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Storia dell'alpinismo

Il giallo del Gran Zebrù

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Il 26 agosto 1854 un ragazzo si aggirava quasi accecato a causa di un’oftalmia fra i nevai dello Stelvio. Aveva vent’anni, si chiamava Stefan Steinberger e aveva raccontato a un doganiere del passo dello Stelvio di essere giunto in cima al Gran Zebrù. Proprio la conquista della montagna costituisce un "giallo" ancora irrisolto dell’alpinismo ottocentesco.

Il Gran Zebrù è una piramide alta 3859 metri nel cuore dell’Oltres-Cevedale, il gruppo roccioso tra Lombardia e Trentino-Alto Adige. A metà Ottocento la montagna era ancora un sogno per gli alpinisti a causa della ripidezza delle sue pareti.

Nella notte tra il 23 e il 24 agosto Steinberger partì da solo verso il Gran Zebrù. Un mondo ancora in gran parte sconosciuto dagli stessi abitanti della valle. Il suo equipaggiamento comprendeva solo una piccozza e delle rudimentali grappette, antenate dei moderni ramponi.

All’alba Steinberger raggiunse il colle delle Pale Rosse, a quota 3388 metri. Il sole arrossava la piramide della montagna. Il Gran Zebrù sembrava a portata di mano.

Qui comincia il mistero. La confusa relazione di Steinberger non fornisce molte informazioni sull’ascensione. Si dice che la cima è raggiunta sei ore dopo. Per arrivarci forse Steinberger si era portato sulla via normale. Seguì una discesa interminabile nella neve fradicia del pomeriggio. Solo a notte fonda, più di diciotto ore dopo la partenza, Steinberger rientrò finalmente allo Stelvio.

Molti hanno sollevato dubbi sulla conquista della vetta, considerando il canalone soprastante della montagna troppo difficile per l’epoca. Eppure Steinberger non era nuovo a questo tipo d’imprese. Pochi giorni prima Steinberger aveva infatti realizzato la sua prima ascensione al Grossglockner. La montagna di 3798 metri tra Tirolo e Carinzia era considerato una delle più difficile dell’epoca. Nonostante ciò, gli alpinisti del tempo ritennero che Steinberger avesse confuso il Gran Zebrù con una cima vicina.

Ma allora chi raggiunse per primo i ghiacciai del Gran Zebrù? La maggior parte degli storici ritene oggi che la prima ascensione sia stata portata a termine dieci anni dopo dagli inglesi Francis Fox Tuckett e i fratelli Buxton con le guide Michael e Franz Binder.

Invece nel 1956 si svolse la prima scalata della "Meringa", la cornice di ghiaccio formata dal vento del sud che fa ricadere la neve sulla parete nord del Gran Zebrù. L’ ascensione fu realizzata dal salisburghese Kurt Diemberger al secondo tentativo.

Anche l’origine del nome della montagna è controversa. Il toponimo italiano Gran Zebrù sembra provenire da una voce celtica che significherebbe "roccaforte degli spiriti". I tedeschi lo chiamano invece Königsspitze, "cima del re". Ma non c’entra la regalità delle sue forme.

Königsspitze avrebbe infatti una più modesta origine ladina. I ladini chiamavano il Gran Zebrù "mont dal cuncl", a causa delle miniere che ci sono alle sue pendici. E fu probabilmente quel "cunicolo", in tedesco Könich, che evocò ai tedeschi il più solenne König, "il re".

Jenny Maggioni

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