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Alpinismo, Alta quota, Primo Piano

Pauner e Garra, dubbi sulla vetta dello Shisha Pangma

La spedizione spagnola allo Shisha Pangma (Photo www.carlospauner.com)
La spedizione spagnola allo Shisha Pangma (Photo www.carlospauner.com)

KATHMANDU, Nepal — “Abbiamo avuto la sensazione di essere arrivati in cima, ma dobbiamo essere onesti e riconoscere che se ci fosse stato un punto più alto li vicino non avremmo potuto vederlo. Anche se l’altimetro superava quota 8000 metri, non avevamo alcun modo per capire la nostra posizione rispetto all’ambiente circostante”. Con queste parole Juanjo Garra e Carlos Pauner raccontano la loro salita allo Shisha Pangma per mezzo di una dichiarazione congiunta: i due spagnoli hanno voluto così fare chiarezza sulla complicata scalata dell’ottomila himalayano.

La salita di Juanjo Garra, Carlos Pauner e Juanito Oiarzabal, in effetti, non è stata chiara fin dall’inizio, nel senso che nel corso del tentativo le informazioni hanno prima tardato ad arrivare, poi, una volta pervenute sono state smentite. Cosa è successo quindi al team di spagnoli impegnati lo scorso fine settimana nell’attacco di vetta allo Shisha Pangma?

Nell’ultimo tratto sopra campo 3 gli alpinisti hanno dovuto procedere molto lentamente, tanto che ancora nel tardo pomeriggio potevano vedere davanti a loro la cresta sommitale. “Arrivare così tardi in vetta in Himalaya significa sempre guai – scrivono Pauner e Garra -. Bisognerebbe arrivare in cima intorno a mezzogiorno per garantirsi una buona discesa, ma se abbiamo impiegato tanto tempo è stato per via delle condizioni pessime delle via, e se abbiamo deciso di continuare l’abbiamo fatto perché sapevamo per certo che il clima era favorevole e perché contavamo sulla vasta esperienza del gruppo in alta quota”.

Alle 18.30 l’altimetro era vicino al limite degli ottomila metri: Juanito Oiarzabal ha iniziato a sentirsi male, presentando i sintomi di un principio di edema polmonare. Sebbene la sua condizione non fosse preoccupante, il veterano degli ottomila ha preferito fermarsi per recuperare, mentre Pauner e Garra proseguivano verso la vetta seguendo la variante di Iñaki Ochoa. Oramai intorno a loro il cielo era buio.

“Abbiamo raggiunto quello che ci è sembrato il punto più alto – spiegano gli alpinisti -, ovvero la cima. Una volta lì però non abbiamo avuto alcuna possibilità di confronto con l’ambiente circostante, anche se l’altimetro segnalava ampiamente raggiunta quota 8.000 metri. Vorrei che fossimo arrivati di giorno, per essere stati in grado di scattare foto e condividerle con tutti voi, ma non è andata così. Abbiamo avuto la sensazione di aver raggiunto la cima, ma dobbiamo essere onesti e riconoscere che se ci fosse stato un punto più alto da qualche parte vicino nel buio della notte non saremmo riusciti a vederlo. Siamo lieti di avere combattuto con le unghie e denti in modo spettacolare e bello, ahimè, questa volta in pessime condizioni”.

Dopo di che Pauner e Garra sono ridiscesi verso campo 3, rincontrando lungo il cammino il compagno Oiarzabal, che sarebbe stato sempre cosciente ed in grado di scendere con le sue gambe. Intorno alle 4 del mattino, quando mancavano pochi metri alla tenda un forte vento si è alzato, complicando inevitabilmente le cose. Il giorno dopo infine hanno continuato a scendere verso i campi bassi, lentamente ma in modo sicuro.

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1 Comment

  1. purtroppo sono molti gli alpinisti che raccontano di aver scalato un 8000.
    pero’ causa buio o nebbia non hanno visto la cima.
    magari erano a 9.900 o anche meno………………….luca

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