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Ricerca: incidenti in valanga? É colpa delle illusioni cognitive

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Valanga (Photo courtesy of Camptocamp.org/Wikimedia Commons)
Valanga (Photo courtesy of Camptocamp.org/Wikimedia Commons)

TRENTO — Ci sarebbero le illusioni cognitive, ovvero gli errori di valutazione compiuti da una singola persona, alla base degli incidenti da valanga. L’ipotesi è stata avanzata dall’Accademia della Montagna dopo una ricerca condotta su 304 frequentatori della montagna di Trentino-Alto Adige e Veneto.

La ricerca sugli “Errori cognitivi nella valutazione del rischio valanghe” è partita da due presupposti. Il primo è comprendere perchè le persone frequentino le montagne anche in condizioni rischiose, ignorando o sottovalutando l’indice di pericolo presente nei bollettini nivo-meteorologici. Il secondo è capire perchè, nel corso dei decenni, sia diminuito il numero di morti a causa delle valanghe, ma sia aumentato il numero dei distacchi e degli incidenti non fatali.

L’Accademia della Montagna ha quindi finanziato una ricerca, condotta dal Dipartimento di Economia e Management di Trento con l’ateneo di Padova e i centri di ricerca di Verona e di Trento. Lo studio ha sottoposto a 304 individui un questionario per comprendere le scelte e i comportamenti che avrebbero tenuto in particolari situazioni problematiche con diverse condizioni di rischio. Le persone scelte sono frequentatori abituali della montagna provenienti da Trentino, Alto Adige e Veneto con un’età media di 41 anni e in media 14 anni di esperienza nelle attività di alta quota.

Dai dati ottenuti è emerso che la decisione di intraprendere una gita nonostante i rischi, le difficoltà e i bollettini che evidenziano un alto rischio valanghe, è influenzata da tre fattori: overconfidence, propensione al rischio ed età. Le persone che possiedono uno o più di questi tre fattori incorrono in un’illusione cognitiva ovvero in un errore nella valutazione del rischio. Tra gli altri errori cognitivi sono stati presi in considerazione anche la sottovalutazione della probabilità di accadimento di eventi negativi oppure l’illusione di poter tenere sotto controllo eventi del tutto accidentali.

Nel dettaglio gli errori di valutazione sono fatti da persone più propense a sopravvalutare la propria conoscenza o che hanno un eccessiva fiducia nella correttezza dei propri giudizi (overconfidence) e da coloro che possiedono una propensione al rischio e mettono in atto comportamenti pericolosi (risk takers). Inoltre, secondo lo studio, al crescere dell’età, aumenta la probabilità di intraprendere una gita, nonostante la difficoltà e il pericolo. La probabilità, invece, diminuisce con l’aumentare del numero degli anni di esperienza.

Il fatto che nel campione selezionato per lo studio vi siano soggetti che si possono definire qualificati per l’attività sportiva in alta quota e che il 30 percento degli escursionisti della montagna è overconfidence pone lo studio come una base da cui sviluppare nuove ricerche. In particolare potrebbe essere utilizzata per approntare delle modifiche sulle modalità di formazione sulla prevenzione del rischio valanghivo e attuare campagne specifiche allo scopo di aumentare la consapevolezza e la capacità di autovalutazione e scelta da parte degli appassionati della montagna.

News: http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/RSSview/EFEDCA9ACA056FBBC1257C600040CA5E?opendocument#.UtaNobT9x7X

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