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Monte Bianco, discesa dal canalone della Sentinella Rossa: intervista a Luca Pandolfi

Luca Pandolfi (Photo Luca Pandolfi)
Luca Pandolfi (Photo Luca Pandolfi)

CHAMONIX, Francia — Hanno scalato il Monte Bianco dalla via ”dei tre Monti’ e poi sono scesi dal canalone della “Sentinella Rossa”, sul versante della Brenva. Questa la bella discesa compiuta il 5 luglio dall’italiano Luca Pandolfi, dallo statunitense Ton Grant e dal britannico Ben Briggs. Pandolfi, piemontese di nascita ma residente a Chamonix, è sceso con lo snowboard realizzando così una prima assoluta. Per gli altri due invece, scesi con gli sci, si è trattato di una prima ripetizione. Abbiamo chiesto a Pandolfi di parlarci della discesa e dirci qualcosa di lui. Questa la sua intervista.

Luca sei uno snowboarder italiano che vive in Francia. Qual è la tua storia?
Ho iniziato a fare snowboard 20 anni fa, all’inizio principalmente freestyle ma ben presto la mia irrequieta natura esploratrice mi portò verso il backcountry freestyle prima e verso il freeride poi. Il mio sogno originario era quello di viaggiare e passare almeno una stagione in ognuna delle 4 mecche del freeride Europeo ovvero Verbier, Alagna, Chamonix e La Grave. Dopo una stagione passata a Verbier e 3 a Gressoney, arrivai a Chamonix 8 anni fa e da allora non me ne sono più andato. Qui ho avuto la possibilità di unire le mie passioni per l’alpinismo e la tavola.

Parliamo della discesa dal canalone della Sentinella Rossa sulla Brevna. Quando l’avete fatta?
Il 5 luglio scorso, grazie a rarissime condizioni d’innevamento sulla parete della Brenva.

Nel tuo report sulla discesa, pubblicato sul tuo sito, parli di “first ethic descent”. Cosa intendi?
Intendo “guadagnarsi” la linea (ed in questo caso anche uscire dal ghiacciaio della Brenva) con le proprie forze, senza l’aiuto dell’elicottero o aiuti esterni.

 

Il pilastro di granito da cui prende il nome il canalone della Sentinella Rossa
Il pilastro di granito da cui prende il nome il canalone della Sentinella Rossa

Perché non era mai stata ripetuta prima, secondo te?
Per una questione di pericolosità e mancanza delle condizioni ideali penso. Il gran couloir della Brenva è considerato come IL o uno dei couloir più pericolosi del massiccio, così come l’imponente muraglia della Brenva. Ho guardato molto lo stato del seracco negli ultimi anni e mi sembrava inattivo e di bell’aspetto; abbian cercato di minimizzare al massimo questo rischio. E una linea lunga, tecnica e ripida ad alta quota, esposta alla caduta di seracchi in uno dei posti più drammatici che mi sia mai capitato di vedere. Essendo una est bisogna  scegliere il momento giusto per sciarla in modo che la neve non sia troppo dura in alto e che molli troppo sotto rendendo il ritorno al Col Moore pericoloso per la caduta di sassi e ghiaccio; Inoltre una volta sciata bisogna affrontare un altro viaggio per uscirne. La parte più difficile di questa discesa non è ne la tecnicità ne la ripidità della linea ma la pressione psicologica dell’ affrontarla a vista entrando dall’alto dopo esser saliti fino in cima al Bianco. Bisogna scegliere il momento giusto come dicevo prima, essere veloci ad affrontare le difficoltà e gli imprevisti e non far troppo caso all’enorme seracco che si ha sopra la testa.

Tu eri con la tavola e i tuoi compagni con gli sci. Sembra che lo snowboard sia meno preferito agli sci nelle discese estreme, è così?
Non penso che sia cosi. Ci sono terreni, nevi e passaggi più favorevoli allo snowboard ed altri più favorevoli allo sci. Lo sci è più notoriamente comodo e utile negli spostamenti in montagna ed in certi passaggi tecnici o dove si debba risalire. Lo snowboard per contro permette l’utilizzo delle picche in posizione frontale nei passaggi più duri, ma si ha una lamina sola ed il backside è un momento sempre intenso, con ridotta possibilità di controllo soprattutto su terreni ripidi con nevi dure. In questo caso, trattandosi di una linea lunga su una parete est, bisogna sciare su neve dura in alto perché non sia troppo molle e bagnata in basso.

A un certo punto ti sei trovato in difficoltà. Come mai?
Per poter sciare in sicurezza su tutta la linea ho dovuto aspettare un po’ di più dei miei compagni perché la neve mollasse al punto giusto. Un paio di passaggi mi hanno portato via un pò di tempo (ho sceso la linea in circa 20-25 minuti) e sono arrivato in basso quando l’uscita principale diretta non era più sicura a causa delle prime scariche. Ho messo i ramponi e sono risalito  per cercare di traversare a sinistra verso il Col Moore. Purtroppo questi sono gli inconvenienti di quando non si risale la linea. Col binocolo ci eravamo fatti un’idea dell’uscita ma in effetti poi si è rivelata più complicata del previsto. Gli angoli e le prospettive ci hanno un pò ingannati; ho perso più tempo del previsto per risalire dalla terminale e traversare e nel frattempo, essendo una mattinata di luglio scaldava molto, rendendo la traversata non sicura a causa di colate di neve e frane. Mi sono fermato al riparo di alcune rocce, mi sono riposato e ho cercato di capire dove e come purgava la parete dopodiché con l’aiuto del mio amico Ben che dal colle mi guidava a voce sono riuscito ad uscirne con le mie forze.

Nel tuo blog dici che la chiave del successo nelle discese lunghe è il tempo. Cosa intendi?
Il tempo è una componente importante in tutte le discese in quanto, meno tempo si resta esposti ai pericoli oggettivi, meno si rischia. E’ di fondamentale importanza su linee di questa lunghezza e con esposizione est, sud e ovest ovvero dove sia richiesta l’azione del sole per ammorbidire la neve rigelata durante la notte. Se si aspetta troppo che la neve molli sopra poi diventa troppo pericoloso nella parte bassa.

Il racconto integrale della discesa e altre foto su www.lucapandolfi.com

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