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Itinerari, L'approfondimento

Le meraviglie proibite del Kashmir

KASHMIR, India — Un tempo era una delle regioni più prospere dell’India. Ma oggi il Kashmir, la parte più occidentale dell’Himalaya indiano, ha un’economia in ginocchio a causa dei conflitti causati dagli estremisti islamici che l’hanno reso un luogo poco sicuro. La valle di Srinagar, nota per una eccezionale produzione artigianale e per le case galleggianti dei suoi laghi, era il fulcro del turismo del Kashmir. Oggi qualche viaggiatore ha iniziato a tornarci, anche se è bene informarsi poco prima della partenza per valutare la situazione.

Le valli kashmire ricordano le Alpi, con foreste di conifere e monti innevati, tra cui il Kolohoi, alto circa 5.800 metri. Gli amanti del trekking qui hanno solo l’imbarazzo della scelta: ci sono sentieri che conducono in pochi giorni alla valle del Suru, alle porte del Ladakh; mentre a sud est si raggiunge la regione di Kishtwar, da dove sono possibili dei percorsi che portano fino in Zanskar. I paesaggi sono incredibili, ma spesso la sicurezza è un optional.

Attualmente chi si reca in Kashmir arriva a Srinagar via terra da Amritsar. Poi raggiunge il Ladakh seguendo la strada che porta a Sonamarg e, oltre il passo dello Zojla, a Dras per poi arrivare a Kargil, sul fiume Suru. Il passo è molto famoso perché consente di vedere un repentino cambio di paesaggio: da ovest si sale tra le foreste di conifere, ad est si scende al deserto d’alta quota tipico delle regioni trans himalaiane. Da evitare in inverno, perché le temperature possono raggiungere i meno cinquanta gradi.

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