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Everest, occhi puntati sull'Hornbein Couloir

Hornbein Couloir Route
La via dell'Hornbein Couloir sull'Everest north face (Photo www.albertozerain.com)

LHASA, Tibet – Si avvicina il tempo di nuove salite all’Everest. I riflettori sono puntati specialmente sul versante nord della montagna, dove il basco Alberto Zerain ha intenzione di salire l’Hornbein Couloir, la difficilissima via che taglia in mezzo il lato tibeno del gigante più alto del mondo. Non è detto che la sua sarà una scalata in solitaria: un team di guide alpine valdostane infatti è partito oggi dall’Italia con lo stesso obiettivo. Se dovessero arrivare in vetta, tenteranno anche la discesa con gli sci. Nel frattempo sabato Nbukazu Kuriki ha lasciato il Giappone alla volta di Kathmandu per tentare in solitaria la normale del lato nepalese.

Alberto Zerain, il fortissimo alpinista basco che nella tragica estate del 2008 al K2 arrivò in vetta da solo alle 15, rientrando in tenda mentre gli altri ancora salivano, è sicuramente un amante dell’alpinismo più duro. Scala in solitaria, aprendo la via, senza ossigeno e in stile alpino. Non stupisce quindi che per quest’autunno 2010 si sia scelto una sfida tanto impegnativa.

Zerain, che al momento è già al campo base dell’Everest, vuole scalare l’Hornbein Couloir, la difficilissima via che taglia verticalmente per 3000 metri la parete nord, una delle linee più dirette verso la cima. Detto anche Japanese Couloir perché fu salito integralmente la prima volta nel 1980 dai giapponesi Takashi Ozaki e Tsuneoh Shigehiro, è sogno ambito di molti alpinisti, che da anni lo tentano invano.

La via, che presenta pendenze oltre i 60 gradi, nella storia conta soltanto una manciata di salite e lo scorso maggio ha respinto il tentativo di Gerlinde Kaltenbrunner e del marito Ralf Dujmovits, mentre nell’autunno 2009 quello dell’eccezionale team basco guidato da Alberto Innurategi. Una sola volta venne percorsa senza ossigeno, da Erhard Loretan e Jean Troillet nel 1986.

Se Zerain dovesse riuscirci, compirebbe quindi senza dubbio un’impresa storica, soprattutto se salisse in solitaria, in quanto sarebbe l’unico dopo l’impresa di Messner del 1980. Se salirà da solo però è ancora da vedere. Proprio oggi infatti è partito dall’Italia un trio di guide Courmayeur composto dal capo spedizione Edmond Joyeusaz, Francesco Civra Dano e Gianluca Marra. Il team valdostano non solo vuole provare la salita dall’Hornbein Couloir in stile alpino, ma anche tentare la discesa con gli sci, che in caso di successo sarebbe una prima assoluta.

Edmond Joyeusaz, 52 anni, ex azzurro di sci, maestro e allenatore federale di sci alpino da 30 anni, ha compiuto nel 1999 la prima discesa in sci dallo Shisha Pangma, mentre nel 1998 tentò dal K2. Francesco Civra Dano, 30 anni e guida alpina, e Gianluca Marra, aspirante guida 27enne, sono invece alla prima esperienza in Himalaya e su una montagna che supera i 5000 metri di quota. La loro spedizione inoltre, è definita “eco-scalata”, perché si propone di lasciare la montagna pulita. Come si legge dal sito della spedizione, dopo la scalata “saranno rimosse tutte le corde fisse sulla via di salita, mentre sulla via del ritorno a valle, le Guide saliranno nuovamente al Campo Base dalla via normale tibetana per ripulire la morena dai materiali abbandonati in decenni di tentativi di scalata”.

Contemporaneamente dal versante nepalese della montagna tenterà la salita in solitaria Nbukazu Kuriki, che al momento, secondo quanto riferisce Explorerweb, non si sa se userà l’ossigeno.  Il giapponese, partito sabato scorso dalla prefettura Hokkaido dove vive, sarà accompagnato da uno sherpa fino al campo base, poi proseguirà da solo. Si tratta del suo secondo tentativo all’Everest dopo quello della primavera scorsa dal versante nord. Se dovesse riuscire nell’impresa inoltre, completerebbe anche le vette delle Seven Summit.

Info courtesy everesthornbein2010.blogspot.com – explorersweb.com

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