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Mondinelli nella storia: Nord e Sud senza ossigeno

Silvio Mondinelli Vetta Gasherbrum 1
Silvio Mondinelli in vetta al Gasherbrum 1 (Foto d'archivio www.gnaromondinelli.it)

LHASA, Tibet — E’ il secondo europeo dopo trent’anni a salire l’Everest da entrambi i versanti senza ossigeno. Soltanto otto persone al mondo sono state capaci di tanto. Silvio Mondinelli, con la recente salita all’Everest, è entrato nuovamente nella storia. Ma dal campo base, l’alpinista afferma: “Ce l’abbiamo fatta perchè siamo sempre rimasti uniti. Ci siamo aspettati e siamo arrivati in vetta tutti insieme, lasciando gli ultimi metri a Michelino e Marco che salivano per la prima volta. Anche Gerlinde è stata importante: non potevamo mica mollare se lei andava avanti!!”. Ecco racconti e commenti nell’intervista di Montagna.tv.

Mondinelli, un commento a caldo…
Siamo uno squadrone: vecchi e giovani, tutti insieme sulla cima. Adesso siamo al campo base, stiamo tutti bene e siamo  contenti. C’è chi ha già fatto la doccia chi ha bevuto l’acqua minerale, chi si sta rimettendo in ordine e facendo la barba… Ne hai bisogno perchè quando torni dalla cima non sai più chi sei, un po’ per la quota un po’ perchè non mangi e bevi da giorni.

Come è andata la salita?
E’ stata dura. Salendo, a campo 3 abbiamo dormito in una tenda tutta rotta con i paletti fatti da bastoncini da sci. Il tempo poi era piuttosto brutto, ma per fortuna la temperatura era abbastanza alta e non faceva troppo freddo. C’era la spedizione di Kari Kobler che andava in cima e così abbiamo tentato. E’ andata bene.

Dura, ma da campo 3 scrivevi che mangiando una mela ti sentivi in paradiso…
Sì… che dire. Sono le piccole cose che fanno bella la vita. A noi non servono Ferrari e Yacht…

Siete arrivati in vetta tutti insieme?
Sì è stata la cosa più bella. Ci siamo sempre aspettati e siamo saliti tutti insieme. Gli ultimi metri abbiamo mandato avanti Michelino e Marco, che erano giovani e l’Everest non l’avevano mai salito. Per loro è stato speciale. Peccato che era brutto e abbiamo fotografato solo 4 bandierine in terra, sulla cima. Ma va bene così.

Con voi c’era anche Gerlinde Kaltenbrunner?
Sì, è davvero una macchina da guerra. E’ stata fortunata a trovare noi, se no era da sola, e noi a trovare lei: la sua presenza ci ha anche spronato. Quand’era più dura, magari pensavi di mollare poi dicevi: e no, non posso mica mollare, c’è una donna con noi! Scherzo. Però insomma siamo stati fortunati, anche se la discesa non è stata bella.

Problemi?
Ci sono stati brutti momenti nello scendere. Abbiamo trovato un’ora di bufera fortissima e, insomma, quando non hai più energia è difficile. Però siamo sempre stati uniti. Abele, il saggio, che ci ha tenuto calmi due mesi, prima di partire da campo 3 ha detto: “se stiamo vicini portiamo  casa la cima”. Così facendo abbiamo salvato anche la pelle. Ma sai cosa c’è di brutto? Che abbiamo già dimenticato le fatiche…

Quindi pronti per un’altra cima?
Eh sì… te le dimentichi così in fretta che poi sei subito pronto per ripartire, anche se il fisico è provato. In cima ti abbracci, piangi e non t’interessa niente del resto. Adesso non so cosa farà Abele, aveva in programma di andare all’Annapurna… se va ha proprio una bella testa, una gran voglia, perchè dopo due mesi qui, non è facile tentare un altro ottomila.

Sai che con la salita di ieri sei entrato nella storia? Solo otto persone sono salite da entrambi i lati dell’Everest senza ossigeno.
Davvero? Non lo sapevo nemmeno… comuque, record o non record, credo che siamo una combriccola di umili e questa è la cosa più bella. Senza inventare tante storie, l’altra notte siamo partiti che era brutto. Era un po’ di giorni che c’era quasi la testa di mollare, l’attesa è stata lunga. Ma abbiamo tenuto duro pensando che fosse da stupidi tornare a casa dopo due mesi passati ad aspettare il bel tempo.

E ci siete riusciti…
Abbiamo avuto fortuna, perchè non era freddo, poi anche preparazione, testa, ma siamo sempre stati umili. Non abbiamo chiacchierato ma fatto i fatti. Andare in cima all’Everest senza ossigeno non è una cosa facile, ci vogliono tante componenti. C’era una banda di valdostani che stava facendo il giro del Kailash tra cui la moglie del Marco, sai che strisciano per terra per pregare. Gli abbiamo detto di strisciare due volte al giorno per noi, forse è anche merito loro…

E’ molto discussa la salita in vetta del 13enne, Jordan Romero. Tu che hai un figlio di quell’età cosa ne pensi?
C’era anche Marc Batard che tentava il record in non so quante ore, ma è tornato indietro. Il ragazzino non l’ho incontrato, ma ho già detto a mio figlio che se fa l’alpinista mi sente… No seriamente. In generale, credo che i record siano anche belli perchè innalzano il livello e le persone. Ma un bambino di 13 anni in cima all’Everest… Non so che cosa voglia dire. Non mi interesserebbe proprio che mio figlio ci arrivasse, soprattutto per un motivo così.

Il record?
Sì, la montagna non è solo record: è bello salire, fare foto, stare con gli amici. Non è una competizione in pista. E’ anche rispettare delle regole, preoccuparsi dell’ambiente, saper gestire il fisico. Allora sì è una bella esperienza. Guarda Abele: poteva andare all’Annapurna dove tutti finivano i 14 ottomila e invece ha voluto tornare qua e non usare l’ossigeno. E’ da ammirare. Lui ha portato Marco e io Michelino… o Michelino ha portato me, non so bene come è andata. Comunque c’è da ringraziare tante persone, a partire da Kari Kobler che ci ha aiutato in questo periodo, ci ha fatto le previsioni e ci ha ospitato nelle sue tende. C’è un lavoro di tantissime persone anche di chi ci hanno dato i soldi, non mi piace dire sponsor, è gente che ci ha aiutato ad andare in cima, senza di loro non saremmo stati qui.

La notizia del record di Mondinelli arriva dagli archivi di Eberhard Jurgalski, che ha ricostruito la storia degli uomini che hanno salito Everest da nord e sud senza ossigeno. Il primo è stato Messner, salito da Sud nel 1978 e da Nord nel 1980. Poi ci sono stati l’australiano Timothy Macartney-Snape, i nepalesi Ang Rita Sherpa e Lhakpa Dorje III, il kazako Anatolii Boukreev, l’americano Ed Viesturs e l’ecuadoreno Ivan Vallejo.

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