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Storia dell'alpinismo

La conquista delle grandi cime delle Alpi (1786-1870)

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La grande epoca dell’esplorazione sulle Alpi e dell’apertura delle "vie normali". Che va dalla salita del Monte Bianco alla salita del Cervino.

 

Gli esordi dell’alpinismo vengono fatti tradizionalmente risalire al 1786 con la salita del Monte Bianco da parte di Balmat e Paccard; ed inquadrati nel contesto di un’epoca caratterizzata dall’esplorazione e dalla ricerca scientifica (Illuminismo). Promotore dell’impresa fu infatti lo scienziato ginevrino de Saussure.
Ovviamente, anche in precedenza erano state salite delle montagne che presentavano difficoltà alpinistiche, ed alcune di queste ascensioni erano state compiute per motivi assai simili a quelli dell’alpinismo moderno (avventura, esplorazione, sentimentalismo). Altre imprese, anche di rilievo, ebbero motivazioni (militari, economiche, religiose), che le differenziano da quelle alpinistiche.
 
Ma assai rapidamente l’alpinismo perse le sue motivazioni scientifiche per assumere una connotazione prettamente sportiva, non nel senso odierno di competizione, ma in quello originario di sana attività psicofisica dilettantistica. Come storicamente l’Illuminismo cedeva il passo, nelle mode del continente europeo, al Romanticismo, così le salite vengono effettuate per spirito d’avventura e non più per effettuare misurazioni scientifiche.
 
Nel giro di alcuni decenni (ca. 1800-1870) vennero “conquistate” praticamente tutte le principali cime delle Alpi, e si iniziarono anche le prime esplorazioni extraeuropee. Il “fenomeno alpinismo” va inquadrato nel più generale movimento del turismo alpino, frutto delle migliorate condizioni economiche e di un lungo periodo di relativa pace.
 
Protagonisti di questa fase furono soprattutto esponenti della nobiltà e della buona borghesia inglese e tedesca (Germania ed Impero d’Austria), che si facevano accompagnare da valligiani svizzeri, francesi ed italiani, ma la pratica alpinistica si diffuse anche in Francia ed in Italia (1863 fondazione del CAI, Quintino Sella).
 
L’iniziativa restò inizialmente nelle mani dei clienti, anche se ben presto alcune guide particolarmente capaci si imposero come assoluti protagonisti. Le salite senza guida così come quelle delle guide senza clienti furono un’eccezione.
Il livello tecnico massimo era intorno all’odierno III grado per le salite in roccia, mentre alcune salite di tipo glaciale rappresentano tutt’oggi un banco di prova severo per l’impegno richiesto e per le pendenze superate (nel 1865 Moore e Anderegg salgono lo sperone della Brenva, superando senza ramponi, gradinando, pendenze vicine ai 60°).
Questa prima fase termina convenzionalmente con la salita del Cervino (1865).
Salite principali: 1789, Monte Bianco; 1804, Ortles; 1811, Jungfrau; 1828, Pelvoux; 1829, Finsteraarhorn; 1829, Bernina; 1842, Punta Gnifetti; 1850, Antelao; 1855, Punta Dufour; 1855, Civetta; 1863, Tofana; 1864, Adamello; 1864, Marmolada; 1865, Grandes Jorasses; 1865, Aig. Verte; 1865, Cervino; 1869, Sassolungo.
 
Ermanno Filippi
 
 
 
Testo di Ermanno Filippi – Istruttore di Alpinismo CAI.
Tratto da "Brevi cenni di storia dell’Alpinismo", dispensa della Scuola di Alpinismo del
CAI Bolzano
Nell’immagine: Chamonix, la statua di bronzo che commemora la nascita dell’alpinismo (Jacques Balmat indica a De Saussure la strada per raggiungere la vetta del Monte Bianco).
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