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Film

La montagna che esplode

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Le Dolomiti viste di chi le ha conosciute sotto i colpi della Grande Guerra. "La montagna che esplode" è il racconto di una delle battaglie più dure affrontate dall’esercito italiano, dove i monti non sono solo sfondo ma anche protagonisti degli eventi, determinati nel decidere le sorti dello scontro tra i nemici.

Ci si dimentica a volte, che le montagne non sono solo posti affascinanti e di straordinaria bellezza, ma anche luoghi reali, vissuti dagli uomini nel presente come nel passato. E nella storia degli uomini sono state spesso lo scenario di eventi importanti, come è successo durante la prima Guerra Mondiale.

"La montagna che esplode", il documentario di Marco Rosi presentato al Filfestival di Trento, riprende gli eventi che si sono svolti sulle Dolomiti durante la Grande Guerra, quando italiani e austriaci, nemici, si contendevano il Monte Lagazuoi.  

La vetta era fortino dall’esercito austro-ungarico. Gli italiani, riparati sotto una sporgenza nelle rocce, avevano deciso di scavare un tunnel nella montagna per sbucare proprio al di sotto della roccaforte austriaca. Volevano riempire il tunnel con esplosivi e poi far saltare il nemico in aria.

La stessa idea però l’avevano avuta gli austriaci: creare un tunnel con l’intenzione di far crollare il cornicione sull’accampamento italiano e schiacciarlo sotto le rocce.

Si continuava a combattere in alto come più in basso: in cima c’erano soldati congelati dal freddo e dal ghiaccio, del tutto impreparati al rigore del clima alpino. Spesso semplici contadini strappati dalle campagne per combattere una guerra lontana da casa. Più giù, sulle pareti della montagna, altri reparti dell’esercito organizzavano in gran segreto massicce campagne logistiche.

A piccoli gruppi i soldati di entrambi gli eserciti sferravano attacchi dai promontori e dalle sporgenze rocciose, compiendo incredibili prodezze, arrampicandosi in punti inaccessibili e calandosi da pareti ripide carichi di granate e bombe.

Una battaglia durissima insomma, non solo perchè in guerra ogni momento oscilla sul filo tra la vita e la morte, ma anche perchè il pericolo non viene solo dal nemico: il freddo, il gelo, l’asperità del territorio, l’altitudine rendono ogni operazione doppiamente insidiosa.

Il documentario di Rosi dura 52 minuti ed è una produzione di Italia Svizzera e Austria del 2006.

 

Valentina d’Angella

 

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