il racconto diretto dei protagonisti, dai quali si aspettano conferme nelle prossime ore. In ogni caso già da alcuni giorni chi era in contatto con El Chalten sapeva di questo possibile tentativo.

Il racconto a cui facciamo riferimento di seguito quindi, è quello di Garibotti, che in passato aveva tentato lui stesso di compiere la traversata del Gruppo del Fitz Roy.

“La linea seguita – dice Garibotti – comprende la cresta che collega Aguja Guillaumet, Aguja Mermoz, Cerro Fitz Roy, Aguja Poincenot, Aguja Rafael Juárez, Aguja Saint-Exúpery e Aguja de l’S. Nel complesso la cresta è lunga 5 chilometri, con uno sviluppo verticale di 4000 metri”. Secondo quanto raccontato da Garibotti, hanno compiuto in conserva la maggior parte della traversata, salendo, per esempio, in soli 3 tiri di corda l’intero Pilastro Goretta al Fitz Roy. Inoltre tutta la scalata sarebbe stata complicata dalle cattive condizioni delle montagne del Gruppo, che presentavano tanto ghiaccio e neve nelle fessure e in cresta, grazie a quella che secondo l’alpinista è “l’estate più umida da molti anni”.

Honnold e Caldwell avrebbero scalato sempre con ai piedi le scarpe da avvicinamento, indossando le scarpette da arrampicata solo sul Pilastro Goretta e sull’Aguja Poincenot.

I due statunitensi, stando al racconto di Garibotti, sono partiti alle 9:45 del mattino del 12 febbraio salendo il versante Nord dell’Aguja Guillaumet lungo la via “Brenner-Moschioni”e arrivando in vetta alle 12.15. Sono scesi da sud lungo la cresta che collega l’Aguja Mermoz dove sono arrivati in cima alle 5 del pomeriggio, dalla “via Argentina” (che sale sulla parete Nord Ovest).

Sono quindi ridiscesi seguendo la cresta che passa dall’Aguja Val Biois e dopo 4 ore hanno fatto un primo bivacco, prima di attaccare il giorno dopo la cima del Fitz Roy. La mattina del 13 alle 8.30 sono ripartiti, e alle 11.30  hanno raggiunto il colle alla base del “Pilastro Goretta”. Hanno salito la “via Casarotto” in 3 tiri, seguendo la variante “Kearney-Knight”, e procedendo in conserva per la maggior parte della salita. Sono arrivati alla parte finale della parete alle 7:45 di sera, ma trovandola in condizioni difficili sono stati costretti a rallentare il ritmo di salita. Caldwell e Honnold, stando a Garibotti, hanno comunque raggiunto la vetta del Fitz Roy il 14 febbraio alle 2:30 del mattino.

La seconda parte della traversata dal Fitz Roy, a sinistra, fino all'Aguja de l'S a destra (Photo Luca Maspes)
La seconda parte della traversata dal Fitz Roy, a sinistra, fino all’Aguja de l’S a destra (Photo Luca Maspes)

Trascorso il resto della notte poco sotto la cima, si sono calati in corda doppia dalla “via Franco-Argentina”, raggiungendo l’Aguja de la Silla alle 12:45 del pomeriggio, senza arrivare in cima: secondo Garibotti infatti, la vetta di quella montagna si troverebbe su un’altra cresta, pertanto fuori percorso.

Caldwell e Honnold avrebbero proseguito arrivando alla base della via “Potter-Davis” all’Aguja Poincenot alle 6 del pomeriggio: sarebbero arrivati in cima alle 9:15 di sera.

Il 15 febbraio mattina i due statunitensi si sono di nuovo calati in doppia lungo la via “Judgment Day” raggiungendo il Colle Susat alle 11.30. Intorno a mezzogiorno, hanno cominciato a salire la via aperta da Daniel Anker e Michel Piola all’Aguja Rafael Juárez, la terzultima cima della loro traversata. Sono arrivati in cima alle 2 e un quarto di pomeriggio, in due soli tiri.

Alle 16:30 dello stesso giorno hanno traversato la cresta che collega l’Aguja Rafael Juárez all’Aguja Saint-Exúpery, di cui avrebbero toccato la cima neanche due ore dopo, alle 6:20. Anche in questo caso, facendo due soli tiri.

Si sono calati lungo la via “Austríaca” e avrebbero raggiunto il Col de los Austríacos, dove hanno bivaccato prima dell’ultimo step: la parete Nord dell’Aguja de l’S. La scalata finale sarebbe iniziata la mattina del 16 febbraio: un solo tiro per arrivare in vetta alle 8:50. A quel punto sono ridiscesi dalla parete Est, raggiungendo il ghiacciaio intorno alle 10 del mattino.

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