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Alpinismo

I picchi inviolati più alti del mondo

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KATHMANDU, Nepal — L’esplorazione, da che mondo è mondo, è l’anima dell’alpinismo. Ma nell’alpinismo himalayano, oggi, molti lamentano una certa mancanza di novità. E’ proprio vero che dopo gli ottomila non c’è più nulla da scoprire? Un’inchiesta di Explorersweb dimostra il contrario, e indica, uno per uno, i picchi inviolati più alti del mondo.

Tutti gli ottomila sono stati scalati, così come le loro cime secondarie e il più alto dei settemila, il Namche Barwa (7.782 metri). Se qualche alpinista volesse scalare la montagna più alta del mondo ancora inviolata, dove dovrebbe dirigersi?
 
"Stilare l’elenco – dice Janne Corax, che ha condotto l’inchiesta – non è stato facile. Per scoprire quali sono le montagne più alte ancora inviolate c’è un grosso problema da superare: capire se parliamo di una montagna vera o solo di una "protuberanza" di una cresta".
 
Si tratta di un tema spinoso, che genera continue polemiche, come quelle che circondano molte cime minori degli ottomila. Non più di qualche mese fa anche una ricerca del Club Alpino Italiano affermava che gli ottomila non erano solo 14, perchè molte cime finora considerate minori dovevano essere elevate a montagne indipendenti.
 
La ricerca di Janne Corax si basa sulla convinzione che un picco, per essere considerato montagna a sè, deve elevarsi di almeno 500 metri da eventuali creste. Partedo da questo presupposto, la montagna più alta del mondo, ancora inviolata, si trova in Bhutan.
 
Si tratta del Gangkar Punsum, 7570 metri, considerata la 40esima montagna più alta del mondo. Purtroppo, la cima non può essere raggiunta da nessuno, perchè il governo bhutanese ha vietato le scalate per rispetto della religione locale.
 
Al secondo posto viene il Saser Kangri II East, 7518 metri, nel Kashmir indiano. Una montagna mai nemmeno tentata. Ottenere il permesso non è semplice, ma è possibile. Poi viene il Kabru North, 7.394 metri, in un sottogruppo del Kangchenjunga. E’ stato tentato da un team serbo nel 2004, fermato da una valanga.
 
In Tibet ci sono il Labuche Kang III (7250 metri circa) e il Karjiang, 7221 metri, caratterizzato da estremo pericolo valanghe e altissime difficoltà tecniche vicino alla cima. Sul confine Tibet/Bhutan troviamo infine il Tongshanjiabu, 7207 metri.
 
Ecco fatto. Poche righe, pronta la lista. Ma non è così semplice. Qualcuno avrà notato che nella listam per esempio, non compare il Batura II, la cima che Simone Moro ha tentato qualche anno fa di salire come montagna inviolata più alta del mondo. Che fine ha fatto, si è abbassata?
 
No, semplicemente non rientra nella lista perchè non risponde ai presupposti fissati dalla Corax: si alza dalla cresta di poco più di cento metri. "E comunque – prosegue la Corax – se si adottasse questo criterio esisterebbero altre protuberanze inviolate, anche più alte del Batura II". Il suo parere, però, si scontra con quello dell’esperto tedesco Wolfgang Hichel, che aveva guidato Moro nella scelta dell’obiettivo.
 
Questo, è solo un esempio. Ma dimostra come l’argomento non sia ancora esaurito e che e probabilmente resterà oggetto come spesso accade nell’alpinismo, di lunghe e dure controversie.
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